NATSUO KIRINO.
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Pioggia sul viso.
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Parte 2.
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Traduzione dal giapponese di: Gianluca Coci.
Titolo originale: Rain on my face.
2015 Neri Pozza Editore, Vicenza.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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8.
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Cominciava ad albeggiare. Ero sveglia e rimuginavo sulle condizioni economiche di Yoko, non riuscivo a darmi pace. Combattendo il sonno, mi misi seduta in mezzo al letto e aprii il quaderno della contabilit che avevo preso dal cassetto della sua scrivania.
Sulla copertina c'era scritto in grande: Contabilit, ma dentro erano segnate solo le entrate e le uscite in modo molto sommario e approssimativo. In questo genere di cose, Yoko era tutt'altro che rigorosa. Per farmi un'idea pi precisa delle uscite avrei dovuto verificare tutti gli scontrini infilati tra le pagine, ma sarebbe stata un'impresa troppo ardua e, date l'ora e la situazione, non era il caso di farlo. Perci decisi di esaminare solo ci che era scritto nel quaderno.
A febbraio le erano stati corrisposti i diritti d'autore di Androgynous, pubblicato verso la fine dell'anno precedente: dodicimila copie vendute, 2.160.000 yen. A distanza di circa due mesi, forse dopo che il libro era stato ristampato: altre tremila copie vendute e diritti per 540.000 yen. Inoltre, circa 200.000 yen al mese per la collaborazione con una rivista. Nell'arco degli ultimi sei mesi, al lordo delle tasse, le erano entrati suppergi quattro milioni di yen.
Poi provai a dare un'occhiata alle uscite, in particolare a quelle del mese precedente, giugno. La maggior parte delle voci era segnata nella colonna delle spese fisse. Affitto ufficio: 183.000 yen; parcheggio: 35.000 yen; spese per il personale: 100.000 yen; luce, gas e acqua: 13.800 yen; telefono: 23.400 yen; noleggio fotocopiatrice: 5.000 yen. Solo per questo si superavano i 350.000 yen mensili. In pi, non annotati nel quaderno, c'erano l'affitto dell'appartamento di Nishi Azabu, che doveva ammontare ad almeno 150.000 yen, e la rata e le spese di manutenzione della BMW, che dovevano aggirarsi intorno a una cifra simile. Infine, considerando lo stile di vita di Yoko, era pressoch scontato che alle uscite andassero aggiunti come minimo altri 300.000 yen. Per un totale mensile, tra spese private e professionali, di circa un milione di yen.
Facendo un rapido raffronto tra le entrate e le uscite degli ultimi sei mesi, era abbastanza chiaro che la situazione fosse decisamente in perdita. E di conseguenza era altrettanto facilmente ipotizzabile che Yoko, contando solo sulle proprie forze, non fosse in grado di potersi permettere nemmeno un viaggio di lavoro in Giappone, figurarsi a Berlino.
Tra le ricevute c'erano due bollette dell'operatore telefonico KDD, relative rispettivamente ai mesi di aprile e maggio. Pensai subito che convenisse verificare se in quel periodo Yoko avesse fatto qualche telefonata a Carl, a Berlino. Mi ricordai che Yukari mi aveva detto che Yoko, al fine di evitare che la prima potesse sfruttare il telefono dell'ufficio per le telefonate private, aveva fatto espressa richiesta alla compagnia telefonica del resoconto dettagliato delle chiamate. Valeva certamente la pena controllare i tabulati: con un po' di fortuna, avrei potuto scoprire qualcosa di molto interessante sul giorno della scomparsa di Yoko. Ma non ora, ero troppo stanca e assonnata.
Infilai la montagna di ricevute, bollette e scontrini vari nella busta trasparente dalla quale l'avevo tirata fuori e infilai di nuovo tutto tra le pagine del quaderno. Poi mi coricai, intenzionata a dormire. Dovevo recuperare almeno un po' di energie, altrimenti avrei rischiato di non poter tener testa a Uesugi: mancavano poche ore al nostro incontro. Preoccupata, chiusi gli occhi e sperai che il sonno sopravvenisse presto.
Nemmeno il tempo di pensarci, sentii Naruse battere col pugno contro la parete e, dopo soli due o tre secondi, lo vidi entrare in camera da letto. Non essendoci la porta, aveva voluto avvertirmi bussando alla parete, o almeno cos credo. Indossava i pantaloni della tuta e una delle magliette pulite che si era portato dietro il giorno prima.
Eri sveglia? mi chiese. Evidentemente aveva sentito qualche rumore, si era accorto che tenevo la luce accanto al letto accesa e aveva cominciato a preoccuparsi.
Sta' tranquillo, non ho intenzione di fregarti mormorai ridendo.
Quello cos'? mi domand in tono allarmato, indicando il quaderno sul mio letto.
Ah, s, stavo controllando la contabilit di Yoko.
La contabilit?.
S, l'altro giorno ho trovato questo nel suo ufficio gli risposi con la massima nonchalance, mentre gli allungavo il quaderno, e ho pensato che valesse la pena darci un'occhiata con calma.
Naruse lo sfogli rapidamente, con scarso interesse, poi prese la cartellina con le ricevute e ne rivers il contenuto sul letto. Infine raccolse tutto e ne fece una pila ben ordinata.
Come ti ho gi accennato mi disse, Yoko era in difficolt, i soldi non le bastavano.
S, lo so, ho appena avuto modo di verificarlo.
Purtroppo era sotto provvedimento di interdizione parziale. L'ufficio lo teneva aperto, ma in realt non era nelle condizioni di poterlo fare, stava rischiando grosso. Avrebbe dovuto rimettersi in regola, non compiere altri errori, ma proprio non ci riusciva.
Sotto provvedimento di interdizione parziale? ripetei, colpita da quell'espressione severa e inaspettata. Addirittura?.
S, ricorreva spesso a prestiti, aveva una montagna di debiti....
Anche tu le hai dato dei soldi?.
Un po' rispose laconico. Era evidente che non gli andava di parlarne.
Dando un'occhiata al quaderno e alle ricevute, mi ero resa conto che c'erano dei problemi, ma non immaginavo che la situazione fosse cos drammatica dissi a bassa voce, crucciata. La posizione di Yoko sembrava aggravarsi, era pressoch impossibile trovare un minimo appiglio a suo favore e ne ero molto dispiaciuta.
Adesso prova un po' a riposare, buonanotte mi fece Naruse, quasi avesse intuito il mio stato d'animo.
Guardai l'orologio: erano le quattro e mezzo. Mi lasci sola e spense la luce nella stanza accanto.
Il rumore delle auto che transitavano lungo Yasukuni-dori si faceva di minuto in minuto pi roboante. Provai a guardare fuori: l'alba era chiara, l'azzurro del cielo era gi limpido e intenso. Si annunciava di nuovo una bella giornata. Confortata da questo pensiero, mi lasciai vincere da un breve sonno.
Ormai era ora, dovevamo andare da Uesugi. Avendo ancora viva nella mente la pessima figura rimediata nel presentarmi in quell'ufficio extralusso in ciabatte e con i capelli bagnati, ebbi cura di indossare una maglia bianca nuova e dei pantaloni grigi di un completo di Agns B. Mi pettinai per bene e misi un bel rossetto rosso. Gi, davanti al palazzo, mi aspettavo di trovare in nostra attesa la gigantesca Mercedes bianca della volta precedente, e invece non ce n'era traccia. Senza avere altra scelta, mi accodai a Naruse ed entrai nella sua macchina, parcheggiata al lato della strada. Tutt'a un tratto pensai all'espressione comparizione in giudizio, in maniera cos brusca e repentina da riempirmi la mente e togliermi qualsiasi voglia di parlare. Lo stesso Naruse, occhi fissi sulla strada e mani strette sul volante, era immerso nei suoi pensieri, taciturno come non mai.
Shinjuku Nichome, una ventina di minuti prima delle nove: le persone procedevano a passo svelto sui marciapiedi, risucchiate una a una all'interno dei palazzi di uffici che si affacciavano su Meiji-dori. La maggior parte dei negozi era ancora chiusa, la citt sembrava ancora assonnata. Meno male che il tempo era bello, come il giorno precedente. Era una tipica giornata estiva, piena di sole, con la temperatura destinata a salire. Il mio umore, almeno per il momento, era buono.
Il traffico lungo l'Omekaido era ancora abbastanza scorrevole. Raggiungemmo Nishi Shinjuku in un baleno ed entrammo nel parcheggio sotterraneo del palazzo di Uesugi.
Salimmo subito in ascensore. Ad accoglierci, al posto della giovane segretaria in tailleur verde, trovammo il tizio in giacca e cravatta che ci aveva condotti l qualche giorno prima.
Salve lo salut Naruse. E lui, senza dire una parola, ci fece cenno di seguirlo. Quella mattina c'erano diverse persone nel lussuoso ufficio al diciannovesimo piano. Sembravano pi che altro comuni impiegati dall'aria indaffarata, tutti intenti a fare avanti e indietro sulla moquette marrone. In giro, almeno a giudicare dalle apparenze, non c'era nessuno che potesse appartenere alla stessa razza di Kimishima. Era tutta gente dall'aspetto tranquillo e vestita in modo sobrio, sul tipo del giovane uomo di guardia alla porta dell'appartamento di Yoko. Non c'era traccia nemmeno della ragazza in tailleur verde che ci aveva dato il benvenuto la domenica prima. Inutile dire che sembrava impossibile credere fino in fondo che tutte quelle persone potessero essere comuni impiegati.
Permesso? domand il tizio in giacca e cravatta aprendo la porta a doppio battente in legno di cipresso giapponese e invitandoci a entrare. Non appena io e Naruse muovemmo il primo passo all'interno della stanza, sentimmo la porta richiudersi pesantemente alle nostre spalle.
Uesugi era in nostra attesa con un ampio sorriso stampato in volto, in piedi al centro della stanza. Il completo beige chiaro e la cravatta a fondo celeste che indossava gli conferivano un aspetto florido e sereno. Ma non era solo... Accanto alla finestra, dalla quale si poteva ammirare il cielo a ovest, c'era Kimishima. Ci fissava con aria truce, tenendo le mani infilate nelle tasche dei pantaloni e mostrando il solito atteggiamento becero. Quasi come se lo avesse fatto apposta, perfettamente a tono con il cielo azzurro alle sue spalle, indossava un completo di lino bianco, una camicia di seta blu scuro e una cravatta turchese. Il tutto a confermare il consueto look da sedicente viveur.
Buongiorno disse Naruse rivolgendosi a Uesugi, mentre io preferii restarmene zitta e muta al suo fianco.
Buond. E allora, che mi raccontate? ribatt il boss senza troppi complimenti, guardando soprattutto me. Forse era solo una mia impressione ma, rispetto alla volta passata, aveva uno sguardo pi minaccioso. Era evidente che non si fidava minimamente di me, ora che era stato messo al corrente del fatto che sabato notte Yoko era venuta davanti alla mia porta.
Niente, non riusciamo a trovarla gli risposi.
Mmh, questo  un bel guaio. Ne  proprio sicura, signorina? Nemmeno una piccola traccia? mi chiese, ridendo sotto i baffi e volgendo gli occhi verso Naruse in cerca di conferma. Naruse non disse nulla, si limit ad annuire leggermente col capo. Ho sguinzagliato i miei uomini, ho fatto setacciare un sacco di posti prosegu Uesugi, alberghi, banche, la stazione di Tokyo, gli aeroporti di Narita e Haneda... Quella donna sembra essersi dissolta nel nulla. Poi si rivolse a Naruse e aggiunse: La tua femmina  un osso duro.
La tua femmina... A un tratto aveva fatto ricorso a quell'espressione ben poco elegante. In un solo attimo la raffinatezza dei suoi abiti e i lineamenti distinti furono oscurati da un senso di totale volgarit, come se la sua vera natura di impostore matricolato si fosse manifestata all'improvviso, stanca di essere tenuta a freno.
Allora, signorina continu, rivolgendosi di nuovo a me, se ha scoperto qualcosa, le conviene confidarsi con me. Le prometto che le dimostrer la mia gratitudine offrendole una giusta ricompensa.
Me lo disse a mani giunte, quasi mi stesse implorando, in tono indulgente ma al contempo ammonitore.
Non ho scoperto niente, mi dispiace.
Capo, non le creda! intervenne Kimishima, fissandomi come se fossi la sua pi acerrima nemica. Questa donna  una bugiarda, oltre che una gran furba. Sa sicuramente qualcosa!.
Mia cara signorina mi disse Uesugi dopo aver tratto un sospiro esageratamente profondo, come a voler sottolineare che stava facendo uno sforzo immane per non perdere la pazienza, lei forse in questo momento star pensando che sto piantando una grana per appena cento milioni di yen, che rappresentano una cifra ragguardevole per una persona normale ma non certo per gente come noi. Perch, si star chiedendo, questi tizi ci tengono tanto a quei soldi? In effetti, non molto tempo fa, ci passavano per le mani somme con almeno un paio di zeri in pi, sui dieci miliardi di yen. A confronto, cento milioni sono poco o niente, gli interessi sono solo spiccioli. Eppure, in questo periodo di crisi, bisogna attaccarsi anche a cifre come queste. Altrimenti, se non si spreme un po' qua e un po' l, le banche cominciano a dimenticarsi di te e a toglierti la fiducia. Adesso  chiaro perch non possiamo lasciarvi fuggire?.
Non possiamo lasciarvi fuggire... Perch il plurale? Si riferiva forse a me e Yoko? Uesugi mi aveva sopravvalutata, non sarei mai stata capace di fare una cosa del genere, nemmeno come semplice spalla.
Uesugi-san, le assicuro che questa donna  pulita afferm Naruse, spazientito. Ho controllato dappertutto.
Dappertutto? Gli hai anche infilato una mano in mezzo alle cosce?.
A quella battuta a dir poco volgare, Naruse si fece una risatina. Poi, continuando a ridere con gli occhi, rispose: Le assicuro che non  facile nascondere tutti quei soldi l in mezzo.
Ah, no? Per, se si trattasse solo della piccola chiave di un armadietto a gettoni... Magari la sua amichetta la sta gi aspettando da qualche parte all'estero. Signorina, la prego, non mi costringa a essere sgarbato concluse spostando di colpo lo sguardo nella mia direzione. Quindi mi si avvicin a piccoli passi, fissandomi dritto negli occhi. Al che presi a indietreggiare e a scuotere piano la testa. Di colpo, mi sentii afferrare la borsa da dietro: Kimishima, venuto in punta di piedi alle mie spalle, me la strapp via con violenza e ne rovesci il contenuto sul tavolo di vetro l davanti. Cadde tutto fuori: il quaderno della contabilit di Yoko, le ricevute, la mia agenda. Non potei fare altro che restare l a guardare, ferma e ammutolita.
E questa che cazzo ? sbrait Kimishima, agguantando la lettera di Kawazoe Katsura e sollevandola in alto come un trofeo. Naruse sobbalz sul posto e mosse lo sguardo verso di me. Nei suoi occhi si leggevano rabbia, amarezza e soprattutto sfiducia.
Non  niente di importante risposi, l'ho trovata all'ufficio di Yoko, era appena arrivata.
Kimishima estrasse la lettera dalla busta ma, non riuscendo a decifrare la calligrafia sopraffina di Kawazoe, la tese subito a Uesugi. Quest'ultimo la lesse in fretta e borbott a bassa voce: Merda! Ma chi vogliono prendere in giro questi?. Intanto Kimishima si era messo a sfogliare la mia agenda, facendo strane smorfie.
Che c'? gli chiesi. Non sei capace di leggere nemmeno la mia grafia?.
Senza dire niente, mi si avvicin rapido e mi moll un manrovescio in piena faccia. Doveva aver perso le staffe, tanto per cambiare. La guancia mi doleva da impazzire, almeno dieci volte di pi rispetto a quando mi aveva colpito Naruse. E dall'orecchio destro non sentivo pi nulla, a parte un sibilo acuto che mi penetrava nel cervello.
Avrei fatto bene a lasciar perdere, e invece, incapace di tenere a freno la lingua, aggiunsi: E comunque, se anche fossi in grado di leggere, non ci capiresti un'acca!.
Ma chi si crede di essere questa stronza? Non la sopporto! strepit Kimishima, alzando la voce ancora pi di prima. Se non la smette, le far ricordare questo giorno finch campa!. Le pupille gli si erano dilatate ed erano parzialmente scomparse in alto, lasciando il bianco dell'occhio bene in vista. Faceva paura, sembrava una creatura mostruosa. Dovevo averlo fatto arrabbiare sul serio. Arretrai di un paio di passi.
Basta, Kimishima, calmati! intervenne Naruse urlando. Intanto Uesugi se la rideva in silenzio. Evidentemente aveva ordinato al suo scagnozzo di fare un buon lavoro. Un lavoro che servisse a far comprendere fino in fondo la potenza del suo clan a una presuntuosa arrogante come me.
Merda, ti far pentire di essere nata! mi minacci Kimishima a denti stretti, simile a un cane ringhioso. L'atteggiamento di Uesugi doveva averlo incoraggiato: avanz di nuovo verso di me, con le mani in tasca e lo sguardo inviperito. Mi guardai disperatamente intorno alla ricerca di una via di fuga. Purtroppo la porta era chiusa. Se fossi riuscita ad aprirla e a varcarla, forse sarei stata in grado di farla franca, approfittando della presenza di tutte quelle persone dall'aspetto ordinario. Ma era troppo lontana, non ce l'avrei mai fatta. Allora pensai che forse avrei fatto bene a correre al fianco di Naruse, lui mi avrebbe difesa. No, non potevo esserne certa, nessuno me lo garantiva. Non c'era nulla da fare, ero con le spalle al muro.
Fermati, Kimishima! gridai, tentando il tutto per tutto. Se osi mettermi le mani addosso, giuro che un pezzo grosso di mia conoscenza ve la far pagare cara. Da bambina dissi rivolgendomi a Uesugi, mi  capitato spesso di giocare sulle ginocchia di un famoso boss che anche lei conosce molto bene.
Stavo mentendo spudoratamente, ovvio. Non conoscevo nessun boss, neanche solo di nome. Per, a giudicare dalla reazione di Uesugi, forse ero riuscita a cavarmela per il rotto della cuffia.
Per caso ti stai riferendo al vecchio capo di Kumai-san, quando era uno dei vice? mi chiese, abbozzando un sorriso stentato.
In tutta onest, non so se all'epoca Kumai-san fosse uno dei vice o chiss che. Ma le ripeto che quel vecchio boss mi conosce molto bene gli risposi con una certa insolenza, anche se dentro di me ero agitata da morire. Stavo sudando freddo. Tra l'altro mi ero ricordata di aver sentito dire una volta da mio padre che in quel famoso clan c'erano addirittura pi di venti viceboss. Per fortuna Uesugi sembrava aver abboccato, almeno per il momento.
Va bene, ho capito esclam, Kimishima non  degno di lei, non le dar pi fastidio. Ma l'avverto, dovr scoprire se lei c'entra qualcosa con tutta questa storia. Poi si rivolse a Kimishima e gli url: Ehi, basta, falla finita! Lascia stare la signorina.
Ma... capo... balbett lui mentre mi fissava ansimando, simile a un cane da caccia allontanato a forza dalla preda. La guancia destra, che quella carogna aveva colpito con tutta la forza che aveva in corpo, mi bruciava come se fosse a contatto con un tizzone ardente. Ricambiai il suo sguardo con pari astio, tenendomi la guancia con la mano.
Signorina, a proposito mi rivolse di nuovo la parola Uesugi, come se la passa il nostro caro Murazen?. Me lo chiese mentre si sedeva sul divano, abbandonandosi tutto sorridente contro lo schienale: evidentemente aveva gi pensato a una strategia alternativa.
Bene, per fortuna.
Mentre mi domandavo perch avessi aggiunto quel per fortuna, fissai Uesugi dritto negli occhi e mi misi in guardia. Adesso sembrava uno di quei dirigenti d'alto rango leali e con una lunga esperienza alle spalle. Non c'era da fidarsi, poteva trattarsi di un semplice bluff.
Se non ricordo male, suo padre  un grande amante della pesca, o sbaglio? Certo,  un bellissimo hobby, per occorre fare molta attenzione, soprattutto quando ci si avventura sugli scogli....
Non appena quel farabutto di Uesugi ebbe pronunciato quell'ultima frase, Naruse si volt di scatto dalla mia parte. Il messaggio di mio padre nella segreteria telefonica! Chiss che cosa voleva dirmi. Forse quei bastardi si erano gi fatti vivi dalle sue parti.
S,  vero risposi senza darmi per vinta, dopotutto mio padre ha una certa et.
Infatti. Mettiamo che malauguratamente dovesse scivolare e cadere: se qualcuno gli venisse subito in soccorso, gli potrebbe anche andare bene. Ma se per caso dovesse rompersi una gamba e restare bloccato sul posto per giorni e giorni, da solo e senza cibo? O, peggio ancora, se dovesse svenire a causa del dolore e non avere nemmeno la possibilit di gridare aiuto?.
Che cosa intende dire? Perch non parla chiaro?.
D'accordo, come vuole: se lei continuer a bluffare e a opporre resistenza, potrebbe accadere qualcosa di poco piacevole al suo caro papino.
Non sto affatto bluffando! Per sua informazione, sto cercando Yoko giorno e notte. E comunque, fino a prova contraria, non  ancora sabato.
Uesugi ci aveva dato una scadenza, il tempo a disposizione non si era esaurito. Non ero preoccupata pi di tanto per mio padre, lui era abituato ad avere a che fare con quella gentaglia, ci aveva lavorato insieme per molti anni svolgendo indagini per loro. Era probabile che si fosse imbattuto spesso in situazioni simili e che avesse sempre trovato il modo di cavarsela. Uesugi poteva anche essere il numero uno di un'organizzazione di copertura al servizio della yakuza, ma mio padre in quel mondo ci aveva vissuto per una vita intera o quasi ed era stato a stretto contatto con la vera criminalit e con i boss dei clan pi potenti.
Uesugi, quasi avesse intuito almeno in parte i miei pensieri, continuava ad assentire lentamente col capo. D'accordo, va bene disse dopo averci riflettuto. Ci rivedremo sabato. Ma faccia attenzione, non commetta errori, altrimenti il caro Murazen potrebbe rompersi una gamba.
S, ho capito replicai seccamente mentre raccoglievo le mie cose dal tavolo di vetro e le rimettevo in borsa. Naruse mi si avvicin in fretta e afferr prima di me la lettera di Kawazoe. Ci guardammo negli occhi per qualche istante. I suoi dicevano chiaramente: Hai fatto di nuovo di testa tua!.
Distolsi lo sguardo e mi avviai a passo svelto verso la porta a doppio battente. Nessuno os fermarmi, nessuna parola di saluto. Prima di uscire mi voltai indietro per un'ultima volta e scorsi quel verme di Kimishima fissarmi con occhi di sfida, mentre si leccava disgustosamente le labbra con la punta della lingua.
Naruse mi raggiunse accanto all'ascensore. Scusami mi disse, devo risolvere una questione relativa alla concessionaria, tu va' pure avanti.
Andare avanti? E dove?.
Vedi tu, l'importante  che non scappi mi fece sorridendo con un certo sarcasmo. Allora lo guardai negli occhi e sorrisi anch'io.
D'accordo, non scapper... forse. Penso che andr innanzitutto all'ufficio di Yoko. A proposito, lasciami le chiavi del suo appartamento.
Perch?.
Voglio mettere un po' in ordine. Se Yoko dovesse tornare da un momento all'altro, le prenderebbe un colpo.
Va bene, eccoti la chiave mi disse, staccandola dal mazzo e lasciandola cadere nel palmo della mia mano. Era nuova di zecca, sembrava brillare.
Grazie.
Mentre riponevo la chiave in borsa, Naruse estrasse dalla tasca anche la lettera di Kawazoe e me la porse.
D'ora in poi non mi nascondere pi nulla, per favore mi preg. Il tempo stringe, dobbiamo collaborare.
S, okay. Lo stesso vale anche per te gli risposi mentre mettevo in borsa quella preziosa lettera.
Qui dietro c' scritto il mio numero di cellulare mi disse allungandomi un suo biglietto da visita, le labbra curvate in un mezzo sorriso, puoi chiamarmi quando vuoi. A proposito, prendi pure la mia macchina.
No, non ce n' bisogno risposi dopo qualche secondo di riflessione. Il solo pensiero di dover parcheggiare quell'auto enorme mi metteva i brividi, sarebbe stata di impiccio. E poi, in caso di necessit, potevo sempre contare sulla BMW di Yoko, alla quale ero ben abituata. Piuttosto, mi servirebbero dei soldi.
Naruse prese il portafogli senza fiatare e mi porse una decina di banconote da diecimila yen. Cos avrei potuto prendere il taxi senza farmi troppi problemi. Meno male, mi sentivo almeno un po' pi rilassata.
Mi raccomando, telefona mi esort in tono preoccupato, come se all'improvviso avesse paura di lasciarmi sola. E mi dispiace molto per la questione di tuo padre.
Nessun problema. In ogni caso, conoscendolo,  molto probabile che stia venendo a Tokyo.
Nel sentirmelo dire, assunse un'espressione perplessa. Mio padre, se messo alle strette, era in grado di seminare chiunque e di far perdere le proprie tracce all'istante.
Quando l'ascensore arriv al piano e feci per entrare, Naruse mi sfior la guancia destra con la mano e sussurr: Ti fa molto male?.
No, ormai ci ho fatto l'abitudine risposi abbozzando una smorfia ironica. Poi le porte dell'ascensore si richiusero, accompagnate dalla risata cristallina di Naruse.
Uscita dal palazzo, fermai subito un taxi e mi diressi all'ufficio di Yoko. Avevo assolutamente bisogno di scambiare quattro chiacchiere con Yukari.
 permesso? chiesi a bassa voce, bussando alla porta ed entrando. Yukari era gi l, stava ascoltando la radio.
Ah, Miro mi disse, abbassando lo sguardo. Mi sembrava un po' pallida.
Come va, senti ancora dolore?.
S, molto rispose, accostandosi piano la mano al seno. Rivolsi gli occhi verso il suo petto, poverina, sembrava soffrire parecchio. Immaginai la piccola e fredda barretta metallica infilata nel suo capezzolo roseo.
Almeno va meglio di ieri?.
Per niente. Mi sto imbottendo di analgesici, ma  inutile. E poi mi sento anche molto fiacca. Ho tutto il lato destro del busto indolenzito, ogni tanto mi vengono delle fitte tremende. Mi rimbombano fin dentro la testa, non ce la faccio pi. Era distrutta, aveva le lacrime agli occhi. Vorrei tornarmene a casa e mettermi a letto, ma mi sa che  impossibile, devo restare qui.
No, no, va' pure. Qui ci penso io, non preoccuparti.
Ma... quel maledetto yakuza mi tiene d'occhio, si sta presentando qui tutti i giorni. Ieri  venuto anche di sera e non mi ha trovata, allora mi ha telefonato a casa e me ne ha dette di tutti i colori.
Yukari pronunci le ultime parole alzando la voce, esibendo una smorfia di chiaro malcontento. Evidentemente si riferiva al tizio in giacca e cravatta in stile impiegato di banca; doveva essere lui il suo sorvegliante.
Se verr di nuovo, sapr come trattarlo, sta' tranquilla. A proposito,  meglio che mi lasci il tuo indirizzo e il numero di telefono di casa, non si sa mai.
Yukari non fece una piega e scrisse tutto su un foglietto. Poi apr la sua borsa Vuitton e tir fuori le chiavi dell'ufficio, appese a un portachiavi di Big Bird, il canarino gigante dei Muppets. Mentre me le porgeva, notai che in borsa aveva un foulard Herms dai colori vivaci che non mi era affatto nuovo. Provai a fare mente locale e per poco non mi scapp un urlo: quel foulard apparteneva a Yoko! Accortasi che stavo sbirciando, richiuse in fretta la borsa. In quel preciso momento mi riaffior alla mente anche la macchina fotografica che avevo trovato nel cassetto della sua scrivania.
Era indubbio che tra Yoko e quella ragazza ci fosse un nesso che andava al di l del semplice rapporto di lavoro. Yoko le aveva prestato, o forse addirittura regalato, il foulard Herms, la macchina fotografica e chiss cos'altro. Comunque stessero le cose, non era il momento di lasciarsi andare a supposizioni avventate. Adesso bisognava evitare discorsi inutili e puntare dritto al sodo.
Ah, un'altra cosa le dissi, stringendo forte in pugno il portachiavi di Big Bird e cercando di essere il pi possibile concreta, dovresti darmi il numero di telefono e l'indirizzo di Fujimura, per favore.
Fujimura? Perch? mi chiese alzando la guardia. Per fortuna, la sera prima, non si era accorta che io e Naruse li avevamo visti baciarsi nel locale di Roppongi.
Ho bisogno di chiedergli un paio di cose sul lavoro di Yoko.
Ah, capisco replic sottovoce, mentre a malincuore mi tendeva un biglietto da visita di Fujimura. C'era scritto anche l'indirizzo di casa, abitava dalle parti di Shimokitazawa. Ricopiai tutto nella mia agenda e posai il biglietto sulla scrivania. Intanto Yukari si era gi alzata in piedi.
Allora vado, grazie mi disse, dirigendosi con passo malfermo verso la porta. Vista cos, da dietro, aveva tutta l'aria di una ragazza debole e innocente. Ma ormai avevo capito che di lei non c'era da fidarsi.
Mi preparai un caff utilizzando l'apposita macchina appoggiata su un ripiano l accanto: prima di mettermi all'opera, avevo bisogno di concedermi una breve pausa. La miscela era una delle migliori, Blue Mountain della Giamaica. Yoko sapeva trattarsi molto bene anche nelle piccole cose.
Feci un respiro profondo e telefonai innanzitutto alla madre di Yoko, dopo essermi procurata il numero dell'asilo nido dove lavorava chiamando il servizio di ricerca abbonati. Venne subito a rispondere, fortunatamente era libera, ora che l'intervallo per il pranzo si era appena concluso.
Mi scusi tanto signora, sono Murano, come sta? Mi dispiace molto disturbarla al lavoro, volevo solo chiederle se per caso ha sentito Yoko.
Perch? Cosa le  successo? mi domand nervosamente, avendo con ogni probabilit intuito che c'era sotto qualcosa.
No, non le  successo niente, non si allarmi.  solo che ho bisogno di parlarle e non riesco a trovarla. Yoko  molto impegnata, come al solito. Mi perdoni per averla fatta preoccupare.
Miro-chan mi disse lei, dopo alcuni attimi di silenzio, sii sincera con me, per favore.  da quando sei venuta da me l'altro giorno che non smetto di pensare a mia figlia. Dimmi cosa sta succedendo, ti prego.
Ma... non so che dirle, si riferisce a qualcosa in particolare?.
Ieri si  presentato da me un tipo strano. Sembrava uno della yakuza, indossava una camicia sgargiante.... Si trattava di Kimishima, non c'erano dubbi. Nel pensare a lui mi venne una fitta allo stomaco. Senti, non  che Masako si  fatta prestare dei soldi? continu la madre di Yoko, lasciandomi di stucco. Forse quel tizio  venuto sperando di trovarla e di farsi restituire il prestito.
No, non credo proprio risposi, sforzandomi di suonare convincente.
Miro-chan, capisco che non vuoi farmi preoccupare, ma cos  anche peggio. Ti prego, se sai qualcosa, dimmelo. Masako si  gi fatta prestare un sacco di soldi... Le ho dato tutti i miei risparmi, e a causa sua ho chiesto anche la liquidazione anticipata... Sar colpa del tipo di vita che conduce, forse insiste nel pretendere cose che non pu permettersi. Non so pi cosa fare, sono disperata....
Rimasi ammutolita, con la cornetta del telefono premuta sull'orecchio. Non mi era mai passato per la testa che Yoko si fosse fatta prestare dei soldi da sua madre. Ecco perch, almeno fino a qualche tempo prima, era riuscita a cavarsela.
Mi scusi se glielo chiedo, ma quanto le ha prestato?.
Circa sei milioni di yen.
Ah....
Era una cifra considerevole, ma in fondo non c'era tanto da meravigliarsi, conoscendo Yoko.
Miro-chan, le hai prestato dei soldi anche tu, non  vero? mi chiese la madre di Yoko con voce estremamente preoccupata. Dimmelo, non farti problemi, giuro che ti restituir tutto fino all'ultimo yen.
No, no, signora, non le ho prestato nulla. N tanto meno sua figlia  mai venuta a chiedermi soldi.
Davvero? Non  che la stai coprendo?.
Assolutamente no, glielo assicuro.
Mentre rispondevo, sentivo crescere in me la rabbia e la sfiducia nei confronti di Yoko. Ma che cosa aveva in testa? Vivere nel lusso contando sul denaro altrui, compresi i risparmi di una vita dell'anziana madre, era una roba pazzesca, da pura incosciente. Com'era possibile? Non riuscivo a farmene una ragione. Tutt'a un tratto, non so perch, mi venne in mente l'epoca in cui andavo a scuola e ci veniva consegnato il latte a casa tutti i giorni. Frequentavo il liceo e il latte mi piaceva molto e lo bevevo quotidianamente. Poi un giorno, all'improvviso, mi disgust e smisi completamente di berlo. Ma le bottiglie di latte continuavano ad arrivare tutte le mattine e ad accumularsi nel frigorifero. Ormai erano cos tante che, se pure ne avessi bevute due o tre, di certo il frigo non si sarebbe svuotato. Non c'era altra soluzione che prenderle una a una e buttarle via.
Yoko non mi aveva mai chiesto del denaro in prestito. Perch? La risposta era scontata: non voleva perdere la possibilit di darsi delle arie anche con me. Nei miei confronti, anche se eravamo amiche e molto diverse, sentiva una certa rivalit. Era fatta cos, c'era poco da fare.
Dopo aver chiuso la conversazione con sua madre, mentre ero persa nei miei pensieri, il telefono si mise a squillare. Trasalii per lo spavento. Poi, immaginando che potesse essere Yoko, mi affrettai a sollevare il ricevitore.
Pronto? Sono Fujimura.
Incredibile, che coincidenza! pensai allibita nel sentire la voce e il nome della persona che mi accingevo a chiamare.
Salve, sono Murano, ci siamo conosciuti un paio di giorni fa.
Ah, s, mi ricordo. Ha poi avuto notizie di Yoko? mi chiese, cercando di dissimulare il suo imbarazzo.
Niente, purtroppo non siamo ancora riusciti a rintracciarla.
Ah, mi dispiace disse in tono sinceramente rammaricato. Yukari  l?.
No,  andata via, il piercing le faceva molto male. Ieri sera c'eravamo anche io e Naruse al Candy... Certo che quella ragazza ne ha di coraggio, eh?.
Fujimura rest muto per qualche secondo, evidentemente doveva essere rimasto molto sorpreso nell'apprendere che avevamo visto tutto. Ah, davvero? Vi siete divertiti?  stato bello, no? replic poi con voce adulatoria.
S. Anche la performance di Kawazoe Katsura  stata molto bella.
Ah, s, certo disse senza troppa convinzione, riportando subito il discorso su Yukari. Ma Yukari come stava? Aveva molto dolore? Lo sapevo, ero preoccupatissimo. Le ragazze di oggi sono tutte uguali, audaci e pronte a tutto, non si rendono conto che certe cose possono essere pericolose. Tempo fa le avevo parlato dello show di ieri sera e le avevo detto che ero alla ricerca di ragazze giovani; allora lei, lasciandomi stupefatto, si  subito offerta di partecipare, aggiungendo che avrebbe fatto qualunque cosa.
Yoko ne era al corrente? gli chiesi in tutta naturalezza, cercando di cogliere la palla al balzo.
No... non credo rispose lui, un po' esitante.
Mi scusi, le faccio un'altra domanda:  stato lei a suggerire a Yoko di andare a Berlino?.
Io? Certo che no.
E non ha mai sentito parlare di una prostituta giapponese bionda aggredita proprio a Berlino?.
No, mai rispose con estrema decisione, in tono quasi risentito.  una notizia che mi suona del tutto nuova, non ne so nulla.
Ne  sicuro? Non  che Yukari gliene ha parlato, magari di sfuggita?.
Yukari? E perch mai Yukari avrebbe dovuto parlarmi di una cosa del genere?.
Naturalmente Fujimura non sapeva che ero al corrente della loro relazione, altrimenti non avrebbe risposto in quel modo. Alla fine, constatando che tardavo a rispondere, fu lui stesso a dirmi: Guardi che Yoko la faccenda della prostituta di Berlino l'avr appresa da Kawazoe, ci scommetto la testa.
Ah, s? Perfetto, allora prover a sentire subito lui. Grazie mille, arrivederci.
Non appena ebbi riagganciato, tirai fuori dalla borsa l'elegante biglietto da visita di Kawazoe e provai a telefonargli. Purtroppo, con mia grande delusione, non mi rispose nessuno. Allora presi uno stradario di Tokyo e dintorni dallo scaffale l accanto e verificai l'esatta ubicazione della sua casa. L'indirizzo, come scritto sul biglietto, era Kamakura, Nikaido, 429-89. Era fuori citt, su una collina alle spalle di un tempio buddhista, il Kakuonji. Ci andr domani, pensai, mentre accendevo la fotocopiatrice per fare una fotocopia ingrandita della pagina dello stradario.
Presi il quaderno della contabilit e tirai fuori una bolletta della compagnia telefonica giapponese dalla busta trasparente piena zeppa di ricevute. Poi telefonai al servizio informazioni e chiesi se e in che modo fosse possibile consultare il dettaglio delle ultime chiamate.
Lei, al momento del contratto, ha fatto esplicita richiesta di conoscere il dettaglio delle telefonate in entrata e in uscita? mi chiese l'operatore.
S.
Bene, allora dovr presentarsi nei nostri uffici munita di documento d'identit valido e di timbro personale e soddisferemo immediatamente la sua richiesta.
Sar possibile controllare anche le telefonate della settimana scorsa?.
Certamente. Tuttavia ho l'obbligo di ricordarle che per ragioni di privacy sar possibile mostrare il tutto solo al titolare del contratto.
Ringraziai rapidamente e iniziai subito a pensare a come fare per spacciarmi per Yoko. Patente e passaporto li aveva portati di sicuro con s, l in ufficio non ce n'era traccia e non li avevo trovati nemmeno a casa sua. In ogni caso, mi conveniva andare di nuovo a dare un'occhiata nell'appartamento di Nishi Azabu, nella speranza di reperire qualcosa che potesse tornarmi utile.
Tutt'a un tratto mi giunse all'orecchio il rumore meccanico e balbettante del fax. Mi girai verso l'apparecchio e vidi un foglio venire fuori a piccoli scatti, lentamente. C'era scritto: Gentile sig.ra Usagawa, le ricordiamo che la data di consegna del suo pezzo per il mensile BODY&SOUL  scaduta. La preghiamo di provvedere con urgenza assoluta. Quel messaggio mi fece venire in mente la moglie di Naruse, la quale, come mi aveva raccontato Genevive, aveva inviato una marea di fax a giornali e a case editrici nel tentativo di screditare Yoko. Mi ero completamente dimenticata di lei, dovevo incontrarla subito. Lasciai perdere tutto il resto e andai via dall'ufficio, intenzionata a raggiungere in fretta Kichijoji. Avevo promesso a Naruse di non nascondergli pi nulla, ma questo era un caso limite, non potevo mica telefonargli e dirgli che stavo andando da sua moglie.
Mi recai a Shibuya e presi un treno della linea Inokashira per Kichijoji. Avevo letto pi volte e imparato a memoria l'indirizzo che avevo copiato di nascosto dall'agendina di Naruse: Kichijoji Honcho, icchome... Marble Arch Market.
Giunsi a Kichijoji, capolinea del treno, dopo una ventina di minuti. Avevo fame, l'ora di pranzo era trascorsa da un bel po'. Di fronte a me c'era un McDonald's. Vi entrai senza indugio, giusto per mettere qualcosa sotto i denti il pi in fretta possibile.
L'intera zona pullulava di giovani, molti dei quali gi vestiti con indumenti leggeri e a maniche corte, quasi che non ne potessero pi di attendere l'arrivo della piena estate. Una coppia di ragazzi davanti a me, forse studenti universitari in vacanza, procedeva a passo lento, spensieratamente. Mi giunse all'orecchio uno stralcio della loro conversazione: In un giorno come questo l'ideale sarebbe andare al mare... e di colpo mi ricordai di una volta in cui io e Hiroo ci eravamo detti suppergi la stessa cosa. Era anche allora un giorno estivo in cui la stagione delle piogge sembrava aver concesso una tregua. All'improvviso ci era venuta una voglia pazzesca di andare al mare, e cos disertammo la lezione all'universit e raggiungemmo Kannonzaki con la Honda Prelude di Hiroo. Aveva comperato quella macchina da poco - era della nuova serie, quella con i fari anteriori a scomparsa - e non vedeva l'ora di fare una gita. Salimmo sul promontorio del faro e ci mettemmo a guardare le imbarcazioni che andavano e venivano. A parte quello, non facemmo nulla di particolare, eppure me ne ricordavo come fosse un avvenimento unico e speciale, forse perch era frutto di un'idea improvvisa, una piccola follia. Lui era sempre cos gentile, non pensava ad altro che a me.
Erano trascorsi pi di dieci anni dalla nostra gita, ormai quella giornata apparteneva a un lontano passato. Hiroo era morto e io ero sola per le vie di Kichijoji alla ricerca di Yoko. Mi sembrava tutto cos assurdo, come se stessi vivendo un'altra vita, completamente diversa dalla prima. Mi sentii pervadere da una tristezza ineffabile, tanto che mi vennero le lacrime agli occhi e le gambe presero a tremarmi. Dovetti fermarmi e appoggiarmi a una cabina telefonica per evitare di crollare al suolo. Respirai profondamente per alcuni secondi e mi ricomposi. Per fortuna, senza quasi accorgermene, ero giunta a destinazione: Marble Arch Market recitava l'insegna del negozio l di fronte.
A giudicare solo dal nome, non ero stata in grado di indovinare che tipo di negozio fosse, ma adesso che lo avevo davanti gli occhi era tutto chiaro: si trattava di un negozio di antiquariato. La facciata, dipinta di verde menta, era molto chic e originale. Diverse sedie di epoche passate, senza alcuna indicazione riguardo al prezzo, erano allineate dall'ingresso del negozio fino a fuori sul marciapiede, dando un effetto di piacevole intimit. All'interno si potevano ammirare credenze, guardaroba e altri mobili antichi di ogni tipo e dimensione, oltre a innumerevoli gioielli esposti in apposite vetrine. Di colpo mi affior alla mente il tavolo a casa di Yoko: non so perch, ma ero convinta che lo avesse comprato proprio in quel negozio.
Mentre ammiravo con aria interessata tutti quegli oggetti fingendo di essere una cliente, dal fondo del negozio vidi avanzare una donna molto bella, la cui et non era facile da indovinare.  lei la moglie di Naruse! esclamai dentro di me senza avere dubbi.
Buongiorno signora mi salut con voce bassa e melodiosa, molto umilmente. Sembrava una persona decisamente per bene. Era lei la donna che, accecata dalla gelosia, aveva tormentato e ingiuriato Yoko in vari modi? Provai a osservarla meglio. Doveva avere intorno ai quarant'anni, era davvero bella. Portava i lunghi capelli legati in una grossa treccia che scendeva morbidamente da un lato. Indosso aveva un tailleur di lino nero molto semplice e un paio di orecchini e un braccialetto d'oro abbinati. Era impeccabile, per non dire perfetta. Proprio come aveva commentato il ragazzo della Naruse Motors, non aveva nulla in comune con Yoko, era in possesso di tutt'altra eleganza e armonia.
Sta cercando qualcosa in particolare? mi chiese.
Ehm... mormorai, guardandomi intorno. Per fortuna non c'era nessuno. Lei  la signora Naruse Shoko? domandai senza esitare oltre.
S, sono io....
Mi deve scusare, ma in realt sono venuta per chiederle alcune cose su Usagawa Yoko.
Come era lecito attendersi, non appena mi sent pronunciare quel nome, ebbe un sussulto e corrug la fronte.
Non capisco... replic, irrigidendo l'espressione.
Ha ragione, mi perdoni, non mi sono neanche presentata dissi mentre la guardavo negli occhi. Mi chiamo Murano Miro, sono un'amica di Yoko.
Che cosa vuole da me?  successo qualcosa? ribatt alzando la guardia e fissandomi anche lei negli occhi, con durezza.
Yoko  scomparsa. Da sabato scorso non si hanno pi sue notizie... Non  che lei pu aiutarmi? Per caso sa qualcosa?.
Io? E perch mai dovrei sapere qualcosa sul conto di Usagawa Yoko?.
Mi rendo conto di crearle un gran fastidio, ma se sono venuta da lei  perch la questione  molto seria. La prego, sia gentile, mi conceda solo qualche minuto e mi permetta di rivolgerle due o tre domande.
Va bene, d'accordo mi rispose annuendo in tono ancora poco convinto. Mi segua, da questa parte.
Mi guid verso il fondo del negozio. Accanto al bancone con la cassa c'erano un tavolino e due sedie che parevano antichi. Mi fece cenno di sedermi, prese il bollitore elettrico posto sotto il tavolino e mi vers del caff ben caldo in una tazza con rispettivo piattino di porcellana Minton a fondo bianco con decorazioni blu.
Ultimamente l'ha vista? le chiesi.
No, per niente mi rispose mentre si guardava l'anello d'oro con perla incastonata che aveva al dito medio, probabilmente antico al pari di gran parte delle cose dalle quali eravamo circondate. Notai che non portava la fede.
E in passato?.
S, spesso.
Dove? Qui in negozio?.
S, ma anche a casa... rispose in tono abbastanza seccato.
In che senso? Le dispiacerebbe spiegarsi meglio?.
Be', c' poco da spiegare,  esattamente come le ho detto. Veniva qui in negozio per vedere me, per spiarmi, e poi trov anche il modo per presentarsi a casa. All'inizio pensavo che si trattasse di una cliente, un'ottima cliente. Ha preso diversi oggetti di un certo valore, uno dopo l'altro: un tavolo di manifattura inglese, un cassettone e vari altri pezzi d'arredo. Poi  passata ai gioielli, mostrando di apprezzarli molto e comprandone non pochi. Ero contenta, perch mi sembrava simpatica e, come ho gi detto, era un'ottima cliente. A un certo punto cominci a insistere che voleva venire a casa per vedere i miei mobili antichi. In fondo non c'era nulla di strano, con i clienti pi affezionati si instaura spesso un buon rapporto e talvolta pu capitare che qualcuno ti chieda di venire ad ammirare i tuoi pezzi personali. Le dissi che andava bene, che poteva venire da me a Sakurajosui. Il giorno dell'appuntamento - era un gioved, il mio giorno di chiusura - si present a casa con una bella torta. Mentre eravamo in soggiorno a chiacchierare, mio marito entr all'improvviso e sembr paralizzarsi. Era a casa perch anche lui il gioved non lavorava. Ehi, tutto bene? ricordo di avergli chiesto. Lei  la signora Usagawa Yoko. Mentre gliela presentavo, lo vidi sbiancare in viso, come se avesse scorto un fantasma. Non disse una parola e and subito via. Ci rimasi di stucco, capii immediatamente che c'era qualcosa di strano, ma non riuscivo a mettere le cose bene a fuoco.
Scusi se glielo chiedo, ma fino ad allora non si era accorta di niente?.
Niente di niente. Lo so,  strano, ma il fatto  che mi fidavo ciecamente di mio marito.  vero, in quel periodo restava spesso a dormire fuori, ma io lo attribuivo al molto lavoro ed ero sicura che passasse la notte nella sua concessionaria di auto usate. Quella sera stessa venne da me e mi confess tutto. Mi disse che quella donna era la sua amante e che se ne sarebbe andato subito via in modo da evitarmi ogni imbarazzo. E cos fece: lasci casa immediatamente, muto e a testa bassa.
Tutto questo a quando risale?.
All'anno scorso, pi o meno in questo stesso periodo mi disse dopo essersi portata la mano al mento e aver gettato un'occhiata al calendario.
E in quell'occasione Yoko come reag?.
Vuole dire quella volta da me? Era incredibilmente rilassata, salut mio marito sorridendo, come se niente fosse. Ripensandoci adesso, si comport da vera attrice. Mantenne un sangue freddo stupefacente. Poi, in seguito, cominci a tormentarmi.
A tormentarla? le chiesi, mentre tra me e me pensavo: ma non doveva essere il contrario? Genevive Matsunaga mi aveva detto tutt'altra cosa. Riuscii a starmene zitta e ascoltai la sua risposta.
S, mi tempestava di fax e telefonate, a ogni ora del giorno e della notte. E ogni tanto veniva da queste parti e si metteva a spiarmi dal marciapiede di fronte.
Le mandava anche dei fax?.
S, certo, li ho conservati come prova per il divorzio. Li tengo qui al negozio, adesso glieli mostro.
Si alz e and a prendere una cartellina dallo sgabuzzino situato in un angolo in fondo.
Eccoli mi disse, porgendomi i fax.
Su quei fogli ingialliti c'erano scritti messaggi del tipo: Alla sig.ra Naruse: suo marito non l'ama pi. Divorziate subito, lo lasci libero!. Oppure: Alla sig.ra Naruse: ieri abbiamo fatto sesso tutto il giorno. Lui  un amante formidabile. Dovete separarvi, tra di voi non c' pi nulla!.
Era mai possibile che una donna intelligente come Yoko avesse scritto quelle cose? Ero sconvolta, non riuscivo a credere ai miei occhi, eppure i fax erano l, tra le mie mani, pi di dieci. E quella era indubitabilmente la sua grafia.
Me li inviava qui al negozio, non ne potevo pi. Nella voce di quella donna, incrinata dal ricordo dei giorni passati, era evidente l'onta di un'umiliazione insanabile.
Mi sembra tutto cos assurdo... Yoko  indubbiamente una donna molto ambiziosa, a volte si rende addirittura insopportabile, ma in fondo  una brava persona. Io la conosco molto bene e posso assicurarglielo. Una cosa del genere non  da lei,  veramente.... Stavo per dire: strano, ma preferii trattenermi.
...strano disse al mio posto la moglie di Naruse, rendendo vano il mio riserbo. Dopo aver ricevuto questi fax, cominciai a pensare che quella donna avesse qualcosa che non andava, che fosse malata, ecco.
Malata?. In effetti, pensandoci bene, l'azione vessatoria nei confronti della moglie di Naruse e ci che in seguito aveva portato alla sentenza di interdizione parziale a suo carico avevano senza dubbio una matrice patologica. Ma tutto restava ugualmente strano, perch Yoko non era una donna di quel tipo. Lei era una persona estremamente razionale e pragmatica, capace di mantenere il controllo di s molto pi della maggior parte della gente. Soprattutto quando c'erano di mezzo l'ambizione e il proposito di ottenere qualcosa di importante. Ero molto confusa. Prima di riprendere a parlare, mandai gi un lungo sorso di caff. Le dispiace se le faccio qualche domanda sul suo matrimonio?.
Prego mi rispose la moglie di Naruse mentre rimetteva i fax al loro posto, dirigendo lo sguardo verso di me e sorridendo cordialmente.
Prima ha accennato al divorzio... Ma si  gi concluso?.
S. Ci sono stati un po' di problemi, ma alla fine ce l'abbiamo fatta, qualche mese fa, ad aprile. Tra l'altro abbiamo anche una figlia.
Che tipo di problemi?.
Be', le solite questioni di carattere economico rispose senza entrare nello specifico, chiaramente poco disposta a parlarne.
Non ha nessun rimpianto? Io credo che Naruse sia un'ottima persona.
Bah, in fondo si  rivelato un uomo diverso da quello che pensavo replic in tutta calma, nonostante la mia domanda alquanto indiscreta. Ultimamente era sempre cos preso dal lavoro, pensava continuamente alle sue auto usate, era diventato molto avido, perfino spietato. Io lo conosco da una vita, da quando faceva parte del movimento studentesco, e posso assicurarle che  cambiato moltissimo, tanto da sembrare un'altra persona. Allora s che era un uomo eccezionale, dotato di una sensibilit unica e di un gran senso della giustizia. Era un puro, uno che ti faceva sognare anche solo se gli stavi vicino. Poi, come le dicevo, ha cominciato a cambiare e le cose sono andate via via peggiorando. E quando alla fine ho saputo di quella donna, tutto  crollato definitivamente. Mi ha deluso molto, questa  la verit.
Per, se non sbaglio, lui non voleva divorziare....
Mmh, intanto se la spassava con la cara signora Usagawa ribatt freddamente.
Lei e suo marito quando vi siete conosciuti?.
Al liceo, ci mettemmo subito insieme rispose imbarazzata abbassando lo sguardo. Adesso, col senno di poi, posso dire di aver commesso un grave errore nel riporre in lui tutta la mia fiducia, illudendomi di conoscerlo bene.
E questo negozio? Mi scusi se oso chiederglielo.
Si figuri, non c' problema. Me lo ha lasciato mio padre in eredit. Quella di mio marito era una normalissima famiglia di impiegati, lui non aveva niente. E adesso ha perso tutto: casa, patrimonio e famiglia.
Lei pensa che si sia pentito?.
Credo proprio di s rispose pienamente convinta, fissandomi con aria trionfante. E per la prima volta, in quel preciso istante, mi resi conto di trovarmi di fronte a una donna odiosa e crudele.
Quando misi piede fuori dal negozio, bello ed elegante al pari dell'aspetto esteriore della sua proprietaria, tirai un gran sospiro di sollievo. In un primo momento avevo pensato di dirigermi subito a casa di Yoko, ma adesso mi mancavano le forze, mi sentivo demoralizzata. Nella testa mi vorticavano soltanto le frasi ruvide e assurde scritte su quei fax sbiaditi.
A un certo punto ebbi la strana sensazione che qualcuno mi stesse osservando. Mi voltai di scatto e, in una delle cabine telefoniche davanti alla stazione, scorsi un uomo col ricevitore all'orecchio sfuggire al mio sguardo e girarsi dalla parte opposta. Era mai possibile che mi stesse spiando? Nel dubbio, approfittando del fatto che si era messo di spalle, mi precipitai in un'altra cabina telefonica e cercai di guardarlo meglio, senza farmi vedere: era il tizio che stava di guardia alla porta dell'appartamento di Yoko! Mi stava pedinando! E pensare che Naruse mi aveva pregato di collaborare e di essere sinceri l'uno con l'altra. Che bastardo!
Con mano tremante per la collera, composi il numero della concessionaria. Era occupato, come era ovvio che fosse. Attesi qualche decina di secondi e provai a richiamare.
Pronto? Naruse?.
S, dove sei?.
Ma come, il tuo caro amico che mi sta alle costole non te l'ha riferito?. Seguirono diversi attimi di silenzio, non se lo aspettava. Sono dalle parti del negozio della tua ex moglie! gli dissi quasi urlando, senza attendere la sua reazione e scandendo per bene le parole.
Che diavolo ci fai l? Perch ci sei andata? mi chiese alzando anche lui un po' la voce, incapace di contenere la rabbia.
Ma che domanda ? Se vogliamo sperare di ritrovare Yoko, dobbiamo sondare tutte le persone che hanno a che fare con lei.
Quella donna non ha pi nulla a che fare con Yoko! rispose con voce soffocata, come se si stesse trattenendo dal gridare. In sottofondo si udiva un chiacchiericcio serrato, evidentemente dovevano esserci dei clienti. Naruse era furibondo, questo era chiaro, solo che non poteva urlare come avrebbe voluto.
Ne sei sicuro?.
Avevo la netta sensazione che l'origine del complesso di inferiorit di Yoko risiedesse soprattutto nella moglie di Naruse. Mi chiedevo come avrebbe reagito lui, adesso che avevo messo in dubbio la sua convinzione.
In ogni caso, sappi che il tuo uomo non riuscir a starmi dietro, me ne liberer immediatamente.
Senza dargli il tempo di replicare, interruppi la comunicazione. Quindi controllai la posizione del mio inseguitore: era uscito dalla cabina telefonica e si era messo in fila a una delle fermate dell'autobus nel mezzo del piazzale della stazione, facendo finta di attendere. Di l a poco, un autobus diretto nel verso opposto rispetto alla destinazione segnalata accanto alla pensilina dove il tizio stava in fila mise in moto, chiuse le porte e part lentamente. Stazione di Ogikubo - Uscita Nord recitava l'apposita scritta sul davanti.
Un attimo, per favore! gridai agitando una mano e correndo verso la porta anteriore dell'autobus in partenza. L'autista, dall'alto della sua postazione, mi lanci uno sguardo infastidito, ma riapr ugualmente le porte e mi fece salire. Il mio inseguitore, accortosi di quanto stava accadendo, si allontan dalla fila e corse anche lui verso l'autobus: troppo tardi, le porte si erano gi richiuse e l'autista aveva dato gas.

9.

A bordo dell'autobus, immaginai che l'uomo che mi stava pedinando non si sarebbe dato per vinto tanto facilmente. Con ogni probabilit avrebbe preso un taxi e tentato di rincorrermi. Cos, incurante dello sguardo perplesso dell'autista, decisi di scendere alla prima fermata, ancora in pieno centro di Kichijoji. Mi incamminai lungo una viuzza laterale e raggiunsi nuovamente la stazione ferroviaria. Seminare il mio giovane inseguitore era stato pi facile del previsto, ma i metodi di Naruse cominciavano a stufarmi sul serio. Sarei andata volentieri a dare una nuova occhiata all'appartamento di Yoko ma, temendo che il tizio potesse precedermi, alla fine presi un biglietto per Shinjuku e tornai a casa mia. Erano passate da poco le due del pomeriggio, eppure avevo la sensazione che fosse trascorsa un'intera giornata, ero esausta, avevo bisogno di rilassarmi e recuperare le energie.
Mi svestii, feci la doccia e stappai una birra. Non avevo mai fatto niente del genere a quell'ora del giorno. Tuttavia quella birra ghiacciata, quando fuori era ancora chiaro, si rivel inaspettatamente gradevole. Mi lasciai cadere sul letto con l'asciugamano avvolto intorno al corpo nudo e bagnato e mi misi a osservare il cielo azzurro dell'estate. Dall'appartamento accanto, come al solito, proveniva un incessante e fitto chiacchiericcio in lingua tagalog, simile a una musica.
L distesa, ricominciai a riflettere su Yoko. Era riuscita a rubare Naruse alla bellissima moglie, eppure le cose non avevano funzionato bene. Inoltre, in ambito lavorativo, era di fronte a un importante punto di svolta. E infine c'erano le difficolt economiche e il denaro che aveva preso in prestito. Non era del tutto impossibile che, vedendosi davanti cento milioni di yen in contanti, avesse pensato di ricominciare tutto da capo andandosene chiss dove. E che, prima di partire, fosse venuta da me in piena notte per dirmi addio. Solo che non ci era riuscita e allora aveva provato a telefonarmi... S, il discorso filava, poteva darsi che le cose fossero andate realmente cos.
All'improvviso mi tornarono in mente alcune parole che Yoko mi aveva detto al telefono qualche mese prima: Miro, come vorrei essere davvero libera. Ho sempre una montagna di cose da fare, mai un attimo per riprendere fiato, a volte mi sembra quasi di essere sul punto di scoppiare, come se l'aria mi entrasse dentro e si accumulasse in ogni parte del corpo senza pi uscire fuori. Ogni tanto, quando sono cos stanca da non reggermi in piedi, mi viene voglia di stendermi un po', ma poi penso a qualcosa di urgente da fare e mi rimetto al lavoro. E allora altra aria mi entra dentro e mi gonfia fino a farmi sentire tesa come la pelle di un tamburo. Non sai cosa darei per essere come te, Miro, e sentire l'aria solo sfiorarmi e attraversarmi il corpo senza ristagnare dentro.
Senza accorgermene, mi ero addormentata. Fui risvegliata dal suono del campanello. Guardai fuori, il sole si era leggermente abbassato. Era Naruse? Ero pronta a dirgliene quattro, senza alcuna clemenza.
Ma non era lui.
Sono io, apri. Era la voce di mio padre.
Aspetta un attimo.... Mi infilai in fretta e furia un paio di jeans e una camicetta. Prima di andare ad aprire la porta, diedi un'occhiata all'orologio: mancava poco alle quattro, avevo dormito quasi due ore.
Era proprio lui, mio padre. Completo nero e camicia bianca di lino dal colletto aperto; panama e occhiali scuri tipo Ray-Ban Wayfarer: stava benissimo, sembrava in piena forma. A sessant'anni era ancora un uomo prestante, assomigliava al personaggio di un film.
A quanto pare ti sei cacciata nei guai, o sbaglio? mi disse entrando e guardandosi attentamente intorno. Come  squallido qui dentro, non sembra che ci viva una donna. Sapeva benissimo che odiavo tutti quei fronzoli e quelle decorazioni inutili, ma aveva voluto farmelo notare lo stesso, era fatto cos. Gli piaceva provocare ed emettere sentenze.
Che cosa ci fai qui, pap?.
Niente, dalle mie parti c'erano un po' di tipi strani.... Fece una pausa e prese posto su una sedia accanto al tavolo. E in casi del genere continu, tergendosi il sudore dalla faccia con un fazzoletto di stoffa,  meglio andarsene lontano e far perdere le proprie tracce.
Mmh, lo avevo immaginato.
Gli porsi una birra e un bicchiere e gli raccontai per sommi capi quello che era successo. Lui mi ascolt in silenzio, sorseggiando la sua birra.
Ho sentito parlare di questo Uesugi mi disse. Altro che societ di copertura e balle del genere, si tratta di un delinquente in piena regola, di uno yakuza a tutti gli effetti.  solo che ultimamente, al pari degli altri come lui, si  dato da fare per riorganizzarsi in modo da aggirare le nuove leggi anti-yakuza. Venendo alla faccenda in cui sei coinvolta, Uesugi ha anche ingaggiato un detective privato, una mia conoscenza.
Davvero? E perch?.
Be', lo ha incaricato di cercare quella donna, la tua amica. Ha preferito affidarsi a un professionista,  ovvio, il quale si sta dando da fare seguendo una linea di indagine ben precisa, essendo del mestiere.
Prese il bicchiere con la birra e lo vuot in un sorso solo. Forse, il detective privato di cui stava parlando era il tizio che avevo seminato a Kichijoji.
Ma visto che c' di mezzo un professionista gli chiesi, cosa dovrei fare io? In che modo mi conviene cercare Yoko?.
Niente, la cosa pi semplice da fare  denunciare la sua scomparsa. Cos controlleranno subito se per caso  scappata all'estero e inoltre, se dovesse succedere qualcosa di eclatante, verresti a saperlo. In alternativa, se in questo modo non dovesse andare bene, si potrebbe sempre denunciare il furto dei cento milioni di yen.
Ma loro non vogliono che venga coinvolta la polizia....
In tal caso  meglio mettersi l'anima in pace e rassegnarsi. Altre vie d'uscita non ce ne sono sentenzi mio padre ridacchiando. Quando una persona scompare, non  facile rintracciarla se non si pu ricorrere a tutti i metodi possibili e immaginabili. In ogni caso, raramente un fuggiasco si rifugia all'estero,  molto difficile lasciare il Giappone. Di solito si tende a nascondersi in un posto sicuro, nemmeno troppo lontano, e a rimettersi alle cure e alla protezione di una donna fidata. Si resta tappati in casa, senza mai mettere il naso fuori, e la donna si occupa di andare a fare la spesa, di sbrigare le commissioni e ogni altro tipo di incombenze.  incredibile, eh?.
S, ho capito, ma stavolta a essere fuggita  una donna. Che cosa succede in questo caso?.
Mmh... A dire il vero  raro che accada il contrario e un uomo provveda a offrire rifugio e a fare tutto ci che farebbe una donna rispose mio padre parlando piano, come se al contempo stesse cercando di ricordare qualcosa. Ah, s, una volta  successo che la moglie di un boss della yakuza scapp via e quello, non volendo proprio rassegnarsi, mi diede l'incarico di cercarla. Passarono alcune settimane, ma non riuscivo a trovarla, quella donna sembrava essere scomparsa. Poi, quasi per caso, scoprii che si era rifugiata in casa di uno degli uomini dello stesso boss, uno dei suoi tirapiedi pi fidati, il quale mi era stato addirittura affiancato nelle ricerche. Roba da matti, eh? Riuscii ad accorgermene perch un tizio mi disse di averlo visto comprare degli assorbenti al supermercato. Se un uomo si sottopone a un compito di questo tipo, mettendo a repentaglio la propria vita, significa che  perdutamente innamorato, non ci sono altre spiegazioni.
Che cosa ne  stato di quel tizio?.
Per sua fortuna, alla fine si misero d'accordo. Il boss comprese la situazione e si tir indietro, permettendo ai due piccioncini di mettere su famiglia.
Ma  incredibile,  una bellissima storia d'amore, sembra una favola.
Brava, hai detto bene, sembra proprio una favola. Difatti cose del genere capitano molto di rado, per non dire quasi mai. Si tratta di una pura eccezione. Di solito, quando succedono queste cose, l'epilogo  spesso raccapricciante, accompagnato da spargimenti di sangue. Non credo sia il caso di raccontarti la storia dei terribili omicidi avvenuti dalle parti del monte Akagi.
No, infatti, risparmiatelo pure replicai, andando con la mente alla relazione tra Naruse e Yoko.
Tu, naturalmente mi fece lui, quasi mi avesse letto nel pensiero, hai forti sospetti su quel Naruse, giusto? In effetti viene abbastanza spontaneo pensare che i due siano d'accordo e abbiano messo le mani sul malloppo. Lui, come te,  sicuramente sotto sorveglianza.
Tuttavia, quando gli parlai meglio del lavoro di Yoko e di Berlino, mio padre aggrott le sopracciglia e si mise a riflettere. Poi prese un'agendina dalla tasca interna della giacca e ne tir fuori un biglietto da visita.
Prova a telefonare a questo tizio mi disse porgendomi il biglietto.  uno in gamba, conosce bene tutti i membri dei gruppi dell'estrema destra e i simpatizzanti neonazisti. Ho fatto l'investigatore per tutta la vita e ne ho viste di tutti i colori, e non a caso conosco persone di ogni tipo e mestiere. Posso dirti che non bisogna mai dare nulla per scontato, occorre riflettere e indagare anche su ci che pu sembrare pi illogico e assurdo. In questo mestiere  fondamentale possedere due cose: una sensibilit estrema, che ti permetta di percepire ogni stranezza, e una fantasia sconfinata in grado di farti trovare un perch anche all'impossibile.
Sul biglietto da visita c'era scritto: Avvocato Tawada Ichiro. Mentre lo riponevo in tasca, mio padre si alz dalla sedia.
Io vado mi disse.
Ma ce l'hai un posto dove stare?.
Non preoccuparti, ho un bel po' di conoscenze da queste parti.
Dal modo in cui me lo disse, ebbi la netta sensazione che alludesse a una donna, forse la sua nuova fidanzata. Gli sorrisi senza dire nulla.
Hai intenzione di continuare questo tipo di lavoro? mi chiese, assumendo un'espressione inaspettatamente seria.
Quale lavoro?.
L'investigatrice privata rispose con un certo orgoglio. Ma io mi limitai a scrollare le spalle, non ci pensavo nemmeno. Bah, almeno adesso mi pare di vederti un po' meglio. Su, coraggio mi disse, avviandosi verso la porta e dileguandosi in un baleno. Mio padre era tornato a Tokyo. Non si poteva escludere che l'indomani, incontrandomi per strada, una delle mama-san dei tanti gay bar dei dintorni mi fermasse e mi dicesse qualcosa tipo: Ehi, ho visto tuo padre, si  rimesso a lavorare?.
Grazie alla visita improvvisa di mio padre, mi sentivo effettivamente meglio e pronta a ricominciare. Senza perdere altro tempo, sollevai il ricevitore del telefono e composi il numero di Kawazoe.
Pronto, chi parla? Sono Kawazoe Katsura.
Meno male, aveva risposto lui in persona.
Mi scusi, ci siamo conosciuti l'altro giorno dopo il suo spettacolo... Sono Murano Miro, non so se si ricorda di me.
Ah, s mi rispose dopo un paio di secondi, ringraziandomi gentilmente per aver assistito allo show.
Avrei bisogno di chiederle con urgenza un paio di cose a proposito di Yoko. Le sembrer insolente, ma non  che potrei venire da lei? Le prometto che non le ruber molto tempo.
Va bene, venga pure. Ma l'avverto che se si tratta delle stesse cose che mi ha chiesto al locale non potr esserle di grande aiuto.
La sua voce suonava fin troppo chiara e decisa. Forse mi sbagliavo, ma ebbi la sensazione che mi stesse nascondendo qualcosa.
In realt si tratta del libro che Yoko stava scrivendo, quello su Berlino. Lei ne conosce il contenuto?.
Un libro su Berlino? No, no, mai sentito nulla in proposito rispose, facendo finta di non capire.
Io ho avuto modo di leggere le bozze e a un certo punto si parla di una prostituta giapponese bionda aggredita da un gruppo di neonazisti. Sto cercando la persona che ha dato a Yoko questa informazione,  importante. Lei non ne sa niente?.
Io so solo che quella persona non sono io rispose dopo un lungo silenzio, parlando molto lentamente.  probabile che sia stato Fujimura, l'agente, a parlargliene.
Ne  sicuro? Ho provato a chiederlo a Fujimura in persona e lui mi ha risposto di non saperne niente....
Non credo che sia cos. In ogni caso, questi sono fatti che non mi riguardano. E ora mi scusi tanto ma ho da fare.
Kawazoe interruppe bruscamente la comunicazione. No, non potevo darmi per vinta, sentivo che c'era sotto qualcosa. Provai a ricomporre subito il numero.
S, chi parla? Sono Kawazoe Katsura rispose di nuovo lui, nello stesso identico tono di prima.
Mi perdoni, sono ancora io, Murano Miro. All'altro capo della linea ci fu un silenzio profondo, non si sentiva nulla. Per favore, non riattacchi. Le giuro che non le chieder pi nulla sulla faccenda della prostituta, me la caver diversamente. Per c' un'altra cosa che devo assolutamente chiederle, la prego di collaborare, Yoko potrebbe essere in grave pericolo. Perch prima di cominciare il concerto l'ha chiamata dal palco? Mi  sembrato quasi come se stesse....
Non riuscii a proseguire, le parole mi si bloccarono in gola, avevo paura di pronunciarle.
...evocando uno spirito? continu al mio posto Kawazoe.
S....
Mmh, lei  proprio una testarda, eh? Non la facevo cos forte e tenace. Venga da me domani pomeriggio, le mostrer una cosa. Ma mi raccomando, dovr venire da sola, senza farsi accompagnare da quel suo amico alto. Lui non voglio vederlo,  chiaro?.
S, va bene....
Gli uomini non mi piacciono, li detesto afferm ridacchiando prima di riattaccare. Che cosa voleva mostrarmi? Per qualche secondo rimasi ferma a riflettere, poi dissi a me stessa che non era il caso di abbandonarsi all'immaginazione, il tempo stringeva e non c'era un attimo da perdere. Presi il biglietto da visita che mi aveva dato mio padre e provai a telefonare a Tawada Ichiro. Rispose la segretaria, la quale mi inform che l'avvocato era nel Kyushu per questioni di lavoro. Aggiunse che sarebbe rientrato a Tokyo il giorno dopo, nel pomeriggio, pertanto le lasciai il mio numero pregandola di farmi contattare.
Volsi lo sguardo fuori dalla finestra: il sole non era ancora tramontato. Entro sera dovevo assolutamente riordinare l'appartamento di Yoko e procurarmi un suo documento d'identit valido.
Indossai in fretta un paio di comodi pantaloni di cotone e una canottiera, presi le chiavi della BMW e uscii di casa. Non appena entrai in ascensore, prima di schiacciare il tasto del piano terra, udii una porta aprirsi e un parlottio vivace: erano di sicuro Cynthia e le sue compagne. Pigiai giusto in tempo il pulsante di apertura delle porte e lei e le altre entrarono in ascensore, dirette al lavoro agghindate e truccate di tutto punto, allegre come al solito. Wow, Miro-chan, ciao! mi salutarono all'unisono. In quello spazio ristretto, l'odore forte di profumo e di cosmetici era insopportabile, mi sembrava di soffocare.
Hai fatto pace con il tuo ragazzo? mi chiese Cynthia, avvinghiandosi al mio braccio con le sue dita minute e sottili.
No. Fight again! le risposi nel mio inglese stentato.
Ah, allora la prossima volta non lo faremo pi entrare da noi! intervenne Maria ridendo.
Per il tuo ragazzo  proprio carino aggiunse Isabela. Al che le altre assentirono in coro e mi guardarono, in attesa che dicessi qualcosa. Ma fornire una spiegazione avrebbe richiesto troppo tempo, per cui mi limitai a sorridere allegramente, come loro. Nel farlo, avvertii un certo dolore alla guancia destra. Mi torn in mente ci che era successo da Uesugi e provai un forte senso di rabbia e frustrazione. Dentro di me giurai che, qualunque cosa fosse successa, Kimishima me l'avrebbe pagata.
Lasciai come sempre la macchina in una delle stradine alle spalle del palazzo di Yoko. Salii su per le scale in silenzio, assicurandomi che non ci fosse nessuno di guardia. Inserii in fretta la chiave nella serratura, aprii la porta ed entrai nell'appartamento. Fui assalita da un tanfo pungente di cibo avariato e da un caldo umido tremendo, con ogni probabilit accresciuto dal fatto che l'alloggio era rimasto chiuso per diversi giorni. Tutto era uguale alla volta precedente, il caos regnava sovrano.
Era domenica quando ero stata l la prima volta, e nel frattempo nessuno si era degnato di rimettere un po' in ordine. Naruse aveva detto che avrebbe affidato al tizio di guardia alla porta il compito di dare almeno una sistemata veloce, ma evidentemente aveva lasciato perdere e non se n'era fatto pi nulla. Forse mi sbagliavo, ma questo mi pareva il segno di una certa avversione da parte sua nei confronti di Yoko, quasi come se ormai gli importasse poco o nulla di lei. Certo che, se le molestie che sua moglie diceva di aver subto da Yoko c'erano state davvero, Naruse doveva essersi trovato in una situazione decisamente scomoda e imbarazzante. Tuttavia ero sicura che quella donna mi avesse mentito, Yoko non poteva aver avuto quel tipo di comportamento.
Scostai le tende e aprii la finestra. Da fuori entrarono insieme il vento e la luce, adesso almeno si riusciva a respirare. Ma faceva troppo caldo, continuavo a sudare, perci accesi il condizionatore. Funzionava bene, mandava aria fresca, anche se sapeva un po' di muffa.
Prima di tutto pensai di pulire in cucina, da dove proveniva l'odore nauseabondo di marcio. Presi un grosso sacco di plastica nero e vi gettai dentro tutto ci che era stato sparpagliato sul pavimento. Poi, con l'aspirapolvere, raccolsi il riso, lo zucchero, la farina e quant'altro, mentre con della carta assorbente inumidita tolsi via le macchie spesse e rapprese di ketchup e salse varie. Ovviamente buttai nel sacco dell'immondizia anche tutti i resti di cibo andato a male.
Ricollocai i mobili nella giusta posizione e rimisi i cassetti del com al loro posto. Con estrema pazienza, raccolsi i vestiti ammucchiati alla rinfusa in un angolo, li appesi uno a uno alle grucce e li riposi nel guardaroba. Dopo di che provai a rimettere in piedi il prezioso cassettone coreano e, quando finalmente ci fui riuscita, mi accorsi che traballava. Evidentemente qualcosa, un piccolo oggetto, doveva essersi infilato sotto la base. Senza avere altra scelta, con gran fatica e attenta a non fare danni, rovesciai di nuovo il cassettone per terra e raccolsi l'oggetto incriminato. Stentavo a credere ai miei occhi, si trattava della catenina con la perla nera alla quale Yoko teneva tanto. In base a quanto avevamo potuto apprendere, quella perla nera brillava sul suo petto la sera in cui si era recata in ufficio ed era venuta fin fuori alla porta di casa mia. Come mai  qui? Perch non l'ha portata con s? mi chiesi a voce alta, senza accorgermene. Nello stesso momento ebbi la sensazione che da qualche parte ci fosse nascosto qualcuno, sentii un brivido freddo corrermi lungo la schiena.
C' qualcuno?
Ero entrata senza nemmeno curarmi di dare un'occhiata in giro. Mi ero comportata da vera imprudente, per non dire di peggio. Mi avvicinai all'oshiire e lo aprii di scatto. Dentro c'erano soltanto una cassettiera e un set di futon. Ovviamente non c'era nessuno. Poi andai a guardare sotto il letto e nella stanza da bagno, dove non c'era nulla di nuovo rispetto alla mia visita precedente, lo stesso mare di assorbenti e altri prodotti per l'igiene personale a invadere il pavimento. Nessuno sembrava avervi messo piede. Eppure, cosa per me insolita, di colpo mi sentii preda di un terrore indicibile e mi affrettai a tornare nel soggiorno. Da l, provai a dare una nuova attenta occhiata all'alloggio nel suo insieme. Effettivamente, rispetto a domenica notte, avevo la sensazione che ci fosse qualcosa di diverso, anche se non riuscivo a mettere bene a fuoco che cosa. Una delle due sedie di vimini di Covent Garden Bazaar, lasciata con totale noncuranza sopra il tavolo, sembrava per esempio essere stata leggermente spostata. E lo specchio posto sul cassettone inglese non era forse un po' meno inclinato? Una volta che cominciai ad avere i primi dubbi, tutto o quasi mi sembr diverso e strano.
Quella domenica, durante la mia visita notturna, mi ero accorta che mancavano trucchi e cosmetici, ma non avevo fatto caso ai gioielli. Mi infilai il pendente con la perla nera nella tasca dei pantaloni e mi misi a cercare la scatola di ceramica in cui Yoko teneva le sue gioie. Si trattava di un piccolo e grazioso contenitore di manifattura cinese con coperchio a forma di coniglio, dove Yoko riponeva gli orecchini, gli anelli e i braccialetti quando tornava a casa. Di solito lo teneva sul cassettone inglese, insieme ai profumi, al trucco e a tutto il resto. Ma l non c'era, e chiss se mancava gi domenica notte. Purtroppo non ci avevo fatto caso.
Era molto probabile che Yoko avesse portato con s il portagioie e il suo contenuto. Di solito non usciva mai di casa senza agghindarsi di tutto punto, riempiendosi di gioielli quasi dovesse andare a una cerimonia. Alle orecchie portava in tutto cinque orecchini, aveva regolarmente tre anelli a ciascuna mano, un braccialetto d'oro e un orologio Chanel al polso. Quasi certamente era andata via mettendosi tutto addosso, come sempre. Perch aveva dimenticato solo la collana? Mentre me lo domandavo, tirai fuori dalla tasca la perla nera e cominciai di nuovo a guardarla. Era proprio strano, non riuscivo a darmi una spiegazione.
I cassetti del mobile in cui Yoko custodiva i documenti e le altre cose importanti erano stati estratti dalla loro sede e il contenuto giaceva sparpagliato l per terra. D'un tratto, osservando tutti quei documenti e quei certificati sul pavimento, mi ricordai perch ero venuta: dovevo cercare a tutti i costi un documento d'identit per tentare di procurarmi la lista delle telefonate di Yoko. Mi accovacciai e mi misi a rovistare in quel mare di carte, nella speranza di reperire qualcosa che potesse essermi utile.
Ecco! esclamai a voce alta, senza riuscire a trattenermi, quando gli occhi mi caddero sulla patente di guida internazionale di Yoko. Con il cuore che mi martellava nel petto, controllai la data di scadenza: per fortuna era ancora in corso di validit, anche se per pochi mesi. Era una patente cartacea, perfetta per sostituire la fotografia di Yoko con la mia. Il problema, semmai, era far combaciare la parte di timbro impressa sulla fotografia che avrei staccato dalla mia patente con quella presente sulla patente di Yoko. Ma ero sicura che in qualche modo ci sarei riuscita, mi sentivo abbastanza ottimista. Riguardo al sigillo personale, mi sarebbe bastato comprarne uno di quelli da quattro soldi gi pronti, con il cognome di nascita di Yoko. Finalmente sollevata, rimisi in ordine tutti i cassetti.
Quando ormai mi apprestavo ad andarmene, lo sguardo mi si pos sullo scaffale delle videocassette. Una, pi delle altre, attir la mia attenzione: ZDF Heute - Aprile. Qualcosa mi diceva che doveva trattarsi della registrazione di telegiornali tedeschi. Se cos fosse stato, forse avrei potuto scoprire qualcosa di interessante. Pescai il telecomando del televisore e quello del videoregistratore dalla marea di libri e riviste disseminati sul pavimento e inserii la videocassetta nell'apposito vano.
Si trattava proprio del telegiornale, la prima registrazione risaliva al 3 aprile. Al centro dello schermo, inquadrato a mezzo busto, c'era il conduttore, un uomo di mezza et con gli occhiali; alle sue spalle, un panorama molto probabilmente di Berlino e la fotografia del volto di un uomo dai capelli biondi. Mentre il conduttore parlava, in sottofondo si udiva una voce femminile tradurre in simultanea in giapponese.
Buonasera. La prima notizia di oggi riguarda l'omicidio avvenuto nel quartiere di Kreuzberg, a Berlino. Nella serata di ieri, alcuni uomini armati hanno fatto irruzione al Caf Kloster, a Kreuzberg, e hanno ammazzato a colpi di arma da fuoco Max Hfer, il quale stava cenando in compagnia di un amico.
L'uomo dai capelli biondi ritratto nella fotografia era dunque Max Hfer. Il conduttore del telegiornale prosegu affermando che le indagini della polizia erano in pieno corso e che non era ancora emerso nulla di significativo. Quindi pass alla lettura della notizia successiva.
Schiacciai il tasto di avanzamento veloce sul telecomando e andai subito alle immagini del notiziario del giorno seguente. Stavolta il caso dell'omicidio di Kreuzberg fu dato come seconda notizia, dopo i risultati delle elezioni regionali.
E adesso passiamo all'omicidio di Kreuzberg. Stando alle prime dichiarazioni della polizia, l'assassinio di Max Hfer, noto leader neonazista, avvenuto l'altro ieri sera, 2 aprile, sarebbe da ricondurre a dispute interne agli stessi gruppi neonazisti. Le prime indagini sembrano rivelare che Hfer, il quale era a capo della Lega per la difesa e la tutela della pura e superiore razza tedesca, fosse da qualche anno entrato in contrasto con un altro gruppo di matrice neonazista, particolarmente teso ad attivit lucrative e noto come Deutschland ber alles. Hfer aveva in pi occasioni equiparato tale gruppo a un'organizzazione mafiosa, generando numerosi dissidi e polemiche. Il suo omicidio, secondo gli inquirenti, potrebbe essere un atto di rappresaglia compiuto dai membri di Deutschland ber alles.
Mandai di nuovo avanti il video e vidi il telegiornale del giorno seguente. Stavolta, per, non c'era alcuna notizia dell'omicidio di Hfer. Era probabile che ci fosse qualcos'altro nei notiziari dei giorni ancora successivi, o almeno questo lasciava intendere l'etichetta adesiva sul bordo della videocassetta. Mi conveniva guardare tutto a casa con calma. Feci riavvolgere il nastro ed estrassi la cassetta dal videoregistratore.
Guardai l'orologio e mi accorsi che erano gi le sette passate, fuori era quasi buio. Tutt'a un tratto cominciai a sentire i morsi della fame e decisi di andarmene. Dopo aver dato un'ultima occhiata in giro e aver richiuso la porta a chiave, scesi gi trascinandomi dietro due grandi sacchi colmi di immondizie. Davanti all'apposito spazio per la raccolta dei rifiuti, mi imbattei in una donna sulla cinquantina impegnata a raccogliere con scopa e paletta le cicche di sigaretta.
Mi scusi le chiesi, lei  la custode?.
S, perch?.
Sono un'amica della signora Usagawa del secondo piano, avrei bisogno di sapere una cosa.
L'atteggiamento della custode mut di colpo, assunse all'istante un'espressione seria e disponibile, forse dovuta in parte alla curiosit.
Mi dica pure mi fece.
Qualche giorno fa  venuto da lei qualcuno e ha chiesto in prestito la chiave dell'appartamento della signora Usagawa?.
S, domenica, il signor Naruse. Mi ha detto che si trattava di una questione molto importante e che aveva urgente bisogno della chiave.
E lei, mi scusi se glielo dico, d la chiave di un appartamento solo per questo, senza il permesso del legittimo inquilino?.
Di solito, no... Il fatto  che insieme al signor Naruse c'era un altro tizio rispose in tono seccato, esibendo una smorfia di disgusto, sembrava uno yakuza.
Ah, capisco.
Naruse aveva davvero preso in prestito la chiave, non mi aveva mentito, adesso ne avevo la certezza assoluta. C'era forse qualcun altro, a parte lui, in grado di entrare liberamente a casa di Yoko?
Me ne andai con addosso una strana sensazione, come se le idee mi si fossero ulteriormente confuse. Misi in moto la BMW e mi diressi a casa col tettuccio aperto, sperando che per incanto i miei dubbi volassero via insieme al vento. Giunta al parcheggio, trovai un uomo ad attendermi davanti al mio posto auto: si trattava ovviamente di Naruse. Nel frattempo si era cambiato, adesso indossava una camicia di jeans fresca di bucato e dei pantaloni di cotone. Quando lo vidi, mi sentii prendere da una tristezza incredibile, quasi che la sofferenza di sua moglie e il tormento di Yoko mi fossero penetrati dentro e stessero affiorando in superficie solo in quel momento. Parcheggiai la macchina molto peggio del solito, senza curarmi di raddrizzarla.
 tutta storta! mi url Naruse.
Non fa niente.
 successo qualcosa? mi chiese, appoggiandosi con una mano alla portiera della macchina e chinandosi per scrutarmi meglio in viso. Senza dire nulla, gli porsi in modo brusco la videocassetta con i telegiornali tedeschi. E questa cos'? mi domand ancora.
Un lavoro per te, dovrai guardartela per bene.
Si pu sapere di che parli?.
Berlino. L'omicidio.
Che hai? Perch sei arrabbiata?.
Niente.
Richiusi il tettuccio, spensi il motore e scesi con calma dalla macchina.
Guarda che non sono stato io a metterti quel tipo alle costole.  stato Uesugi. In ogni caso, come ti  saltato in mente di andare da mia moglie?.
Naruse era pi adirato di me, almeno a giudicare dal tono furioso in cui mi aveva rivolto la domanda e dal modo in cui mi guardava. O comunque, a differenza di me, era incapace di mantenere il sangue freddo.
Tua moglie? Ma non avete gi divorziato? ribattei gelidamente.
Certo, scusa tanto! replic lui lasciandosi sfuggire un ghigno isterico. Ti rifaccio la domanda: che ci sei andata a fare dalla mia ex moglie?.
Ci sono andata perch Genevive mi aveva raccontato che lei aveva perseguitato Yoko causandole un sacco di problemi.
No, non  possibile! Adesso mi dici tutto per filo e per segno! borbott contrariato, sgranando gli occhi.
Non credo proprio, tanto io ho gi capito tutto gli dissi mentre mi dirigevo verso l'entrata del palazzo.
E cosa avresti capito? Sentiamo un po' mi disse, afferrandomi per un braccio.
Un bel po' di cose risposi, fissandolo con severit e liberandomi dalla sua presa. La tua ex moglie  indubbiamente una bellissima donna, ha una gran classe, e Yoko si  messa a fare l'impossibile pur di competere con lei. Ma tu non hai fatto nulla per fermarla, n ti sei mostrato comprensivo nei suoi confronti. Hai lasciato che le cose andassero avanti cos, senza muovere un dito. E alla fine lei, in preda alla disperazione e alla stanchezza, ha deciso di fuggire. Yoko  stata molto sfortunata a perdere la testa per un tipo come te!.
Entrai di corsa nel palazzo e mi infilai nell'ascensore, fermo al piano terra con le porte aperte. Naruse mi venne dietro, blocc le porte con una spalla prima che si richiudessero e riusc a intrufolarsi dentro. Aveva un'espressione indemoniata, da far paura.
Vattene, non voglio pi vederti! gli gridai.
Visto che hai emesso la tua sentenza, cos perfetta e razionale replic a denti stretti, controllando a stento la rabbia e sollevando in alto la mano in cui stringeva la videocassetta, avr pure il diritto di dire la mia, o no? Potrei essere molto pi logico e razionale di te, soprattutto ora che non mi sembri tanto lucida.
Che c'entra questo? E poi non  detto che uno di noi due debba per forza essere pi razionale dell'altro.
Volevo solo dire che ci stiamo facendo condizionare dalle emozioni, stiamo continuando a parlare senza riflettere. E comunque tu adesso non riesci a ragionare, sei arrabbiata. Devi smetterla, ne ho abbastanza delle tue reazioni!.
Mi ammutolii, non dissi pi nulla. Perch ce l'avevo cos tanto con Naruse? Provai inutilmente a meditarci su. Intanto l'ascensore saliva silenzioso, mentre noi due ci guardavamo di traverso, come prima di un duello. Non vedevo l'ora di arrivare all'undicesimo piano. Volsi per un attimo lo sguardo al display illuminato da una luce arancione: eravamo ancora al quinto.
Posso dirti una cosa? mi chiese Naruse, guardandomi dritto negli occhi.
No, non dirmi niente, per favore risposi, scuotendo energicamente il capo da un lato e dall'altro.
E invece te la dico lo stesso. Ma tu hai gi capito di che si tratta, vero? mi chiese ancora, tutto serio, prendendomi la mano e tirandomi vicino a s.
Forse.
E allora dillo tu.
Mi afferr improvvisamente per i fianchi, mi abbracci forte e tent di baciarmi sulle labbra.
Smettila! gli urlai, divincolandomi dalla sua stretta e ricacciandolo indietro. Ma lui, senza darsi per vinto, si riavvicin e mi spinse con forza contro la parete fredda e liscia dell'ascensore.
...Sarebbe stato bello se ci fossimo incontrati prima mi sussurr rabbuiandosi in viso, con l'espressione malinconica. Sembrava la faccia di chi aveva commesso un errore irreparabile.
Perch?.
Perch tutto sarebbe stato diverso. Lo pensi anche tu, non  vero?.
Lentamente, mi cinse le braccia intorno alla vita e mi strinse forte a s.
Credo di s....
Era esattamente quello che pensavo.
Mancava ancora qualche secondo all'undicesimo piano. Avemmo giusto il tempo di scambiarci un breve bacio appassionato. Poi le porte dell'ascensore si aprirono. Confusa, staccai le mie labbra dalle sue e ripresi fiato.
Le chiavi? mi chiese lui.
Gliele porsi docilmente e restai in attesa che aprisse la porta di casa. Una volta dentro, senza nemmeno accendere la luce, mi abbracci e mi baci di nuovo. Stavolta restammo uniti a lungo, le nostre lingue si cercavano freneticamente, i nostri corpi ardevano di desiderio. Intanto, cominciai a sbottonare piano la sua camicia di jeans. Poi feci scivolare le mie dita sul suo petto nudo e vi adagiai dolcemente il viso. Il petto virile e muscoloso di un uomo. Le ossa grandi e spesse. Gli addominali piatti, ben definiti. Era tanto che non provavo un certo tipo di sensazioni, mi stavo eccitando. E stranamente non pensai a Hiroo nemmeno per un solo attimo.
Voglio fare l'amore con te... gli sussurrai all'orecchio, tirandolo verso il letto. Lui si sedette sul bordo e inizi a spogliarmi. Con mano abile e precisa, mi sbotton i pantaloni e tir gi la lampo. Mentre me li sfilava di dosso, dalla tasca cadde la catenina di Yoko con la perla nera. Si ferm a guardarla solo per un attimo, poi mi prese in braccio e mi adagi sul letto, dimenticandosi subito della collana.
Le insegne al neon del mondo esterno, rosse, blu e di altri colori vivaci, lampeggiavano incessantemente riflettendosi sui vetri delle finestre, illuminando l'appartamento dal basso. Ero abituata a quel gioco di luci multicolori, eppure in quel momento mi sembrava di vivere in un sogno.
Mi sei subito piaciuta bisbigli Naruse, le sue labbra a sfiorarmi l'orecchio, fin dal primo istante.
Di pi, dimmi di pi gli sussurrai a mia volta, sorridendo imbarazzata.
Ho pensato spesso di fare l'amore con te.
Dimmelo ancora, dimmi qualche altra cosa, ti prego.
Voglio fare l'amore con te, mi piaci da impazzire....
Mi lasciai andare, gli affidai il mio corpo consapevole che di l a poco mi avrebbe inondato di piacere. Volevo dire addio per sempre a tutto il male che io e Hiroo ci eravamo fatti negli ultimi anni. Ormai avevo compreso che da sola non ci sarei mai riuscita e che dovevamo essere in due per rendere davvero effettivo quell'addio.
E poi?.
Adesso basta parlare mi disse sorridendo e afferrandomi i seni. Volevo dire addio al passato, volevo dimenticare tutto in fretta. Morivo dalla voglia di fare l'amore con lui, cos come desideravo mettere un punto fermo al tempo andato. Trassi il suo viso a me e schiacciai con violenza le mie labbra contro le sue. Lui mi accarezz delicatamente la guancia, poi la sua mano scese di nuovo fino al seno.
In quell'istante preciso, il telefono si mise a squillare. Trasalimmo tutti e due, i nostri respiri si bloccarono per qualche attimo. Feci per alzarmi e andare a rispondere, ma Naruse mi trattenne.
Lascia stare mi disse.
Ma... provai a obiettare, cercando per una seconda volta di sollevare la schiena. Tuttavia Naruse, come se si fosse innervosito, mi inchiod sul materasso e prese a baciarmi con foga. Aspetta... riuscii a dirgli. Potrebbe essere Yoko!. Al che mi lasci alzare. Mi avvolsi il lenzuolo intorno al corpo nudo e corsi a rispondere.
Pronto?.
Ciao, sono io.
Era Genevive, la sua voce artefatta suonava inconfondibile. Che delusione, speravo davvero che fosse Yoko.
Grazie infinite per l'altro giorno le dissi.
Di niente, figurati.
Intanto Naruse si alz nell'ombra e si accese una sigaretta, palesemente frustrato. In breve l'odore di fumo riemp la stanza.
Dopo che te ne sei andata prosegu Genevive, quel teppista si  messo a fare il pazzo, me la sono vista brutta.
Inutile dire che stava parlando di Kimishima, chiss che faccia aveva fatto quando si era reso conto che lo avevo seminato.
Non lo sapevo, mi dispiace.
Ha cominciato a strappare le tende e a urlare, ha fatto un chiasso incredibile. Naturalmente non me ne sono rimasta a guardare e gliene ho dette quattro, cercando di spaventarlo. Gli ho gridato che gli conveniva farla finita e andarsene, perch la signora Morte lo teneva d'occhio e non era lontana. Genevive fece una pausa ed emise una risatina. A proposito, ti ho telefonato perch finalmente  arrivata!.
Chi? Che cosa?.
La rivelazione! Sento le vibrazioni, sono molto forti.
La rivelazione? Su di me?.
Certo! Devi far presto, corri subito da me, altrimenti c' il rischio che tutto svanisca e io non riesca a sentire pi nulla.
Dovevo crederle? Le informazioni che mi aveva dato in merito alla moglie di Naruse si erano dimostrate false, ora ero portata a diffidare delle sue parole. E poi c'era Naruse, l a guardarmi con occhio torvo, come a dirmi di mettere fine al pi presto a quella conversazione.
Senta, Genevive, ma  proprio necessario che venga subito? Non si potrebbe rimandare?.
Ma sei matta? Vuoi sapere o no dove si trova Yoko?.
Perch? Si  messa in contatto con lei?.
Non perdiamo tempo in chiacchiere, se vuoi sapere dov', devi venire qui immediatamente!.
Riattacc senza nemmeno darmi il tempo di replicare. Rimisi il ricevitore al suo posto e guardai Naruse con occhi perplessi.
Quello  solo un imbroglione, non devi dargli retta! mi rimbrott.
Poi, quando tornai a letto, tent di avvolgermi in un abbraccio. Ma non mi lasciai andare e mi misi seduta sul bordo. Allora lui, quasi volesse sottolineare la sua delusione, prese ad accarezzarmi lentamente la schiena, disegnando tristi ghirigori con la punta del dito.
Genevive mi ha chiesto di andare immediatamente da lei gli dissi.
Perch?.
Mi ha detto di aver saputo dove si trova Yoko. Pare sia riuscita a mettersi in contatto con lei.
E secondo te  vero? Come te lo devo dire che quel tipo  un ciarlatano e pensa solo ai soldi? mi rimprover di nuovo, guardandomi con scherno.
Non ho detto che credo a tutto quello che mi ha raccontato Genevive. Per potrebbe anche esserci qualcosa di vero, forse ha sentito Yoko. E comunque tentar non nuoce, anche perch non mi pare che finora abbiamo raccolto granch.
Ormai avevo deciso. Mi rialzai in piedi e mi infilai le mutandine. Anche Naruse fece lo stesso, visibilmente rassegnato.
D'accordo, ti accompagno mi disse.
Raccolsi da terra la catenina con il pendente di perla nera e la porsi a Naruse.
E questa cos'?.
L'ho trovata a casa di Yoko. Non  strano? C'era solo questa, degli altri gioielli non c'era traccia. Era la sua preferita, l'aveva comprata con il suo primo compenso di scrittrice.
Tutti gli altri gioielli erano spariti? Non ce n'era nemmeno uno?.
S, te l'ho detto, c'era solo questa catenina. Non c'era altro, mancava anche il portagioie dove Yoko tiene i suoi gioielli.
Effettivamente  molto strano. Io non me n'ero accorto afferm pensieroso, mentre stringeva in pugno il pendente con la perla nera.
Ci dirigemmo da Genevive con la Mercedes di Naruse. Lungo la via, gli parlai prima di tutto della visita improvvisa di mio padre e dell'avvocato al quale mi aveva consigliato di rivolgermi, Tawada Ichiro.
A proposito, domani ho appuntamento con Kawazoe, andr a casa sua.
Per chiedergli quella cosa, giusto?  perfetto, domani la concessionaria  chiusa e potr venire con te.
Mi sa che non  possibile... Mi ha pregato di andarci sola.
Come mai? mi chiese, increspando la fronte e voltandosi dalla mia parte.
Ha detto che gli uomini non gli piacciono....
Va bene, vorr dire che ti aspetter fuori replic ridacchiando nervosamente. Eravamo quasi giunti a destinazione, il palazzo di Genevive si trovava subito dopo il semaforo successivo.
Che cosa ne sar della concessionaria? provai a chiedergli, cambiando argomento.
La restituir a Uesugi, non vedo altra scelta.
Anche se ritroveremo i soldi?.
S, anche se ritroveremo i soldi. Ieri ne abbiamo discusso, non voglio avere pi nulla a che fare con quella gente.
Naruse parcheggi la macchina davanti al palazzo di Genevive. L'orologio al centro del cruscotto segnava gi le dieci passate: avevo fame, il mio stomaco stava brontolando.
A proposito, non abbiamo cenato.
S,  vero, ma io volevo fare l'amore con te... mi disse guardandomi negli occhi. Poi mi tir a s per un braccio e mi baci dolcemente sulle labbra.
Io vado, aspettami qui dissi, allontanandolo con gentilezza.
Schiacciai il pulsante del citofono.
Chi ? mi rispose subito Genevive, con la solita voce acuta ma roca.
Sono io, Murano.
Ah, brava, hai seguito il mio consiglio mi disse, aprendomi il portone.
Salii di filato da lei. Senza nemmeno darmi il tempo di bussare, mi apr la porta e mi fece cenno di entrare.
Prego, vieni dentro mi disse. Indossava la sua lunga veste nera e un velo dello stesso colore che le copriva il capo e il volto. Evidentemente era senza trucco e non voleva farsi vedere. Mi condusse nella stessa stanzetta della volta precedente, quindi mi invit ad accomodarmi sulla sedia.
Scusami tanto per averti costretta a venire a quest'ora mi disse, ridendo col naso. Domani parto, perci ti ho messo fretta.
Ah s? E dov' diretta?.
Mmh, mi vergogno un po' a dirlo... a Saipan rispose imbarazzata, chinando il capo. Poi, come se mi avesse letto nel pensiero, sollev la mano e, agitandola, aggiunse: No, no, non ti ho mica fatta venire perch mi servono i soldi per il viaggio, sia chiaro.
S, lo so, non si preoccupi.
Il fatto  che ho ricevuto un contatto.
Da dove? Da chi? chiesi cercando di scrutarla in viso, divorata dalla tensione.
Come da dove e da chi? Ti sto parlando dell'aldil, del mondo degli spiriti,  ovvio.
L'aldil, il mondo degli spiriti... Rimasi senza parole, sembrava una roba da manga e film dell'orrore. Allora Genevive, evidentemente accortasi della mia perplessit, aggiunse in tono ancor pi serio: Poco fa, subito dopo aver fatto il bagno, ho pensato di colpo a Yoko. E in quel preciso istante ho sentito delle vibrazioni fortissime e ho avuto la rivelazione. Yoko, in questo momento, si trova a ovest, vicino al mare.
A ovest? Vicino al mare? domandai, sforzandomi di dissimulare la mia delusione.
S, esatto replic con estrema convinzione, accompagnando le parole con cenni del capo.
Non credo di aver capito bene, mi sembra tutto un po' vago... Sta forse dicendo che Yoko potrebbe essere a Kamakura o da quelle parti?.
Perch proprio a Kamakura?.
Non lo so, l'ho detto cos, forse perch devo andarci domani.
Le informazioni che ricevo dall'aldil non sono mica cos precise. Per sento che Yoko non  lontana... S, potrebbe anche essere a Kamakura o l vicino.
Mi aveva preso per stupida? Come poteva pensare che avrei creduto alle sue parole? Mi pentii amaramente di essere andata l. Aveva ragione Naruse, stavamo solo perdendo tempo.
Non mi credi? mi chiese di colpo, in tono stizzito. Poteva anche trattarsi di un semplice ciarlatano, come sosteneva Naruse, ma era indubbio che il suo intuito funzionasse a meraviglia.
Il fatto  che l'altra volta lei mi ha detto una cosa completamente sbagliata replicai senza perdere la calma. Oggi sono andata dalla moglie di Naruse e, a quanto pare, le cose stanno all'esatto contrario:  stata Yoko a perseguitare quella donna e a combinargliene di tutti i colori.
No, non  cos!  pazzesco! reag Genevive alzando la voce, con la massima indignazione. Mi avevi detto di essere una cara amica di Yoko, ma evidentemente non  vero, sai poco o nulla di lei. Yoko  sempre stata sincera nei miei confronti, non mi ha mai mentito. Lei si fida ciecamente di me, sa che sono la sua unica e preziosa alleata, mi dice tutto. Tu, per esempio, lo sapevi che Yoko ha un piercing alla vagina?.
Un piercing alla vagina? ripetei incredula. Veramente... no.
E io ti dico che  cos, prova a chiederlo a Naruse, lui dovrebbe saperlo, no? Se ti dir che  una balla, allora potrai dirmi che sono una bugiarda.
A giudicare dalla sua reazione, Genevive doveva tenerci in modo particolare a essere ritenuta una persona degna di fiducia e pronta a fare il bene del prossimo. Molto probabilmente avevo finito col ferirla nell'orgoglio. In ogni caso non sapevo che Yoko avesse un piercing alla vagina.
Per una veggente come me ci tenne a precisare alla fine, la fiducia  tutto,  la vita. Perci, se non mi credi, non potr pi dirti la verit. Mentre pronunciava quelle parole, tutta risentita, tracci il numero tre sul quadernetto che teneva davanti a s. Trentamila yen: era il costo per la sua consulenza. Senza avere altra scelta, presi tre banconote da diecimila dai centomila yen che mi aveva dato Naruse e gliele allungai.
Grazie disse sorridendo sotto il velo, ritrovando come d'incanto il buon umore.
Quando tornai alla macchina e comunicai a Naruse ci che mi aveva detto Genevive, lui reag con una smorfia di disgusto, scuotendo ripetutamente la testa.
Un contatto dall'aldil? Assurdo! sbott.
Ha detto che Yoko si troverebbe a ovest, vicino al mare.
Andiamo a mangiare qualcosa,  meglio replic lui freddamente, con gli occhi spenti e facendo spallucce, senza pi nemmeno l'ombra della passione di poco prima.
Andammo a Shibuya e ci infilammo in un ristorantino thailandese, giusto in tempo per una cena a tarda ora.
Siamo fregati, non abbiamo concluso ancora nulla si lament Naruse, sottolineando che eravamo fermi a un punto morto.
Scusami, devo farti una domanda indiscreta gli dissi, lasciando perdere il suo commento pessimistico.  vero che Yoko ha un piercing alla vagina?.
Naruse fece una faccia stranita, come se non avesse la pi pallida idea di cosa stessi parlando. Poi, dopo averci pensato un po' su, fece di no con la testa.
No, non ce l'ha afferm con decisione.
A quanto pare, a Genevive avrebbe detto l'esatto contrario.
Secondo te, a parte tutto, Yoko  una persona assolutamente pura e onesta? mi chiese in tono leggermente incollerito. Non hai mai pensato che possa avere il brutto vizio di dire le bugie, o addirittura che possa essere una bugiarda patologica?.
Una bugiarda patologica? A dire il vero, non ero mai arrivata a pensare una cosa del genere, per so bene che ha la tendenza a spararle un po' grosse, di tanto in tanto. Anche se con qualche riserva, ero abbastanza d'accordo con Naruse. Yoko, nel bene e nel male, era una persona molto pi ambiziosa della media, le piaceva darsi delle arie e porsi al centro dell'attenzione.
Solo la tendenza? Di tanto in tanto? esclam Naruse fissandomi a occhi spalancati. Per dirtene una, mi ha raccontato di essere cresciuta in una grande casa, circondata da un esercito di domestici e servitori. E mi ha anche detto che sua madre apparteneva a una famiglia dell'alta aristocrazia ed era vissuta come una principessa, per cui non era assolutamente in grado di svolgere le faccende di casa e incombenze del genere. Ti assicuro che questa  roba da poco, me ne ha raccontate a bizzeffe, di tutti i colori e molto pi clamorose. Ero senza parole, rimasi impietrita a guardare Naruse, il quale aggiunse, con una faccia cupa e sconsolata: Perci, anche riguardo al fatto di Berlino, non so davvero cosa pensare.
Ti stai riferendo alla parte delle bozze in cui scrive di aver assistito all'omicidio di Kreuzberg?.
S. Nella videocassetta che hai portato ci sono dei notiziari di una rete televisiva tedesca, no? A te le conclusioni.
Ah... mi limitai a esclamare, coprendomi la bocca con la mano. In effetti, guardando quei telegiornali e con un minimo di fantasia, non sarebbe stato impossibile scrivere di quell'avvenimento sostenendo di avervi assistito di persona.
Yoko non scrive romanzi prosegu Naruse, ma ci mette comunque molto del suo e punta spesso all'effetto spettacolare, vuol fare colpo, vuole primeggiare. Mi sbaglio, forse? Fa sempre cos, non solo nei suoi libri, ma anche nella vita reale. Lo ha fatto con mia moglie, con quell'indovino da strapazzo e anche con te e con me.
S, probabilmente hai ragione replicai scoraggiata. E intanto mi venne in mente che l'indomani avrei dovuto chiamare l'avvocato Tawada, anche se le mie speranze di cavarvi fuori qualcosa di buono erano ormai ridotte all'osso.
A proposito, non abbiamo pi parlato di quella cosa di cui mi avevi accennato prima, a casa tua mi disse Naruse, versandosi nel bicchiere quel che restava della sua birra Singha, ormai tiepida. Rimasi a fissare per alcuni secondi quel liquido color ambra del tutto privo di schiuma.
Quale cosa? gli chiesi.
Questa rispose, ponendo sul tavolo la collana con la perla nera. La catenina d'oro e la perla nera dalle sfumature grigio ardesia erano bellissime, luccicavano intensamente.
Sbaglio o mi avevi accennato di aver notato qualcosa di strano?.
S, ho avuto l'impressione che rispetto a domenica notte in quell'appartamento ci fosse qualcosa di diverso. Non  che nel frattempo Uesugi ha mandato qualcuno dei suoi a dare un'altra occhiata?. Naruse scosse il capo, quindi mi esort a proseguire. Non ho notato nulla di preciso, per sono sicura che la posizione di alcune cose era cambiata. La sedia ribaltata sul tavolo, per esempio, non era nella stessa posizione dell'altra volta, ne sono quasi certa.
Quindi, secondo te, in questi giorni qualcuno  stato l... Yoko, forse?.
S, direi che non  da escludere.
E perch mai lo avrebbe fatto? Non vedo per quale motivo avrebbe dovuto rischiare cos tanto.
Magari per cercare questa dissi indicando la perla nera, la sua preziosa collana.
Ma va',  impossibile.
Tutt'a un tratto mi ricordai di Yukari. A proposito, in uno dei cassetti della scrivania di Yukari, c'era la macchina fotografica che Yoko diceva di aver perso.
Ma di che parli? mi chiese Naruse, sollevando di colpo le sopracciglia.
L'altro giorno, quando sono andata all'ufficio di Yoko, Yukari non c'era e mi sono messa a rovistare un po' in giro. L'ultimo cassetto della sua scrivania era chiuso, ma ho trovato la chiave e l'ho aperto. E dentro, come ti dicevo, infilata in un sacchetto di carta, c'era la macchina fotografica di Yoko.
Hai trovato altro?.
S. Questa mattina, per caso, mi sono accorta che nella borsa aveva un foulard Herms che apparteneva a Yoko. Naturalmente  possibile che glielo abbia regalato la stessa Yoko, per....
Naruse si prese il mento tra le dita e assunse un'espressione meditabonda. I suoi occhi affilati brillavano di una luce azzurrognola, simili a quelli di una belva nella notte.
Certo che  strano mugugn.
S, anch'io non riesco a fidarmi di quella ragazza.
Adesso che ci penso, Yoko si lamentava spesso di non riuscire a trovare le sue cose, ma io non ci facevo caso pi di tanto e attribuivo il tutto a una questione di semplice negligenza.
Anch'io, uguale!.
Ci guardammo negli occhi, pensando la stessa cosa.
Tu sai dove abita Yukari? mi chiese Naruse allarmato.
E io gli risposi subito di s con un lieve cenno del capo.

10.

Yukari mi aveva scritto il suo indirizzo su un foglietto, abitava in una zona periferica del quartiere di Nerima. Io e Naruse ci immettemmo su Kan'nana-dori in piena notte, pervasi da un senso di speranza misto a un fosco presentimento.
Gocce di pioggia cominciarono a picchiettare il parabrezza. Il cattivo tempo era tornato, dopo due giorni di piena estate. Sembrava quasi si fosse trattato solo di un breve intervallo, un istante purtroppo fugace e passeggero. Avevo la sensazione che anche ci che era accaduto fra me e Naruse si fosse consumato come in un sogno, portato definitivamente via da quella pioggia. Forse dipendeva in parte da questo il presentimento infausto di cui mi sentivo preda in quel momento.
Sta piovendo... borbott Naruse con voce sconsolata, gi di corda forse anche pi di me.
Posso farti una domanda su Yoko? gli chiesi dopo essermene stata per un po' in silenzio.
Di' pure mi rispose, dando gas e volgendo per qualche attimo lo sguardo dalla mia parte, mentre superavamo il cavalcavia di Koenji.
Quando l'hai conosciuta, che cosa ti ha colpito di pi in lei?.
Mmh... mugugn, prendendo tempo. Forse la sua grande energia. S, la sua positivit, la sua freschezza.
Quindi ti piacciono le donne forti?.
Si mise a ridere, poi ribatt: Perch, tu pensi che Yoko sia una donna forte?.
In effetti... no risposi con un filo di voce, dopo averci pensato un po' su. Yoko era una roccia solo in apparenza. In realt era brava a compensare la sua fragilit interiore e le sue paure facendosi scudo di una straordinaria ambizione, quell'ambizione che nasceva dal suo essere una semplice diplomata pronta a prendersi la sua rivincita. Dopotutto la sua stessa predilezione per un certo tipo di vita all'insegna del lusso e ancor di pi l'ossessione per il successo la dicevano lunga al riguardo.
E che mi dici di tua moglie?.
Be', lei pi che essere una donna veramente forte  una di quelle persone convinte che la forza e il potere siano nel denaro.
Se non ho capito male, i soldi non le mancano, perci questo fa di lei una donna piena di potere e molto forte commentai con una certa ironia, mentre mi affiorava alla mente l'espressione fiera e trionfante di quella donna quando mi aveva detto che il negozio di antiquariato glielo aveva lasciato in eredit suo padre, facendomi intendere che proveniva da una famiglia molto benestante.
Be', s. In ogni caso, quella donna non cambier mai. E forse  per questo che a un certo punto mi sono stancato di lei e ho visto in Yoko la possibilit di una nuova vita. C' stato un periodo in cui ero convinto che grazie a lei sarei cambiato anch'io.
Un periodo ormai passato, giusto?.
Purtroppo s. Quel sogno  svanito.
Nel senso che ci hai rinunciato?.
Non esattamente... mi rispose, riflettendoci bene e soppesando le parole. La verit  che a un certo momento mi sono reso conto che Yoko non  in possesso di una forza tale da cambiare le persone.
Tu ce l'hai questa forza?.
Credo di s replic in tono ambiguo, quasi volesse convincersene in quello stesso istante.
E funziona bene? Ha effetto sugli altri?.
Questo non posso essere io a giudicarlo, ma ritengo di s.
Dunque potrebbe anche essere accaduto l'esatto contrario: Yoko potrebbe essere cambiata sotto la tua influenza.
Pu darsi. Per, fondamentalmente, Yoko  una donna che non vuole cambiare, che si piace cos com'.
Proprio come tua moglie stavo per dirgli, ma riuscii a trattenermi. In realt, a mio avviso, Yoko si era intestardita con la moglie di Naruse proprio perch le piaceva e aspirava a diventare come lei. E Naruse, convinto di essere superiore e di potersi permettere di starsene a osservare le due donne darsi battaglia, doveva essersi sentito particolarmente forte e inorgoglito. Trovarsi in una posizione del genere, nell'ambito di una relazione sentimentale, gli aveva forse dato l'illusione di stringere in mano lo scettro del comando.
Tu sei sempre molto sicuro di te, vero?.
Non mi rispose, forse aveva interpretato la mia affermazione semplicemente come una critica sarcastica. Allora mi ammutolii anch'io. Nel frattempo la pioggia era aumentata d'intensit, adesso l'acqua veniva gi a dirotto. Naruse fu costretto a regolare i tergicristalli alla massima velocit.
Posso farti anch'io una domanda? mi chiese di colpo.
Prego.
Per riguarda la tua vita matrimoniale....
Il taxi che ci procedeva, forse perch qualcuno sul ciglio della strada aveva sollevato la mano per fermarlo, azion tutt'a un tratto le frecce d'emergenza e rallent bruscamente. Naruse, senza farsi prendere dal panico, si spost con fare esperto da un lato e lo sorpass con decisione.
Non c' problema, chiedi pure risposi, dopo aver atteso la fine di quella manovra pericolosa.
Quando ti sei sposata, non credevi di poter cominciare una nuova vita? Non pensavi, sposando quella determinata persona, di voler cambiare almeno una parte di te?.
S, certo che lo pensavo....
In quel momento non potei fare a meno di andare con la mente al periodo in cui io e Hiroo eravamo sposati e vivevamo insieme. Un periodo molto breve, durato appena due anni. Dopo, per lavoro, lui fu sballottato a destra e a manca in diverse parti del Giappone e poi a Giacarta. Nel corso dei due anni da novelli sposini, nel nostro nido d'amore a Meguro, vivevamo l'uno per l'altra, niente sembrava in grado di scalfire la nostra unione. Insieme avevamo creato qualcosa di nuovo che apparteneva solo a noi due, ma purtroppo quel qualcosa, a distanza di tempo, risult distrutto e sepolto. Quando cominciai ad avvertire i primi scricchiolii, ovvero appena mi accorsi che la vita insieme a Hiroo iniziava a risultare monotona e noiosa, provai a compensare tuffandomi nel lavoro, nella speranza di ritrovare me stessa e di ridare al mio io quel senso di realizzazione perduto con la vita matrimoniale. Inutile dire che l'incontro fortuito con Yoko, cos piena di energia e voglia di fare, ebbe un ruolo determinante. Lei faceva per me da specchio, la invidiavo, mi rammaricavo di non essere libera come lei. Ben presto, molto pi che la vita mite e sempre uguale con Hiroo, cominciai a sognare un'esistenza simile a quella della mia vecchia compagna di liceo. In fondo era abbastanza normale che fosse cos, ero giovane e affascinata da tutto ci che Yoko rappresentava, da tutte le cose che lei sembrava stringere saldamente in pugno: le continue lodi e l'ammirazione altrui per essere stata in grado di farsi strada da sola, il successo e la ricchezza, uomini attraenti e di classe. Quando comunicai per la prima volta a Hiroo la mia volont di separarmi, lui mi giur tra le lacrime che avrebbe fatto uno sforzo e che sarebbe cambiato e mi preg quasi in ginocchio di non abbandonarlo. La sua reazione non fece altro che acuire il mio male interiore, a poco a poco presi addirittura a odiarlo, a provare ribrezzo nei suoi confronti. Eravamo finiti in un pantano, all'inizio non ce n'eravamo quasi accorti e avevamo preso la cosa alla leggera, ma alla fine, in quel pantano, ci sprofondammo senza pi riemergere. Perch ci eravamo complicati la vita fino a quel punto? Come era possibile che le cose fossero precipitate in quel modo? Non riuscivo ancora a spiegarmelo fino in fondo, continuavo a trovarlo alquanto sorprendente.
Allora? mi sollecit Naruse, riportandomi alla realt.
Il problema  che lui era in ogni senso un tipo al quale i cambiamenti non piacevano. Dentro di me sapevo che, se fosse stato solo per lui, non sarei mai cambiata, sarei rimasta sempre la stessa senza mai evolvermi. Avevo compreso abbastanza presto che cambiare dipendeva solo ed esclusivamente da me, dalle mie forze. Ma lui non voleva che io cambiassi, voleva che restassi la ragazzina di sempre e che le cose tra noi non mutassero mai. Lui e io, noi due da soli, per sempre....
Sei stata estremamente razionale, dov'era la passione? mi chiese Naruse, biasimandomi apertamente. In effetti ci aveva visto giusto, aveva ragione, e difatti le sue parole mi si conficcarono nel cuore. Normalmente si dovrebbe cambiare insieme, col passare del tempo. In una coppia si agisce in due, soprattutto se si tratta di cose importanti, altrimenti non ha senso. Molto probabilmente lui non voleva che tu cambiassi perch aveva intuito che avresti finito con l'allontanarti, si era accorto che volevi cambiare da sola, senza di lui. In poche parole, non avevi una vera coscienza di coppia, agivi egoisticamente. A un certo punto hai rinunciato a scrivere la vostra storia, hai cancellato tutto. Non avresti mai dovuto sposarlo.
S, forse hai ragione replicai in tono sommesso, chinando il capo.
Mi dispiace, ho esagerato si scus, prendendomi la mano e stringendomela forte. Chi sono io per dirti certe cose? Il mio matrimonio  fallito miseramente, sono un uomo divorziato.
Forse io e Naruse ci assomigliavamo pi di quanto pensassi. Non ci aspettavamo nulla dal prossimo, non ci fidavamo degli altri, eppure continuavamo a sognare qualcosa. Era molto probabile che un giorno o l'altro, senza nemmeno accorgercene, saremmo rimasti completamente isolati dal resto del mondo.
E ti senti incredibilmente solo, non  vero? dissi scherzando, anche per alleggerire la tensione, riuscendo a farlo sorridere.
Cosa ti piaceva di lui? mi chiese.
La sua gentilezza, credo. Era un uomo buono, tranquillo.
Ero certo che ti piacessero uomini del genere, anche se incapaci di renderti felice. Uno come me non avrebbe nessuna possibilit con te, vero? Sono irascibile, cambio facilmente umore e non vado mai per la stessa strada. Se per assurdo noi due ci sposassimo, non faremmo altro che litigare.
Adesso anche lui si era messo a scherzare, per fortuna avevamo recuperato un po' di buon umore e avevamo smesso di ferirci a vicenda, almeno per il momento.
Mi misi a guardare lo stradario nel tentativo di vincere il sonno. La notte precedente avevo dormito solo un paio d'ore e il breve riposo pomeridiano mi aveva giovato poco o nulla.
Hai sonno? mi chiese nel vedermi sbadigliare, guardandomi negli occhi con estrema dolcezza.
Un po'.
Se quell'idiota che pretende di fare il veggente non avesse telefonato, a quest'ora staresti dormendo tranquilla e beata.
Senza volerlo, mi scapp una risata. Dalla domenica precedente, quando tutto era cominciato, non ero pi stata in grado di dormire sonni tranquilli. Ci ero riuscita un'unica volta, ma solo grazie all'aiuto della provvidenziale compressa di Halcion. Poi mi venne in mente che il commento di Naruse voleva alludere anche al fatto che, se non fossimo stati interrotti da quella telefonata, avremmo fatto l'amore. E allora sperai che presto si ripresentasse l'occasione per andare a letto con lui. Ma quella speranza dur solo pochi istanti: non saprei dire perch, ma mi bast voltarmi dalla sua parte e osservare il suo profilo austero, gli occhi puntati fissi sulla strada, per dedurre che molto difficilmente ci saremmo ritrovati in una simile dolce situazione.
Dovremmo quasi esserci mi disse svoltando a sinistra poco prima di Mejiro-dori. Il palazzo dove abitava Yukari, verificando l'indirizzo sullo stradario, non sembrava difficile da raggiungere: si trovava a ovest di Mejiro-dori, oltre l'incrocio con Kanpachi-dori.
Tuttavia, giunti sul posto, ci rendemmo conto che si trattava di una piccola area residenziale composta da una fitta rete di stradine anguste, dove era assai complicato orientarsi. Anche per colpa della pioggia insistente, impiegammo circa un'ora per individuare la palazzina di legno in cui alloggiava Yukari.
Era l'una di notte, non era affatto un'ora consona a una visita improvvisa, ma Naruse insistette che non avevamo altra scelta. Le luci all'interno dell'appartamento erano spente. Naruse suon pi volte il campanello, ma nessuno venne ad aprirci.
A quanto pare non  in casa dissi.
Per caso hai una forcina o qualcosa del genere? mi chiese. Era pi che mai intenzionato a fare irruzione in casa, ma purtroppo la porta non era una di quelle che si potevano aprire con una semplice forcina.
Io aspetto che Yukari torni mi disse accompagnandomi fuori in strada, chiaramente deluso. Tu va' a casa e riposati.
Ma... provai a oppormi. Allora mi mostr il cellulare e mi rassicur dicendo: Non preoccuparti, se succede qualcosa, ti telefono.
D'accordo.
Lo salutai, mi portai a passo svelto sulla strada principale e fermai un taxi. Dopo aver comunicato all'autista il mio indirizzo, mi sentii inaspettatamente lucida, la mia mente lavorava ancora a pieni giri, nonostante fossi fisicamente distrutta. Ero stanca, s, ma in un modo decisamente strano e discontinuo. Senza nulla da fare, provai lo stesso a rilassarmi, sprofondando nell'ampio sedile posteriore del taxi.
Entrata in casa, i miei occhi andarono alle lenzuola stropicciate sul letto e mi venne ancora una volta in mente ci che era successo tra me e Naruse. Di cosa si trattava esattamente? Non riuscivo a mettere bene a fuoco il motivo alla base di quell'episodio. Il mio cuore, non so perch, si sforzava di negare che fossi attratta da quell'uomo.
Mi abbandonai sul letto disfatto e mi lasciai subito prendere dal sonno.
L'indomani mattina fui svegliata dallo squillo del telefono. Erano gi le otto passate. Pensando che potesse essere Naruse, mi alzai di scatto e corsi a rispondere.
Pronto?  casa Murano?. Era la voce chiara e squillante di un uomo, ma non era quella di Naruse. Sono l'avvocato Tawada.
Salve, sono Murano Miro....
Ah, salve, salve, piacere di conoscerla.
Piacere mio....
Sono rientrato prima del previsto e la mia segretaria mi ha riferito che mi aveva cercato. In che cosa posso esserle utile? Mi dica pure. Conosco molto bene suo padre, lui  sempre stato molto disponibile nei miei confronti.
S, ho chiamato ieri cominciai a dire, ma poi mi bloccai, ripensando alle parole di Naruse e alla possibile messinscena di Yoko. A quel punto, forse, non aveva pi senso ricorrere alla consulenza dell'avvocato Tawada. Ma lui, senza nemmeno darmi il tempo di riflettere, mi propose con estrema solerzia di vederci.
Potrebbe venire qui da me alle dieci? mi chiese. A quell'ora non ho appuntamenti e potr dedicarle un po' di tempo.
Il suo ufficio si trovava a Ichigaya. Annotai l'indirizzo esatto su un pezzo di carta.
Fuori, il rumore della pioggia era persistente e costante, era facile intuire che non avesse smesso di piovere neanche per un attimo. Il cielo, cupo e dalle tonalit grigio antracite, si estendeva a perdita d'occhio, senza un minimo squarcio di luce. La stagione delle piogge era tornata in grande stile.
Mi voltai verso il letto con immenso rammarico, tentata dal desiderio di infilarmi di nuovo sotto le lenzuola. Quando c'era la bassa pressione, la testa mi diventava pesante e mi prendeva un sonno pazzesco. Mi sentivo spossata, priva di forze. Tuttavia non potevo permettermi di lasciarmi sopraffare dalla prostrazione, era gioved e mancavano solo due giorni alla scadenza fissata da Uesugi. Mi preparai un caff e attesi che il sonno passasse. Mentre mettevo un po' in ordine, il telefono squill di nuovo.
Pronto? Sono Naruse.
Yukari?.
Niente, sono rimasto ad aspettare fino a poco fa, ma non  tornata. Adesso sono in concessionaria, ho bisogno di dormire almeno un paio d'ore. Ti dispiace se ci vediamo dopo, direttamente all'ufficio di Yoko?  probabile che l troveremo Yukari.
Gli dissi che mi stava bene, ma che prima avevo appuntamento con l'avvocato Tawada a Ichigaya.
Ho capito mi fece. Allora risentiamoci pi tardi. Chiamami tu, d'accordo?.
Va bene risposi. Poi finalmente mi preparai per uscire.
All'ufficio dell'avvocato Tawada ci andai in metropolitana. Uscita dalla stazione di Ichigaya, mi incamminai lungo la salita che portava alla Nippon Television e trovai il palazzo di Tawada suppergi a met strada. Non ebbi alcuna difficolt a individuarlo perch, proprio come mi aveva detto lui stesso al telefono, si trattava di un vecchio edificio con uffici, negozi e ristoranti che spiccava in mezzo agli altri. Dentro, accanto alle cassette in metallo della posta, c'era un pannello con le informazioni relative a ogni piano. Lo spazio riservato all'ultimo piano era occupato da una targa con su scritto: Ufficio avv. Tawada Ichiro. Dando una rapida occhiata alle altre targhe, mi resi conto che non c'erano ditte di una certa grandezza, ma solo piccoli uffici privati.
Salii all'ultimo piano e suonai il campanello. Vennero ad aprire subito, dopo appena due o tre secondi.
 permesso? chiesi a bassa voce.
Ah, salve mi salut l'uomo che aveva aperto la porta. Era un tizio sulla cinquantina, alto e ben piazzato. Evidentemente si trattava dell'avvocato Tawada in persona. Indossava un completo di modesta fattura, di quelli che portano solitamente i tecnici e gli ingegneri di grosse aziende. I calzettoni, in particolare, si abbinavano molto male al vestito. In poche parole si trattava di un uomo tutt'altro che elegante, ma aveva uno sguardo molto sveglio e sembrava estremamente dinamico.
Prego, prego, venga dentro mi sollecit.
Lo seguii senza indugiare. C'erano ovunque cataste di fascicoli e documenti che arrivavano fin quasi al soffitto, segno di molto lavoro ma anche di scarso ordine ed eccessiva negligenza. Tawada mi fece accomodare in uno spazio angusto, ricavato grazie a un pannello divisorio. Ci stavano a malapena un piccolo divano e due poltrone in similpelle nera. Non appena mi fui seduta, arriv una donna di mezza et dall'aspetto sobrio e tranquillo e mi serv del t verde; si trattava certamente della segretaria che mi aveva risposto al telefono.
Dunque lei  la figlia di Murazen, eh? Non gli assomiglia quasi per niente mi fece Tawada scrutandomi in viso, con la franchezza tipica di chi  abituato a dire le cose in faccia.
S, lo so, me lo dicono spesso.
Una cosa non mi  chiara: lei ha ereditato la professione di suo padre?.
No, no negai con decisione, scuotendo il capo da una parte all'altra. Il fatto  che sono rimasta coinvolta mio malgrado in una situazione piuttosto spiacevole.
Una situazione in cui c'entra la criminalit organizzata? mi chiese lui, aggrottando le sopracciglia.
All'apparenza no, ma sotto sotto parrebbe proprio di s risposi evasivamente, senza per questo mettere in difficolt l'avvocato, il quale annu lentamente, mostrando di aver afferrato in pieno il significato delle mie parole.
Allora, mi dica, che cosa posso fare in concreto per lei?.
Mio padre mi ha detto che lei conosce molto bene gli ambienti dell'estrema destra e dei gruppi neonazisti giapponesi. In effetti, io sto cercando una donna che in qualche modo potrebbe avere a che fare con i neonazisti in Giappone.
Una donna che in qualche modo potrebbe avere a che fare con i neonazisti in Giappone... ripet molto adagio Tawada, incrociando le braccia sul petto e mettendosi a pensare. Intanto gli allungai le bozze del libro di Yoko, indicandogli il punto in cui si parlava dell'omicidio di Kreuzberg. Lui inforc prontamente gli occhiali da presbite e cominci a leggere con attenzione, mentre io sorseggiavo tranquilla il mio t.
Questa cosa  davvero interessante comment dopo un poco, sollevando lo sguardo.
S, infatti. La donna di cui le accennavo, sulla quale spero di ottenere qualche informazione,  la prostituta dalla parrucca bionda - forse una giapponese - di cui si parla in quelle pagine.
E questa Usagawa Yoko?.
Lei, dopo aver scritto questo reportage,  scomparsa insieme a un bel po' di quattrini. Ed  l che  iniziato il problema in cui mi trovo coinvolta.
Dunque, se non ho capito male, lei vuole scoprire se esiste una qualche relazione tra Usagawa Yoko e la prostituta bionda, giusto?.
No, non  precisamente questo che vorrei sapere, credo che tra loro due non esista alcun legame, probabilmente Yoko ha lavorato molto di fantasia. Piuttosto, subito dopo, Yoko ha rivelato ad alcune persone di avere un grosso scoop tra le mani e di voler apportare importanti modifiche al suo reportage. Ora, il problema  che il floppy in cui avrebbe salvato la nuova versione non si riesce a trovare da nessuna parte, e allora ho pensato che questo potrebbe avere in qualche modo a che fare con la sua scomparsa improvvisa e con la faccenda della prostituta bionda.
Ah, bene, adesso  stata molto pi chiara. Mi scusi solo un attimo mi disse, alzandosi in piedi e allontanandosi. Torn dopo qualche minuto, portando con s un mucchio di fascicoli e raccoglitori di vario tipo e dimensioni.
Non so se potr realmente esserle di aiuto, ma almeno voglio provarci mi disse a mo' di preambolo, lanciandosi in un lungo discorso. In realt, in Giappone, non ci sono veri e propri neonazisti, almeno se intendiamo il termine in senso stretto. Come lei ben sa, i neonazisti proclamano la superiorit della razza ariana e disprezzano tutte le altre, compresa la nostra. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccoli delinquenti con un basso grado di istruzione. E altrettanto spesso, a differenza dei gruppi di destra, non sono dotati di un'organizzazione solida e non hanno alle spalle un autentico impianto ideologico. Mi scusi se le dico cose di cui  gi al corrente, lo faccio giusto per dare un quadro preciso. Allora, dunque, venendo ai motivi alla base del recente aumento di neonazisti nell'ex Germania Est, sono due i pi importanti da considerare, il fattore economico e l'attuale situazione di crisi. In seguito all'unificazione delle due Germanie, si pensava che in breve l'Est avrebbe raggiunto lo stesso livello dell'Ovest, assicurando ai cittadini di entrambe le parti un medesimo tenore di vita. Tuttavia, come probabilmente lei ben sa, questa previsione si  rivelata presto errata. Inoltre, a peggiorare la situazione, un gran numero di stranieri ha continuato a valicare i confini tedeschi con speranza e ottimismo, creando gravi scompensi nel mondo del lavoro. Questo ha finito col destare l'avversione dei cosiddetti neonazisti e l'aumento della xenofobia. Un altro motivo va ricercato nella reazione alla caduta del comunismo, che ha causato la recrudescenza improvvisa dell'ideologia nazista, ovviamente schiacciata e repressa durante gli anni del potere comunista. In poche parole, riassumendo, l'unificazione tedesca ha provocato mutamenti sociali repentini e in parte inattesi, tradendo quasi del tutto le aspettative dei cittadini, in particolare di quelli dell'Est, i quali sognavano una vita migliore gi nell'immediato. Questo, inutile dirlo, ha suscitato un malcontento straripante, favorendo l'ascesa neonazista. Va inoltre ricordato che il problema dei profughi  diventato per l'ex Germania Ovest un tema politico urgente e di estrema importanza. Un numero sempre pi alto di cittadini tedeschi, purtroppo, tende a dichiararsi favorevole a misure repressive nei confronti degli stranieri e a schierarsi dalla parte degli ultranazionalisti. I vari partiti di destra, al fine di incrementare il consenso politico, non esitano ad attirare dalla loro parte i giovani neonazisti. Costoro, di conseguenza, pur essendo spesso in origine solo ragazzi scapestrati e piccoli teppisti, o anche semplici punk, si ritrovano di colpo a far parte di gruppi organizzati dell'estrema destra o addirittura di regolari partiti politici. In questo momento regna una gran confusione, pi o meno come  scritto nel reportage che mi ha appena fatto leggere, con dispute e gravi contrasti fra gruppi di destra e di sinistra, fra organizzazioni di etnie diverse e addirittura tra varie frange di neonazisti. L'avvocato Tawada s'interruppe di colpo, poi si giustific dicendomi: Mi scusi, eh, non vorrei sembrarle un professore che improvvisa una lezione.
No, no, per carit, continui pure, la sto seguendo con molto interesse.
Ah, bene. Dunque, venendo a noi, nei miei fascicoli non c' quasi traccia di cittadini giapponesi identificati come veri e propri neonazisti. Del resto, come le accennavo prima, definendosi neonazista un giapponese cadrebbe in contraddizione con se stesso, appartenendo a una razza cosiddetta di colore, quella gialla. Ho affrontato per esempio il caso di un negazionista dell'Olocausto, ma non per questo si trattava di un neonazista. Ora, di recente, hanno fatto notizia alcuni volantini inneggianti alla xenofobia e al razzismo affissi in diverse parti della citt e con la svastica nazista bene in vista.  anche in seguito a questo episodio che qui da noi si  cominciato a parlare di neonazismo. Ma le circostanze, inutile dirlo, sono completamente diverse rispetto alla Germania. In Giappone non si tratta di veri e propri neonazisti, bens di sparuti gruppi di nazionalisti esistenti da molti anni, i quali hanno probabilmente pensato di sfruttare l'attuale situazione tedesca nella speranza di mettersi in mostra. Se per parliamo di semplici ed entusiasti sostenitori della causa nazista, il discorso cambia, perch di gente del genere ce n' parecchia, purtroppo. Si tratta perlopi di innocui fanatici dediti al culto di Hitler, Gring e altri criminali nazisti, tra i quali ci sono anche individui attratti a livello feticistico dalle uniformi e da altri oggetti del Terzo Reich. Sono persone in qualche modo deviate, che per esempio si recano in viaggio in Germania e tornano con le valigie piene di vecchi cimeli nazisti, oppure che danno vita a piccoli gruppi di studio consacrati alla lettura di diari di guerra e altri libri di quell'epoca. In parole povere, a confronto con la situazione odierna della Germania, si tratta di una cosa da nulla, una sorta di strambo passatempo.
Mi saprebbe dire qualcosa di pi preciso su queste persone? Chi sono? Ne conosce qualcuna?.
In realt qui a Tokyo c' un negozio frequentato da molti di quei fanatici. Si trova nel seminterrato di una grande libreria, a Ochanomizu. Si chiama Panther.  gestito da Yamazaki Ryuta, un personaggio ben noto in quegli ambienti.
E donne non ce ne sono?.
Mmh, non saprei. Per forse nel gruppo di Yamazaki ce ne sar qualcuna. Io non ne conosco, perci non posso dirle nulla di preciso, mi dispiace.
Esiste qualche legame tra la destra giapponese e i neonazisti?.
Bah, non  da escludere, dal momento che ci sono diversi punti in comune: xenofobia, nazionalismo e cos via. Tuttavia, come dicevo poc'anzi, noi giapponesi siamo una razza di colore, per cui....
Vuole dire che fondamentalmente non ci sono legami importanti, giusto?.
S, o almeno cos credo.
Mentre Tawada parlava, avevo preso un bel po' di appunti, potevo ritenermi abbastanza soddisfatta.
Grazie mille gli dissi alla fine, mi  stato di grande aiuto.
Davvero? Sono contento. Nel caso dovesse decidere di continuare a svolgere questo tipo di lavoro, seguendo le orme di suo padre, sappia che sar sempre lieto di offrirle la mia collaborazione.
La ringrazio, ma non credo che prender mai una decisione del genere replicai mentre mi alzavo in piedi, abbozzando un mezzo sorriso.
Peccato concluse lui, guidandomi fino alla porta tra le innumerevoli torri di scartoffie, attento a non farle crollare.
Dopo aver lasciato l'ufficio dell'avvocato Tawada, per prima cosa guardai l'orologio: era gi mezzogiorno. Nel pomeriggio avevo appuntamento con Kawazoe, dovevo andare assolutamente da lui. Ma Ochanomizu non era lontano da Ichigaya, per cui decisi di prendere un taxi e recarmi prima di tutto l.
Non fu affatto difficile trovare il negozio di cui mi aveva parlato Tawada. Si trovava effettivamente nel seminterrato di una vecchia libreria, in un edificio vicino all'incrocio di Jinbocho.
Purtroppo, quando scesi le scale che portavano gi, trovai una saracinesca a rete che ostruiva il passaggio. Un foglio di carta l attaccato diceva: Chiuso il gioved. Non potendo fare altro, mi avvicinai e provai a sbirciare all'interno del negozio attraverso la saracinesca. Da una parte, su un grande scaffale alto fino al soffitto, erano allineati numerosi libri e riviste stranieri. Sembravano quasi esclusivamente pubblicazioni su armi, guerra e argomenti del genere. In un angolo, era visibile anche una pila di riviste porno straniere. A quanto pareva, si trattava di un'attivit commerciale ad ampio spettro. A conferma di ci, davanti alla parete di fondo, si distingueva uno di quegli appendiabiti metallici con le rotelle al quale erano appese giacche di uniformi militari di vario tipo e colore, soprattutto grigie e cachi. Era buio e non si riusciva a vedere bene ma, a giudicare dal forte odore di lana ammuffita, dovevano essere indumenti usati. In vetrina c'erano distintivi, mostrine, medaglie e altri piccoli oggetti, ma anche pistole giocattolo, fucili di legno, elmetti e stivali militari. A una delle pareti era affisso un pannello con delle fotografie in bianco e nero di Hitler e di altri ufficiali nazisti, messe insieme come fosse un collage.
Che sfortuna essere capitata in quel posto proprio nel giorno di chiusura settimanale. Rassegnata, tornai al piano di sopra e uscii fuori. Pioveva, tanto per cambiare, e avevo freddo alle mani e ai piedi, nonostante il caldo umido. C'era un tempo da cani.
Intanto mi era venuta fame, meglio mettere qualcosa sotto i denti. Giusto l davanti c'era un noto ristorante di soba: entrai dentro senza pensarci su due volte. Dopo aver ordinato, andai al telefono pubblico e chiamai Naruse. Mi rispose dopo un po' di tempo, con voce assonnata. Gli parlai brevemente dell'incontro con l'avvocato Tawada e del negozio chiamato Panther.
Purtroppo oggi era chiuso per riposo settimanale.  incredibile, molti negozi restano chiusi il gioved: la tua concessionaria, Panther, Marble Arch Market....
Mah, secondo me, non avresti scoperto niente di interessante comment Naruse in tono annoiato. Piuttosto, non dovevi andare da Kawazoe?.
Certo. Torno a casa a prendere la macchina di Yoko e ci vado subito.
E da Yukari?.
Mi sa che  impossibile, non farei in tempo. Vacci tu da solo.
D'accordo, ma dopo aver dormito un altro po'.
Doveva essere stanco morto. Il giorno prima sembrava pronto a seguirmi ovunque e invece adesso voleva continuare a dormire. Provai un certo sconforto e anche un senso di fastidio, in quanto mi ero appena accorta di contare molto su quell'uomo.
Subito dopo aver riagganciato, chiamai Kawazoe per la conferma dell'appuntamento.
Pronto, chi parla? Sono Kawazoe Katsura.
Buongiorno, sono Murano Miro. Ci siamo sentiti ieri, la chiamavo solo per confermarle che sto venendo da lei. Le va bene verso le tre?.
Va benissimo, la aspetto. Faccia con calma, sta piovendo, la strada  pericolosa mi rispose in tono gentile e premuroso. Prima che chiudesse la comunicazione, feci appena in tempo a udire, in sottofondo, la melodia familiare di un violino, sublime e incantevole.
Il traffico lungo l'autostrada Daisan Keihin da Tokyo a Yokohama era abbastanza scorrevole, ma la circonvallazione Yokohama shindo era pressoch congestionata. Mi ci volle oltre un'ora per superarla, forse avrei fatto meglio a prendere il treno. In macchina, unica consolazione, ero almeno al riparo dalla pioggia e dal vento forte.
Finalmente mi immisi sull'autostrada Yokohama-Yokosuka. Erano quasi le quattro. Assicurandomi che non ci fossero in giro pattuglie della polizia, mi spostai nella corsia di sorpasso e schiacciai l'acceleratore a tavoletta, sfiorando i centosessanta chilometri orari. Gli pneumatici sollevavano due ali d'acqua a destra e sinistra e di tanto in tanto, dove la pioggia si era accumulata, si produceva un breve effetto aquaplaning che mi dava la sensazione di scivolare sul ghiaccio. Mi rendevo conto che stavo correndo un gran rischio, ma non riuscivo a staccare il piede dall'acceleratore, spinta da una fretta insopprimibile.
Raggiunto lo svincolo di Asahina, mancava ormai poco a Nikaido. Rallentai e diedi un'occhiata veloce alla mappa della zona, che avevo fotocopiato nell'ufficio di Yoko. In quell'area di Kamakura, immersa in un verde lussureggiante, non era facile orientarsi. Fui costretta a fermarmi e a scendere pi volte dalla macchina, mappa alla mano, bagnandomi da capo a piedi. Finalmente, dopo aver girato in ogni direzione, riuscii a individuare l'abitazione di Kawazoe. Erano trascorse la bellezza di due ore e mezzo da quando avevo lasciato Shinjuku.
La casa si trovava al termine di un angusto passaggio scavato nella roccia, simile a un tunnel scoperto. Ci ero arrivata percorrendo una stradina non asfaltata che si incuneava in un terreno privato, fiancheggiata da rigogliose e verdeggianti erbe estive. Parcheggiai la macchina poco prima dell'ingresso alla stradina, larga tanto da consentire il passaggio di un solo veicolo per volta, e mi avviai a piedi, riparandomi con un piccolo ombrello. Quel passaggio nella roccia era buio e lungo oltre venti metri. A immaginarmelo di notte, mi vennero i brividi. Tra l'altro il varco era reso ancora pi scuro dalle piante rampicanti che lo ricoprivano a mo' di tettoia in prossimit dell'uscita.
Superato il passaggio, verso sinistra, a ridosso della montagna, sorgeva una vecchia casa tradizionale a due piani. Finalmente avevo raggiunto la mia meta, non poteva che essere quella la casa di Kawazoe. Forse perch ero all'aperto, in mezzo alla natura, circondata dal verde e dalla montagna, la pioggia sembrava essersi intensificata. Il suolo era ricoperto da una fanghiglia rossastra e scivolosa, e le mie adorate ballerine erano completamente inzaccherate di melma e fango.
Le luci all'interno della casa erano spente. Kawazoe, stanco di aspettarmi, era forse andato via? Assalita dalla preoccupazione, mi avvicinai in fretta alla porta d'ingresso. Non c'erano n il campanello, n il citofono.
C' qualcuno?  permesso? gridai mentre aprivo la vecchia porta scorrevole di legno. Nell'ampio vano d'ingresso col pavimento in terra battuta c'era solo un paio di vecchi e consunti sandali di paglia dalla stringa bianca. Era pieno di polvere, terra e fango essiccato, quasi in stato di abbandono, come se non si facessero le pulizie da lungo tempo. Ciononostante, la gardenia bianca posta su un ripiano dello scaffale per le calzature, bella e profumata, conferiva a quell'ambiente disadorno un tocco di ineffabile eleganza. Nel corridoio l davanti, di cui non si distingueva il fondo, era buio pesto.
C' qualcuno?  permesso? provai a ripetere, alzando ulteriormente la voce. Kawazoe-san, sono io, Murano!.
Rimasi ferma in attesa, ma non venne nessuno. Rassegnata, mentre mi accingevo a fare dietro-front, ripensai alla difficolt che avevo incontrato per arrivare fin l e decisi di entrare lo stesso, quanto meno per fare una telefonata. Mi sfilai le scarpe e mi spinsi cauta all'interno, ripetendo: Permesso? Permesso?, e cercando a tastoni l'interruttore della luce, mentre l'assito di legno del corridoio scricchiolava paurosamente. Alla fine riuscii ad accendere la luce: subito a destra c'era una porta, ma preferii proseguire.
Kawazoe-san,  in casa? provai a chiamare per l'ennesima volta. Niente da fare, nessuna risposta.
Intanto pensai di nuovo che non era stato affatto facile raggiungere quel posto e che ancor meno facile sarebbe stato andarsene via, ora che si approssimava l'imbrunire. Avrei dovuto ripercorrere quella specie di tunnel a ritroso, senza la luce di un lampione, sotto la pioggia. Mi sentii prendere dal panico, dovevo assolutamente tornare indietro prima del tramonto. Chiss dov'era finito il padrone di casa. Uno strano pensiero mi sfior la mente: non  che magari se ne stava nascosto da qualche parte trattenendo il fiato, per il solo gusto di mettermi paura? Dissi a me stessa di smetterla di pensare e di mantenere la calma, ma non era affatto facile.
A sinistra c'era una stanza in stile occidentale, la porta era aperta. Arrestai il passo e provai a guardare dentro: mi saltarono subito all'occhio il tappeto persiano invecchiato dal tempo che ricopriva buona parte del pavimento e la numerosa mobilia in stile rococ. Aveva tutta l'aria di un salotto. A fianco, in stile giapponese con tanto di tatami, c'era il soggiorno, dove spiccavano una bella e antica credenza e un grande braciere. C'erano anche uno splendido vassoio di lacca nera e una tazza da t in stile Bizen.
Kawazoe-san,  in casa?! Sono Murano! gridai stavolta con tutto il fiato che avevo in gola. Ma nulla cambi: nessuno si fece vivo, nessuna risposta. In fondo c'era la cucina, pavimentata con assi di legno, dove era sistemato un acquaio di dimensioni tanto ridotte che sembrava essere fatto per giocare alle donne di casa, un vecchio frigorifero e una grande dispensa in pregiato legno di zelkova. Mi avvicinai al piccolo acquaio e notai che dentro c'era un coltello sporco forse di mozzarella o di qualche altro formaggio fresco. Era la prova inequivocabile che qualcuno aveva pranzato l. Dov'era il padrone di casa? Perch non mi rispondeva?
Tornai indietro verso l'ingresso e provai ad aprire la porta sul lato destro, mormorando tra me: Niente da fare, dove diavolo si sar cacciato Kawazoe?. Dava accesso a un ambiente adibito a studio e stanza della musica: sugli scaffali e anche per terra erano ammassati libri in gran quantit, e in un apposito mobile c'erano migliaia di dischi e CD. Al centro della stanza c'era un leggio con una partitura, e su un mobiletto basso e largo di mogano l accanto diverse custodie di violino erano esposte in bella mostra, perfettamente allineate. Tutto lasciava supporre che fino a poco tempo prima qualcuno si stesse esercitando.
Kawazoe-san! Sono Murano! urlai ancora una volta, mentre mi avviavo su per una scala di legno che cigolava sotto il mio peso. Il corrimano era finemente intagliato e, come tutto il resto dell'arredo, contribuiva a conferire stile e personalit a quella vecchia casa. Certo che aggirarsi in un'abitazione sconosciuta durante un temporale, all'ora del crepuscolo, dava tutt'altro che belle sensazioni. Accendevo una dopo l'altra tutte le luci che trovavo a portata di mano.
Al piano superiore c'erano due camere, entrambe di sei tatami e in stile giapponese. In una il futon era steso per terra, disfatto. Era di ottima qualit e ben imbottito e la sua vista mi trasmetteva un che di sensuale, facendomi pensare che qualcuno vi fosse stato sdraiato fino a poco prima. Ad accentuare la mia sensazione, accanto al cuscino c'erano alcune cartoline erotiche dipinte a mano in stile tradizionale. Le raccolsi e mi misi a osservarle. Si trattava di disegni eseguiti su carta di riso con una penna a pennello nera, con le sole parti intime colorate di rosso. Quelle immagini erano molto vive e conturbanti: Kawazoe - ammesso che fosse stato lui a dipingerle - doveva essere dotato di un buon talento pittorico.
Kawazoe-san,  qui da qualche parte? Mi risponda, per favore! dissi ad alta voce mentre mi recavo nella camera accanto, sempre pi avvilita. Si trattava di una stanza alquanto misteriosa, del tutto priva di mobilia, con alcune carrucole appese al soffitto e grandi specchi alle pareti. Kawazoe, evidentemente dotato di un genio artistico poliedrico, utilizzava quella strana stanza solo per dipingere? In ogni caso, di lui non c'era traccia.
Mi guardai intorno perplessa, senza sapere cos'altro fare. Ormai avevo controllato pi o meno dappertutto, mi conveniva rientrare a casa prima che calasse la sera. Spensi tutte le luci del primo piano e tornai di sotto. Andai in salotto e mi avvicinai al telefono, un moderno apparecchio multifunzione munito di fax, in netto contrasto con il resto dell'abitazione. Mentre mi accingevo a sollevare il ricevitore, diressi casualmente lo sguardo verso il giardino. Era incolto e selvaggio, pieno di alberi e piante lussureggianti. Sembrava essere stato concepito apposta cos, di modo che salendo il declivio si entrasse nel cuore della montagna senza nemmeno accorgersene, nel rispetto assoluto della natura. Continuava a piovere a dirotto e il cielo era diventato pi scuro.
Di colpo un oggetto bianco si stagli nel mio campo visivo. Risaltava in maniera particolare, circondato dal verde intenso della nuova vegetazione, reso ancor pi vivido dalla pioggia. Sembrava un lenzuolo scosso dal vento o qualcosa del genere.
Uscii sulla veranda e provai a guardare meglio in quella direzione attraverso la vetrata. L'oggetto bianco era ancora l, come se fluttuasse nel vuoto. Nell'attimo in cui mi resi conto che forse si trattava di un kimono, sentii un brivido freddo corrermi lungo la schiena. Con mano tremante aprii il vecchio lucchetto della porta a vetri e mi infilai i geta appoggiati sopra una grande pietra collocata giusto l davanti, sotto la gronda del tetto. La stringa era zuppa d'acqua, tanto che avvertii una spiacevole sensazione di bagnato sul collo del piede attraverso i collant, ma quello non era il momento di badare a certe minuzie.
Mentre violente raffiche di pioggia e vento mi sferzavano il viso, seguii il sentiero di pietre che si snodava nel giardino e mi avvicinai all'oggetto bianco, che continuava a oscillare tremendamente. Oltre un albero di camelia, all'ombra di una grande andromeda giapponese, quella cosa pendeva al ramo di un aogiri dal tronco liscio e levigato. Di colpo due gambe bianchissime e glabre mi si pararono davanti agli occhi, nascoste solo a met da un kimono di lino bianco i cui lembi garrivano simili a una bandiera al vento.
Atterrita, sollevai lo sguardo in alto e lo vidi: Kawazoe Katsura, con un cappio al collo, la testa leggermente inclinata di lato.
Non ricordo bene, ma credo che in quell'istante urlai con tutto il fiato che avevo nei polmoni, solo che mi parve di essere incapace di udire il suono della mia voce. L'attimo seguente, credetti di scorgere davanti a me Hiroo. L, impiccato all'albero, c'era Kawazoe, ma io vedevo lui, mio marito! Pi che da terrore, mi sentii invadere da un'ondata di incontrollabile tristezza. Gridai aiuto, forse. Ero sconvolta, mi sembrava che la terra mi franasse sotto i piedi e mi risucchiasse dentro di s. Poi, quando finalmente riuscii a calmarmi un po', cominciai a tremare tutta e a provare uno spavento indicibile. Non so nemmeno io come fui capace di resistere all'impulso di scappare via. Forse rimasi l, immobile, perch non mi pareva vero che quell'uomo fosse morto proprio in quel posto, cinto da quell'immenso verde vivo e brillante. Irradiato dal verde delle foglie, il suo viso appariva ancora pi pallido e cinereo. I capelli un po' radi, madidi di pioggia, si erano attaccati alla testa mettendo in mostra la cute esangue del cranio. La parte superiore del kimono e la canottiera al di sotto erano anch'esse intrise d'acqua e aderivano al corpo smagrito di quel pover'uomo. Se mi fosse capitato di assistere a una simile scena all'interno della casa, anzich all'aperto in giardino, mi sarei certamente sentita male.
Piano, con molta esitazione, levai lo sguardo verso il volto del cadavere. All'angolo delle labbra colava un sottile rivolo di sangue misto a saliva, dalle narici fuoriusciva una gran quantit di secrezione nasale. I bulbi oculari sporgevano paurosamente fuori dalle orbite, eppure l'espressione del viso, pi che sofferenza, suggeriva un misto di perplessit e stoltezza. Mentre ero l a interrogarmi sul perch di quel gesto estremo, notai una lettera seminascosta tra l'erba. La raccolsi ed estrassi con cura il foglio dalla busta, bagnato al punto da essere molle e cedevole come un pezzo di stoffa. L'inchiostro era tutto sbavato ma, con un po' di sforzo, riuscii a leggere ugualmente il breve messaggio: Sono uno psicopatico. Uno psicopatico schizofrenico, misantropo e autolesionista.
Guardando in giro, alle spalle dell'aogiri trovai anche un paio di geta femminili in legno di paulonia dalla stringa rossa. Questo sembrava suggerire che Kawazoe si fosse arrampicato sull'albero da dietro, dove il livello del terreno era pi alto, si fosse messo in piedi col cappio al collo nel punto in cui il tronco si biforcava e avesse spiccato il balzo verso la morte. Le cose erano andate proprio cos? Quell'uomo si era davvero suicidato? Era quella la cosa che voleva mostrarmi: il suo corpo senza vita che oscillava nel buio? Senza accorgermene mi ero messa a pensare e a pormi una serie di domande astratte, stordita, immobile, sotto la pioggia scrosciante.
Poi, a poco a poco, ritornai in me e cominciai a pensare al da farsi, non potevo restarmene l in piedi in eterno. Mi conveniva chiamare la polizia? No, avrebbe voluto dire rendere pubblica la vicenda di Yoko, l'avrei trascinata in uno scandalo. Non mi restava altro da fare che andarmene, lasciando tutto come stava. Con un certo rammarico, rimisi la lettera tra l'erba bagnata e tornai indietro, aprendo adagio la porta a vetri della veranda. Adesso s che ero terrorizzata, molto pi di prima.
Abbassai lo sguardo verso le assi di legno della veranda e scorsi le mie impronte scure: mi sentii stringere il cuore in una morsa di dolore, quasi come se la morte di Kawazoe fosse colpa mia. Senza rendermene conto, tirai fuori dalla tasca un fazzoletto e mi misi a pulire il pavimento. E intanto, sotto il cielo che si avviava al crepuscolo, in balia della pioggia battente, quel kimono di lino bianco continuava ad agitarsi al vento. Dall'interno della casa non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella scena, finch il telefono prese a squillare facendomi sobbalzare per lo spavento. Ovviamente non risposi e attesi che smettesse di suonare, ferma immobile ad ascoltare quel richiamo che si ripet per circa dieci volte.
Subito dopo mi imposi di darmi una mossa e chiamai Naruse alla concessionaria. Pensai che, se anche avessero scoperto che dal telefono di Kawazoe era stata effettuata una chiamata al suo negozio, lui avrebbe certamente saputo trovare un sotterfugio per togliersi dai guai.
Pronto? Sono io.
Ah, finalmente reag Naruse in tono sollevato. Avevo appena provato a telefonarti, cominciavo a stare in pensiero.
Quindi sei stato tu a telefonare qui da Kawazoe un attimo fa?.
S. Yukari non si  fatta viva, perci volevo chiederti il numero di Fujimura.
Ah....
Che c'?  successo qualcosa?. La voce di Naruse al telefono suonava molto rassicurante, come se fosse l'ancora di salvezza di cui avevo bisogno in quel momento.
Kawazoe  morto gli riferii.
Ma che dici? Ne sei sicura? ribatt lui dopo un lungo attimo di silenzio.
S. L'ho trovato impiccato a un albero in giardino. Mentre glielo dicevo, indirizzai per l'ennesima volta lo sguardo oltre la veranda e, attraverso i rami degli alberi, scorsi di nuovo il kimono bianco ondeggiare incessantemente. Nel pronunciare quelle parole, mi sentii scuotere da un brivido d'orrore.
Ma com' possibile?  assurdo.... Naruse era ovviamente sconcertato. Poi, come a volermi confortare, aggiunse: Sei l da sola?.
S, certo. Ho pensato che non era il caso di chiamare la polizia.
Hai fatto benissimo, ti raggiungo. Ce la fai ad aspettarmi l?. La concessionaria di Naruse non era lontana dall'imbocco della Daisan Keihin, ma bisognava fare i conti con il traffico bestiale della circonvallazione Yokohama shindo, per cui non avrebbe impiegato meno di due ore.
Non credo gli risposi in tutta onest. Ti aspetter alla stazione di Kamakura.
D'accordo, vengo subito da te.
Naruse interruppe bruscamente la comunicazione. Erano le cinque e mezzo. L'intera casa era ormai immersa nella penombra. Mentre allungavo una mano per accendere la luce, pensai fosse meglio cancellare le mie impronte digitali. Tirai di nuovo fuori dalla tasca il fazzoletto e strofinai per bene il ricevitore del telefono. Quindi feci mente locale per ricordare tutto ci che avevo toccato e, una cosa per volta, vi passai il fazzoletto sopra e intorno. Non volevo restare in quel posto un solo attimo di pi, non vedevo l'ora di scappare via. Prima, per, dovevo eliminare ogni traccia della mia presenza.
Salii di corsa al piano superiore e, con altrettanta rapidit, pulii tutto ci che avevo sfiorato, dagli interruttori della luce alle porte. Adesso la sagoma umana impressa sulla superficie del futon in camera da letto mi comunicava una sensazione decisamente lugubre. Mi affacciai a una delle finestre e dall'alto, nell'oscurit incipiente, scorsi i piedi bianchicci di Kawazoe tra le foglie degli alberi. Scesi gi in fretta ed entrai nello studio. Innanzitutto strofinai per bene il pomello della porta, poi, ricordandomi che a un certo punto avevo urtato il leggio con la partitura e lo avevo sostenuto per evitare che cadesse, mi avvicinai e ne ripulii l'asta metallica.
D'un tratto lo sguardo si sofferm sul piano della scrivania e notai una grande busta gialla. Incuriosita, la aprii e ne verificai il contenuto: grottesche fotografie di cadaveri. Corpi arsi e carbonizzati dopo un incendio. Il corpo di una donna con la gola squarciata. Corpi annegati, corpi decomposti, corpi investiti e schiacciati. Sopraffatta dal disgusto e dall'orrore, le fotografie mi caddero di mano.
Al contempo, per, riuscii a mettere a fuoco un particolare importante. Quando Kawazoe mi aveva annunciato al telefono: Venga da me domani pomeriggio, desidero mostrarle una cosa, non si riferiva affatto a se stesso. Ne era un'ulteriore riprova il fatto che, mentre me lo diceva, si era messo a ridacchiare compiaciuto. Ci che voleva mostrarmi doveva essere qualcosa che gli provocava piacere. Raccolsi quelle orrende fotografie cadute sul pavimento e le riposi dentro la loro busta gialla. Poi, convinta che dovesse trovarsi l da qualche parte, mi misi alla ricerca di quel qualcosa che Kawazoe moriva dalla voglia di sottoporre alla mia vista.
Innanzitutto provai ad aprire i cassetti della scrivania. Contenevano carta intestata, quaderni, articoli di cancelleria e altri oggetti di uso comune. Poi presi a rovistare tra la montagna di libri sugli scaffali, ma di certo non potevo controllare pagina per pagina, ci sarebbe voluto un giorno intero o forse pi. Dovevo cercare in un posto che fosse pi consono a Kawazoe, un posto che potesse essergli intimo e caro. Lasciai vagare lo sguardo nella stanza, cercando di concentrarmi e imponendomi di restare calma, finch non fermai l'attenzione sul mobile basso dove erano riposte le custodie di violino. Di mogano e ben tirato a lucido, aveva tutta l'aria di essere un pezzo d'antiquariato. Mi accovacciai e aprii le due ante. Lo spazio interno era diviso in tre ripiani, dove erano riposti ordinatamente numerosi volumi di spartiti. Provai a prenderne qualcuno e a sfogliarlo. Poi mi accorsi che sul ripiano pi in basso ce n'era invece uno solo, sistemato al centro. Lo afferrai e tra le sue pagine trovai quello che stavo cercando: delle fotografie, per nulla comuni.
Con mano tremante, le estrassi dal volume. La prima ritraeva una donna con indosso un abito nero attillato che galleggiava supina sulla superficie del mare. La seconda mostrava il cadavere della stessa donna tirato da poco su dall'acqua, l'espressione agghiacciata, i pugni rimasti stretti e sollevati in alto come quelli di una bambina. La terza e ultima fotografia ritraeva in primo piano il volto della donna.
Quelle foto non erano per nulla comuni, perch quella donna era Yoko! Il volume di spartiti in cui erano state conservate era quello dell'Havanaise di Saint-Sans, Kawazoe doveva tenerci in modo particolare. Sforzandomi di reagire allo shock, infilai di nuovo le tre fotografie tra le pagine del volume, che tenni saldamente in una mano mentre con l'altra stringevo il fazzoletto e rimuovevo le mie impronte digitali dal mobile di mogano.
Il varco nella roccia, come temevo, era immerso nel buio pesto. Riuscii ad andare avanti a tentoni, la mano destra protesa nell'oscurit. Per un attimo ripensai con compassione al corpo esanime di Kawazoe che penzolava nel vuoto, sotto la pioggia. Non avevo avuto altra scelta, avevo seguito l'unica strada possibile.
Corsi verso la macchina e misi subito in moto. Quando accesi i fari anteriori, constatai che davanti riuscivo a vedere senza difficolt, ma dietro, alle mie spalle, c'erano soltanto le tenebre. Affidandomi alla luce fioca dei fanali di coda e delle lampadine di retromarcia, guidai molto adagio a marcia indietro. La roccia alta a un lato della stradina sembrava una muraglia nera. Bassi cespugli erbosi delimitavano invece il margine opposto. Se non avessi fatto abbastanza attenzione e fossi finita con le ruote oltre l'erba, non sarei stata pi in grado di andarmene via. Avrei dovuto trascorrere la notte in compagnia del cadavere di Kawazoe e di quelle atroci fotografie di corpi sfigurati.
Sforzandomi di restare calma, concentrandomi al massimo, continuai a procedere lentamente a marcia indietro. Finalmente, dopo circa cinquanta metri, avvistai la strada asfaltata e tirai un gran sospiro di sollievo. Non appena ebbi terminato di fare manovra e mi fui immessa nel senso di marcia giusto, pensai che dovevo aver lasciato evidenti tracce di pneumatici lungo la stradina sterrata che avevo appena percorso. Cominciai a preoccuparmi seriamente, immaginando che a causa di quelle tracce gli inquirenti sarebbero potuti risalire facilmente alla BMW e dunque a me. Pertanto, prima di ripartire, presi la torcia elettrica in dotazione all'auto e uscii a dare un'occhiata. Effettivamente avevo lasciato due lunghi solchi, ma la pioggia forte avrebbe provveduto a cancellare tutto, era solo una questione di tempo. Tornai alla macchina abbastanza soddisfatta, avendo tra l'altro constatato che nonostante tutto ero riuscita a conservare sangue freddo a sufficienza.
Dopo aver smarrito pi volte la strada, alla fine riuscii a raggiungere la stazione di Kamakura. Parcheggiai la BMW e mi aggrappai forte al volante. Avevo la bocca completamente secca, mi tremavano le mani. Solo adesso, come se fossi tornata di colpo alla realt, si stavano manifestando le prime reazioni allo shock subto a casa di Kawazoe.
Yoko era morta.
L'atroce verit mi si rivers addosso in un colpo solo, schiacciandomi senza piet. Al buio, evitando di accendere la luce nell'abitacolo, presi lentamente le fotografie e le guardai. I fari delle auto che transitavano di l illuminavano a intermittenza il volto di Yoko. Nella terza fotografia, in primo piano, aveva gli occhi socchiusi, vuoti e incredibilmente tristi, e le labbra appena disserrate. Era bellissima, come sempre, tanto che riusciva difficile pensare che fosse rimasta immersa nell'acqua e annegata. Una ciocca di capelli bagnati, per, le si insinuava in un angolo della bocca dando all'immagine un senso di strana afflizione. Nella prima fotografia, il corpo semisommerso in un mare lurido, Yoko era gi priva di vita e teneva il mento sollevato in alto come se stesse gridando.
Ma perch non avevo risposto a quella maledetta telefonata?
Perdonami, Yoko, mormorai tra me mentre una prima lacrima mi rigava il volto, seguita da un pianto irrefrenabile.
Adesso, in un mondo diverso, c'era un'altra persona che doveva concedermi il suo perdono.
Di colpo sentii qualcuno battere ripetutamente il pugno contro il finestrino della BMW. Era Naruse, mi fissava con uno sguardo angustiato.
Che cosa  successo? Tutto bene? mi chiese urlando attraverso il vetro.
No! No! Non va per niente bene! gridai in risposta, stringendomi al petto le fotografie di Yoko e continuando a piangere, incurante del fatto che Naruse fosse l fuori sotto la pioggia.
Miro! Miro! prese a chiamarmi, seguitando a picchiare il pugno contro il finestrino. Finalmente mi decisi ad aprire la portiera. Allora lui si infil lesto in macchina accompagnato da uno spruzzo di pioggia e mi si sedette accanto. D'un tratto l'abitacolo si riemp di un'aria calda e umida.
Si pu sapere che cosa  successo? mi chiese di nuovo, sforzandosi invano di suonare rassicurante e gentile. Senza aprire bocca, gli allungai le fotografie. Vidi chiaramente il suo corpo scosso per alcuni attimi da un fremito d'orrore, in preda allo shock. Dove le hai trovate? mi domand subito dopo.
Nello studio di Kawazoe risposi tra un singhiozzo e l'altro, mentre mi asciugavo le lacrime con lo stesso fazzoletto con il quale avevo cancellato le mie impronte digitali. Naruse accese la luce in prossimit dello specchietto retrovisore e si mise a guardare meglio le tre fotografie di Yoko. Gli tremavano le mani, impercettibilmente. Io distolsi lo sguardo, non sopportavo pi la vista di quelle immagini.
Come sar successo? chiese con un filo di voce, come se quella domanda fosse rivolta a se stesso.
Mah....
E questo mare... dove potrebbe essere? chiese di nuovo nello stesso identico tono, mentre tirava fuori dal taschino i suoi occhiali dalla montatura metallica e li indossava.
Il corpo  stato tirato su dall'acqua... dissi anch'io a bassa voce, senza guardare la fotografia e osservando le mille gocce di pioggia che scivolavano incessantemente sul parabrezza.
Allora potrebbe trattarsi di fotografie della polizia... Mi sembra tutto cos assurdo.
Se cos fosse, perch non ne hanno dato notizia?.
Non  semplice identificare una persona priva di vita....
Ma allora che cosa aspetti a denunciare la scomparsa e a inoltrare una regolare domanda di ricerca?! urlai, facendomi prendere dall'ansia e dalla rabbia.
Adesso  tardi replic Naruse prendendomi la mano e stringendola forte; e il suo calore mi permise solo allora di accorgermi che avevo le dita ghiacciate.
Lo so, ma....
Piuttosto, non vuoi sapere come  morta?.
S, certo.
Scossi pi volte il capo e provai a tirarmi su con la schiena. Ormai Yoko non c'era pi, dovevo reagire. Dovevo scoprire perch era morta e dove erano finiti tutti quei soldi. C'era ancora molto lavoro da fare e il tempo stringeva.
Voglio andare a dare un'occhiata, tu mi aspetti qui? mi chiese Naruse, palesando l'intenzione di recarsi a casa di Kawazoe. La sola idea di tornare in quel posto mi dava i brividi, ma anche restarmene chiusa in macchina davanti alla stazione non mi allettava.
No, vengo con te risposi.
Ne hai di coraggio, eh? bisbigli lui in tono ammirato.
Adesso che mi ero calmata, Naruse prese il mio posto al volante della BMW e andammo a metterla in un parcheggio a pagamento l vicino. Poi prendemmo la sua Mercedes station wagon e ci dirigemmo a casa di Kawazoe, io seduta al suo fianco a indicargli la strada.
Raggiungemmo senza problemi la stradina sterrata e l'imbocco del passaggio nella roccia. Decisi di aspettare in macchina, col motore acceso, mentre Naruse, torcia elettrica alla mano, si avvi verso la casa eclissandosi a poco a poco in quella sorta di cunicolo. Fortunatamente il suono regolare del motore e la bella luce verde della strumentazione del cruscotto, insieme alla promessa di Naruse di limitarsi a dare uno sguardo rapido in giardino, mi confortarono e mi permisero di riacquisire una certa lucidit. Cominciai a pormi una serie di interrogativi: che cosa  successo a Yoko? Come  morta? Dove le avr prese Kawazoe quelle fotografie? Perch si  suicidato? Mentre riflettevo, Naruse torn da me, mantenendo pienamente fede alla sua promessa. Come c'era da aspettarsi, era sconvolto, pallido in viso. In mano stringeva il mio ombrello.
Questo lo avevi dimenticato mi disse mostrandomelo.  tuo, no?.
S, grazie. Ma dov'era?.
Lo avevi lasciato accanto all'ingresso.
Ah, s, meno male dissi sospirando. Era stata una vera fortuna che gli fosse venuto in mente di tornare a dare un'occhiata.
Povero Kawazoe... Ma possiamo fare ben poco per lui.
Gi....
Sotto la pioggia, al buio... Era spaventoso.
In quel momento mi torn in mente l'attimo preciso in cui avevo scoperto il cadavere di Kawazoe col cappio al collo, che oscillava nelle tenebre avvolto in quel kimono bianco sventolante, e mi sentii percorrere da nuovi brividi di puro terrore.
Perch si sar suicidato? provai a chiedere a Naruse, ritrovando un minimo di sangue freddo.
Non  detto che si sia suicidato....
Vuoi dire che potrebbe trattarsi di un omicidio? Ma chi avrebbe potuto fare una cosa del genere?.
Non lo so, non ne ho idea. Per le fotografie costituiscono un'importante conferma.
Cos dicendo, Naruse cominci a percorrere in retromarcia la stradina fangosa in discesa, lentamente e con estrema attenzione, proprio come avevo fatto io poco prima.
In che senso?.
L'altro ieri, finito lo show, non ti ricordi che Kawazoe ci aveva fatto tutto quel discorso sulle fotografie di cadaveri?.
Gi,  vero. Aveva precisato che quelle dei corpi annegati sono le migliori....
Fui costretta a interrompermi prima di concludere la frase, per reprimere un improvviso conato di vomito.
Chiss dove le avr prese Kawazoe quelle foto di Yoko disse Naruse.
Forse aveva insistito perch venissi da sola per mostrarmi le fotografie del cadavere di Yoko, forse aveva architettato tutto.
Considerato che era un tipo strano, pu anche darsi comment con un certo disdegno. Poi aggiunse: Ma dove diavolo saranno finiti i soldi?.

11.

Naruse filava davanti a me al volante della sua Mercedes. Andava forte lungo la corsia di sorpasso, incurante che alle sue spalle ci fossi io alla guida della BMW di Yoko. Poi inizi a spostarsi da una corsia all'altra con manovre azzardate, liberandosi in fretta delle vetture che gli ostruivano il passaggio. Colta di sorpresa, non riuscii a stargli dietro e tra noi si cre in breve una distanza di una decina di metri.
Decisi di lasciarlo perdere e rallentai di botto, al che vidi la Mercedes schizzare via come un jet e le sue luci posteriori eclissarsi nel buio in un batter d'occhio. Facesse pure come voleva, non avevo nessuna voglia di stargli dietro. Mi riportai nella corsia di marcia e andai avanti con estrema tranquillit, ero distrutta.
Prima, alla stazione di Kamakura, Naruse mi aveva detto: La BMW possiamo anche lasciarla qui, mander al pi presto uno dei miei ragazzi a riprenderla. Poi mi aveva aperto la portiera della sua Mercedes e mi aveva fatto cenno di salire a bordo. Ma io avevo rifiutato, non me l'ero sentita di abbandonare la macchina di Yoko.
Ti ringrazio, ma preferisco tornare a Tokyo con la BMW gli avevo detto.
Secondo me non  il caso, sei stanca, ti si legge in faccia.
Non ti preoccupare, sto bene.
Non mi pare....
Be', ti sbagli, ti dico che ce la faccio, voglio tornare a casa da sola.
D'accordo, come vuoi tu, ma fa' attenzione.
Naruse sembrava essersi offeso, evidentemente aveva interpretato la mia reazione come un semplice atto di testardaggine, non aveva intuito che si trattava di una questione sentimentale. In quel momento, scossa com'ero, l'idea di lasciare la macchina a Kamakura mi dava la sensazione di separarmi da Yoko per sempre. Per quanto mi riguardava, io e Naruse potevamo anche dividerci l.
Finalmente giunsi al casello della Daisan Keihin. Dopo aver pagato, in prossimit dell'uscita, scorsi la Mercedes di Naruse ferma in mia attesa. Finsi di non vederla e tirai dritto senza voltarmi. Allora lui mi venne subito dietro e quasi mi si incoll al paraurti, chiaramente adirato.
Mi immisi su Kanpachi-dori e tirai dritto, evitando di svoltare a sinistra in direzione della concessionaria di Naruse. Quindi, a Takaido, presi l'autostrada metropolitana di Tokyo, intenzionata a rientrare presto a casa. S, volevo tornare a casa mia e riflettere, non mi andava di fare nient'altro. Mi comportavo cos tutte le volte che avevo un problema ed ero confusa: mi rinchiudevo nel mio appartamento e cercavo di meditare con calma.
Tuttavia Naruse non mostrava il minimo segno di resa, continuava a seguirmi senza rispettare la distanza di sicurezza. Mi aveva stufato, ne avevo abbastanza. Spinsi il piede sull'acceleratore e filai a tutto gas, nella vana speranza di seminarlo. All'altezza dello svincolo di Eifuku per poco non tamponavo un tir. Mi presi uno spavento terribile, seguitai a guidare per un bel pezzo tremando come una foglia.
Giunta al parcheggio dietro casa, nemmeno il tempo di spegnere il motore e vidi la Mercedes arrivare e fermarsi l accanto. Naruse scese dalla macchina come una furia, chiuse la portiera sbattendola forte e mi si avvicin urlando: Sei impazzita?! Ti sembra questo il modo di guidare?! Ringrazia il cielo che non sei finita in ospedale!.
Senti chi parla? Non eri tu che correvi come un pazzo in autostrada?!.
Ero rimasto ad aspettarti al casello mi disse, strappandosi con rabbia gli occhiali dal naso, ma tu hai fatto finta di non vedermi e sei scappata!.
 ovvio!.
Cosa  ovvio? Cazzo!.
Non ne posso pi, sono stufa, hai capito?!.
Naruse fece silenzio, mi guard dritto negli occhi e poi disse sottovoce, cambiando completamente tono: Questa maledetta storia non  ancora finita....
Quelle parole mi fecero sentire come un palloncino che si sgonfia in un attimo. Che bisogno c'era di alterarsi in quel modo? Naruse aveva ragione, quella maledetta storia non era ancora finita. Non era finito niente, la morte non segna una fine. Quando una persona muore, comincia sempre qualcosa di nuovo, e nessuno poteva saperlo meglio di me.
Allora, che cosa facciamo? mi chiese, avendo intuito che finalmente mi ero calmata.
Prima di tutto vorrei rimettere un po' di cose in ordine, se permetti.
Mentre pronunciavo quella frase, si cominci a udire un suono indistinto in lontananza. Naruse si gir verso la Mercedes e apr la portiera: era il suo cellulare, stava squillando.
Pronto? Sono Naruse... Ah, s, ho capito... Lo avevo spento, mi dispiace... Va bene, allora vengo subito l.
Dopo aver chiuso la comunicazione, si volt di nuovo dalla mia parte e mi disse: Era Kimishima, sta tenendo d'occhio l'appartamento di Yukari. Mi ha chiesto di dargli il cambio, devo andare. Che fai, vieni con me?.
No, preferisco stare un po' a casa.
Va bene, come vuoi. A proposito, Kimishima  passato anche da Fujimura.
E allora?.
Niente, nemmeno lui  in casa.
Strano.
S, molto. Non dobbiamo mollarli, bisogna trovarli tutti e due in fretta concluse prima di andare via. Aveva una faccia stanchissima.
Io ero bagnata fradicia, eravamo rimasti a parlare per tutto il tempo sotto la pioggia. Presi dalla macchina la borsa e il volume di spartiti con dentro le fotografie di Yoko e salii su a casa. La spia della segreteria telefonica lampeggiava, c'era un messaggio. Riconobbi subito la voce di Kimishima.
Ehi, Naruse, sei l? Sono Kimishima. Si pu sapere dove ti sei cacciato? Chiamami,  importante.
Naruse, a quanto pareva, aveva lasciato a lungo il cellulare spento. Kimishima aveva provato a rintracciarlo da me per chiedergli di raggiungerlo da Yukari? Probabilmente s, ma non era quella la cosa importante. Yukari sembrava essere scomparsa, non era n in casa n in ufficio, dove poteva essere andata?
Di colpo mi resi conto che non mettevo niente sotto i denti dall'ora di pranzo, quando avevo mangiato una porzione di soba a Ochanomizu. In realt non avevo molto appetito, mi sentivo senza forze e non avevo voglia di far nulla. Mi abbandonai su una sedia e mi misi a pensare. Avrei mentito a me stessa se avessi detto che da quando tutto era cominciato, con quella telefonata nel cuore della notte, non avevo mai preso in considerazione l'ipotesi che Yoko fosse morta. Ci avevo pensato pi di una volta, ma non avrei mai immaginato che le cose si sarebbero svolte in quel modo. Da un momento all'altro, in una maniera che andava ben oltre la mia immaginazione, avevo scoperto che Yoko era morta, attraverso quelle fotografie trovate in circostanze imponderabili.
Diressi lo sguardo verso il libro di spartiti di Saint-Sans, che avevo appoggiato sul tavolo l accanto. Incapace di resistere, lo presi e tirai fuori le tre fotografie di Yoko. Sopportando il dolore, turbata quasi come a casa di Kawazoe, provai a guardarle ancora una volta. Il vestito nero stile anni Settanta con il colletto alla coreana era con ogni probabilit lo stesso che Cynthia e le altre avevano visto addosso a Yoko la notte stessa della sua scomparsa, quando era venuta alla mia porta e non aveva avuto il coraggio di bussare. C'era per qualcosa di strano e diverso dal solito, qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco. D'un tratto, incapace di sopportare oltre la vista di quel bellissimo volto spento dalla morte, rimisi in fretta le fotografie tra le pagine del volume.
Era giunto il momento di fare un po' d'ordine nella mia testa, o almeno di provarci. Presi l'agenda e cominciai a ragionare. Avevo trovato la lettera di Kawazoe a casa di Yoko marted. Il timbro postale sulla busta recava la data del venerd precedente, per cui era ovvio che, quando aveva scritto la lettera, Kawazoe si aspettava che Yoko andasse ad assistere al Black Night Show, marted sera. Ma d'altra parte, prima della performance, Kawazoe l'aveva chiamata dal palco quasi come se stesse evocando uno spirito e poi aveva annunciato la danza di un bellissimo cadavere, eseguita da una giovane donna che indossava una sorta di veste funebre bianca. Ci significava che in quel momento, marted sera, Kawazoe era quasi certamente gi in possesso delle fotografie ed era al corrente della morte di Yoko. Ora, chi aveva scattato quelle foto? Quando e dove? E, soprattutto, quando e come era morta Yoko?
Inoltre, perch Kawazoe si era suicidato? E, nel caso non si fosse trattato di un suicidio, chi e perch lo aveva ucciso? Infine, dov'erano finiti i cento milioni di yen?
Ero sommersa dai dubbi. Gli enigmi erano troppi, al punto da desiderare di lasciar perdere tutto e sparire in un luogo sconosciuto. Per c'era Yoko, la mia povera amica, la vittima. Mi si present di nuovo alla mente il suo viso in quella fotografia in primo piano, le labbra appena dischiuse, gli occhi tristi che sembravano fissare il nulla, e calde lacrime presero a rigarmi le guance al pensiero che non l'avrei mai pi rivista.
Misi l'acqua a bollire e preparai del t verde. Ne versai una certa quantit nella tazza pi bella che avevo, di porcellana smaltata di tipo Kiyomizuyaki, cos delicata da sembrare trasparente, e la collocai sul davanzale della finestra. La posai l pensando che quello fosse il posto pi vicino al cielo, non avendo in casa un altarino buddhista, in segno di offerta per Yoko e Kawazoe. Quando mio marito mor e i suoi genitori si accorsero che non possedevo l'altarino buddhista, si indignarono al punto da portare via con loro la sua tavoletta mortuaria.
 come se Hiroo lo avessi ucciso tu! mi disse inferocita mia suocera. Non ti sei pentita?!.
Nel ricordarmi quel duro rimprovero, rimasi a fissare a lungo la tazza col t sul davanzale della finestra. Non solo mi sottrassero la tavoletta mortuaria, ma mi costrinsero anche a restarmene in disparte durante la cerimonia funebre. Secondo loro, avevo abbandonato il figlio ed ero stata una moglie falsa, insensibile e infedele.
Senza lasciarmi abbattere da quei tristi ricordi, ritornai al presente e mi venne in mente che forse avrei fatto bene a rintracciare la donna che aveva eseguito la danza del bellissimo cadavere per chiederle alcune cose su Kawazoe. Prima di tutto, pur sapendo che non era in casa, provai a chiamare Fujimura.
Dopo tre squilli si attiv la segreteria telefonica e part un pezzo di Genesis P-Orridge come sottofondo al messaggio registrato dallo stesso Fujimura, il cui contenuto del tutto normale era in netto contrasto con la natura eccentrica e sperimentale di quella musica: Salve, sono Fujimura. In questo momento non sono in casa. Ascolter la segreteria da fuori e prover a richiamare. Pertanto si prega di lasciare un messaggio dopo il segnale acustico, precisando il proprio numero di telefono.  inoltre possibile inviare un fax. Grazie.
In un primo momento pensai di riattaccare e di mandare un messaggio via fax, ma cambiai subito idea, immaginando che fosse meglio non lasciare tracce scritte. Perci, dopo l'apposito segnale, dissi: Salve, sono Murano Miro, ci siamo visti l'altro giorno. Oggi sono stata a casa di Kawazoe Katsura e ho scoperto una cosa terribile e sconvolgente. La prego di richiamarmi non appena le sar possibile. Il mio numero ....
Poi trovai il recapito telefonico del Candy di Roppongi, il locale dove si era tenuto il Black Night Show, e provai a chiamare anche l.
S, pronto? Qui  il Candy mi rispose subito una voce maschile. In sottofondo si udiva una musica acid jazz.
Mi scusi, sono stata da voi in occasione del Black Night Show. Se possibile, vorrei avere qualche informazione sulla ballerina, la sua esibizione mi  piaciuta moltissimo.
Quale? Di chi sta parlando?.
Ha ragione, scusi... Quella che ha eseguito la danza del bellissimo cadavere, mentre Kawazoe Katsura suonava il violino.
Ah, s, Madoka-chan. Si chiama Kanazawa Madoka.
Vorrei mettermi in contatto con lei, come posso fare?.
 una conoscente di Kawazoe, le conviene rivolgersi a lui.
S, lo so, ho gi provato a chiamarlo diverse volte dissi senza perdermi d'animo e inventandomi un pretesto credibile, ma non sono riuscita a trovarlo.  una questione abbastanza urgente.
Mmh... attenda un attimo in linea replic il tizio. Dopo di che lo sentii chiedere qualcosa a una persona non lontana da lui. Allora disse quando torn al telefono, pare che Madoka-chan si faccia vedere spesso al Geregere, un locale qui vicino.
Posso trovarla l anche adesso?.
Forse. Il problema  che non  sempre lucida. Deve sperare che non si sia impasticcata e che riesca a spiccicare due parole.
Il tipo si fece una risata e chiuse la comunicazione senza neanche darmi il tempo di ringraziare.
Il Geregere si trovava dalle parti del ministero della Difesa.
Aprii la porta d'ingresso nera e fui investita da una puzza asfissiante di sigaretta e dal suono vibrante e potente della house music, i bassi sparati a mille che mi martellavano nella testa e nel petto. Entro breve mi resi conto che quell'odore acre e penetrante non era di semplice sigaretta, bens di fumo scenico. Difatti, non appena i miei occhi si furono abituati al buio, cominciai a distinguere una marea di ragazzi e ragazze ondeggiare a ritmo di musica, immersi fino alle caviglie in una coltre di fumo bianco in perenne movimento che ricopriva interamente il pavimento del locale. Nessuno di quei giovani sembrava avere pi di venticinque anni. Mi sentivo del tutto fuori posto, come un alieno venuto da un pianeta lontano. Ad aumentare il mio disagio, nessuno sembrava accorgersi di me, quasi fossi trasparente come l'aria. In fondo c'erano alcuni tavolini, ma erano tutti occupati, e i ragazzi l seduti non facevano altro che fumare e muovere ritmicamente la testa, senza scambiarsi nemmeno una parola.
Tutt'a un tratto qualcuno mi picchiett sul braccio. Mi voltai e scorsi un tizio indicarmi un punto in prossimit dell'ingresso e poi dileguarsi in fretta tra la folla: ero entrata senza pagare. Mi avvicinai alla cassa e porsi tre banconote da mille yen, ricevendo in cambio un coupon per un drink. Andai al bar facendomi largo tra un folto gruppo di ragazzi alti e magri, immobili come chiodi piantati al suolo, e presi una Budweiser. Ne approfittai subito per chiedere di Madoka.
Scusi, per caso conosce Kanazawa Madoka? Sa se  qui? domandai al ragazzo dietro il bancone, un tipo dai capelli tinti che portava un cappellino con la visiera all'indietro. Lui scosse energicamente la testa, forse non era nemmeno riuscito ad afferrare la mia domanda. Quindi mi rivolsi a due o tre ragazzi in piedi l accanto, ma anche loro non seppero aiutarmi.
Dopo aver preso un minimo di confidenza con l'ambiente, buio e non cos ampio, mi inoltrai verso l'interno e mi accorsi che da un lato c'era una piccola pista da ballo. L, tutti ballavano con una certa energia, muovendosi con maggiore intensit rispetto agli altri clienti del locale. Mi avvicinai stringendo la Budweiser in una mano e, giusto davanti alla cabina del DJ, scorsi una ragazza ballare da sola a gran ritmo. Era lei, Kanazawa Madoka.
Aveva lunghissimi capelli con la riga in mezzo e indossava un paio di jeans a zampa e una canotta nera. Rimasi a fissarla per un bel po', attenta a non perderla di vista. Dopo essersi scalmanata per una buona mezz'ora, evidentemente esausta, chin il capo e si diresse alla toilette, facendosi spazio tra quella selva di corpi. La seguii senza indugio, infilandomi prontamente nella sua scia.
Dopo essere andata in bagno, Madoka si guard allo specchio con occhi spenti. Poi la vidi tirare fuori dalla tasca dei jeans una pastiglia. Dovevo assolutamente intervenire, prima che se la infilasse in bocca.
Madoka! la chiamai, balzando al suo fianco. Lei si volt di scatto e mi guard a bocca aperta. Allora tentai il tutto per tutto e le chiesi, come se la conoscessi da un pezzo: Dovrei dirti una cosa,  importante.
Va bene rispose lei con aria assente, annuendo col capo. Al centro della canotta, sulla schiena, era evidente una grande macchia di sudore.
Riguarda Kawazoe Katsura. L'altra sera ti ho vista danzare durante la sua performance, mentre suonava il violino.
S, mi ricordo di te replic fissandomi bene in viso. Sei venuta anche in camerino, o sbaglio?.
S, brava. In realt... cominciai a dire, facendo una pausa prima di vincere in via definitiva la mia titubanza, oggi sono stata a casa di Kawazoe e l'ho trovato morto!.
Eh, veramente? Quel vecchio matto  morto? mi chiese conferma, emettendo alla fine un'esclamazione stridula a met tra una risata e un grido di stupore.
S, proprio cos. Non lo sa ancora nessuno, perci, mi raccomando, tienitelo per te. Ora ti prego di rispondere a questa mia domanda: perch, al Black Night Show, hai eseguito quella danza interpretando la parte di un cadavere? C'era una qualche ragione particolare? Si riferiva a qualcosa di specifico?.
Mmh... credo di no.  stata una sua idea improvvisa, di Kawazoe voglio dire. Fino ad allora avevo sempre ballato liberamente, seguendo la musica mentre lui suonava il violino. Invece l'altra sera  venuto da me in fretta e furia e mi ha chiesto di ballare immaginando di essere un cadavere. Mi ha anche mostrato delle strane fotografie.
Strane fotografie? Di che tipo? le chiesi col cuore in gola.
C'era una donna morta. Era abbastanza giovane, stava a galla in mezzo al mare. Faceva impressione, mi sono spaventata, ma poi non ci ho dato peso, perch sapevo che lui era fissato con quel tipo di foto. Ho solo pensato per l'ennesima volta che fosse davvero un tipo strano.
Ma come mai  avvenuto tutto all'improvviso?.
Be', probabilmente perch quelle foto le aveva appena ricevute.
Dove?.
Al Candy, no?.
Da chi?.
E che ne so io? Forse da un amico, da un conoscente.
Madoka strinse per bene la sua pastiglia tra l'indice e il pollice e la mand gi prendendo un sorso d'acqua dal rubinetto del lavandino.
Che tu sappia, in precedenza si era gi procurato altre fotografie nello stesso modo?.
Credo di s. Ho sentito dire che esiste un vero e proprio giro di affari intorno a quel genere di immagini, pare ci sia addirittura una specie di circolo segreto, dove se le scambiano. Si riuniscono e ognuno porta le sue, quelle che hanno a che fare con la polizia, quelle che provengono dall'estero e cos via. Mi hanno detto che la fotografia del cadavere di una giovane donna morta in circostanze insolite pu arrivare a valere intorno ai cinquantamila yen.
Quindi il Candy potrebbe essere il luogo d'incontro abituale, dove avvengono gli scambi e la compravendita delle fotografie, giusto?.
No, non credo rispose Madoka, scuotendo il capo. Il Candy  solo un locale come un altro. Il Black Night Show, comunque,  stato organizzato da Fujimura.
Vuoi dire che anche Fujimura fa parte del circolo segreto?.
Non lo so, non ho detto questo. Per il libro di Kawazoe con tutte quelle fotografie di cadaveri l'ha curato lui.
Come potrei fare per avere informazioni pi precise? Secondo te, a chi dovrei rivolgermi?.
Boh... Se  vero che quel vecchio pazzo  morto, ho paura che molte cose resteranno sepolte insieme a lui in eterno afferm Madoka con uno sguardo sempre pi assente. In quel momento mi venne spontaneo pensare che, se avessi mostrato le foto del cadavere di Kawazoe a quel gruppo di depravati, ne avrei potuto ricavare un bel gruzzoletto.
Ti ringrazio, sei stata molto gentile le dissi. Poi, sebbene pensassi che fosse inutile, scrissi il mio nome e il numero di telefono su un foglietto e glielo porsi. Se ti capitasse di sentire qualcosa su quelle fotografie aggiunsi, telefonami, per favore.
Lei prese il foglietto e se lo infil nella tasca dei jeans. Poi, dalla stessa tasca, tir fuori un pacchetto di sigarette, se ne accese una e mi chiese: Come  morto Kawazoe esattamente?.
Si  impiccato.
Poveretto, non potr mai pi rivederlo replic con voce improvvisamente commossa.
A parte il lavoro, ti occupavi di lui aiutandolo in casa?.
No, no, andavo da lui solo qualche volta. Dipingeva e io posavo nuda come modella.
Aspetta un momento, perch prima mi hai fatto quella domanda?. Madoka mi guard stranita buttando fuori dalla bocca una nuvola di fumo, incapace di comprendere a cosa mi riferissi. Mi hai chiesto di dirti come  morto Kawazoe esattamente, quasi come se sospettassi che il decesso dovesse essere avvenuto per forza in circostanze particolari. Mi sbaglio, forse?.
Uhm replic lei accigliandosi, annuendo piano col capo. In realt Kawazoe aveva un brutto vizio: si tagliava dappertutto con una lametta, procurandosi ferite assurde. Era sempre pieno di graffi e tagli. Una volta mi confess che si trattava di un disturbo comportamentale: autolesionismo o qualcosa del genere.
Perci hai pensato subito che si fosse suicidato?.
S... ammise abbassando gli occhi.
D'un tratto due ragazze entrarono nella toilette e fummo costrette a interrompere la conversazione. Ci che Madoka mi aveva appena detto combaciava perfettamente con il messaggio d'addio di Kawazoe: Sono uno psicopatico. Uno psicopatico schizofrenico, misantropo e autolesionista. Non si poteva escludere che quell'uomo si fosse tolto la vita sotto la spinta di un impulso momentaneo.
Quando rientrai a casa, era gi mezzanotte. Gettai l'occhio al telefono, nella segreteria c'era un messaggio. Lo aveva lasciato Fujimura.
Salve, sono Fujimura. Ho ascoltato il suo messaggio, non ho capito bene a cosa volesse riferirsi, ma sono molto preoccupato. Ora non mi  possibile, mi trovo piuttosto lontano, ma le proporrei di vederci domani pomeriggio alle quattro al ponte di Katsuhira, a Heiwajima. Non ne parli con nessuno, vediamoci noi due da soli, per favore. A domani, arrivederci.
Ottimo, ero riuscita a stabilire un contatto con Fujimura. Sulle prime, pensai di chiamare Naruse e riferirglielo, ma poi preferii desistere, temendo che Kimishima gli si sarebbe attaccato alle costole e si sarebbe presentato al suo seguito.
Adesso avevo bisogno di dormire. Dovevo dimenticare tutto per qualche ora e recuperare le energie. Feci un bel bagno caldo e presi una compressa di Halcion. Poi, dal momento che la tensione non si era del tutto allentata, bevvi anche una birra. Mi misi a letto in attesa e per fortuna il sonno venne presto a farmi visita, all'improvviso.
L'indomani mattina riaprii gli occhi abbastanza presto, alle sette. Avevo dormito profondamente, senza mai svegliarmi. Fuori, come al solito, tambureggiava la pioggia. Mi vennero subito in mente Yoko e Kawazoe e me ne rimasi un altro po' a letto a indugiare nei miei pensieri.
Stando alle parole di Madoka, Kawazoe era venuto in possesso delle fotografie di Yoko la sera stessa del Black Night Show. Presumibilmente gliele aveva portate qualcuno che era nell'organizzazione dell'evento. Chi?
Mi auguro vivamente che, venendo ad assistere alla performance, riuscir a trovare la risposta a quella cosa.
A che cosa Yoko teneva cos tanto? Quale risposta stava cercando? Provai a passare in rassegna nella mia mente tutti coloro che avevano preso parte allo show, uno dopo l'altro. C'erano i tre spogliarellisti, due donne e un uomo; il tipo pieno di piercing; poi il piercer con la coda di cavallo e la sua assistente vestita di nero, insieme alle loro modelle, una delle quali era Yukari. S, Yukari, non poteva che essere lei l'osservata speciale. Lei e, ovviamente, l'agente e produttore Fujimura. Provai a riflettere sull'eventualit che fosse stato proprio quest'ultimo a consegnare le tre fotografie a Kawazoe. Questo poteva voler dire che erano stati lui e Yukari ad ammazzare la povera Yoko e a impadronirsi dei soldi? Il viso di Yukari mi attravers la mente, quel viso e quegli occhi che emanavano una strana luce e che non ispiravano grande fiducia.
Chiamai Naruse al cellulare. Dopo numerosi squilli, finalmente mi rispose.
Ah, sei tu? mi fece con voce assonnata. Tutto bene?.
S, per fortuna sono riuscita a dormire. E tu? Come va?.
Ho sonnecchiato un po' in macchina. Tra non molto Kimishima dovrebbe venire a darmi il cambio.
Yukari?.
Niente da fare. Non  venuta n a casa n in ufficio. Anche Fujimura sembra scomparso.
Non sapevo cosa fare, dovevo dirglielo o no? Poi mi vennero in mente i suoi occhi incavati e stanchi e ruppi ogni indugio.
A dire il vero, sono riuscita a mettermi in contatto con Fujimura. Abbiamo appuntamento oggi alle quattro, a Heiwajima.
Dici sul serio? Ma come hai fatto? mi domand con voce squillante, quasi si fosse svegliato per davvero solo in quel momento. Quindi gli confessai tutto il resto, a cominciare dal mio incontro con Madoka al Geregere fino all'ipotesi che a consegnare le fotografie di Yoko a Kawazoe fosse stato Fujimura, la sera stessa del Black Night Show.
Incredibile, sei un vero fenomeno! mi elogi in tono sinceramente ammirato. Oggi che cosa hai intenzione di fare?.
 rimasto pochissimo tempo, cercher di sbrigare le ultime cose e andr all'appuntamento con Fujimura. A questo proposito, devo chiederti un favore: potresti fare a meno di accompagnarmi? Non per niente, ma gli ho promesso che mi sarei presentata da sola.
Va bene, d'accordo. Per chiamami, mi raccomando.
Dopo aver concluso la telefonata, mi alzai e andai a fare subito colazione. Avevo una fame pazzesca. Accesi la radio e, mentre ascoltavo le notizie sul traffico di J-WAVE, misi a riscaldare nel microonde un muffin che avevo congelato alcuni giorni prima. Intanto presi dal frigorifero semivuoto del camembert che era l da parecchio e lavai due o tre foglie di lattuga. Da qualche parte trovai anche un'arancia: non appena vi affondai la punta del coltello, un aroma fresco si diffuse tutt'intorno e mi diede un'energia inaspettata. Io sono viva, mi venne da pensare. Non so perch, ma quel pensiero affior da solo, sbucato fuori come dal nulla.
Mentre sorseggiavo il mio caff e facevo colazione in tutta calma, di colpo mi ricordai della videocassetta che avevo preso a casa di Yoko. Andai ad accendere il televisore e il videoregistratore e mi misi a guardarla intanto che mangiavo. La prima parte l'avevo gi vista, per cui andai avanti velocemente alla ricerca di qualcosa di interessante.
Suppergi a met cassetta, c'era finalmente quello che stavo cercando. Al centro dello schermo, dopo aver terminato di leggere una notizia sul Trattato di Maastricht, il solito speaker annunciava un servizio sull'omicidio di Kreuzberg, cos come si poteva desumere dalla scritta in sovrimpressione. Sospesi l'avanzamento rapido del nastro e schiacciai in fretta il tasto di riproduzione a velocit normale.
Sono trascorse ormai tre settimane dal delitto di Kreuzberg. Ieri gli inquirenti hanno finalmente rilasciato una dichiarazione ufficiale sul caso, stando alla quale si tratterebbe di un crimine imputabile al recente e improvviso sviluppo dei contrasti interni fra i vari gruppi neonazisti.
A quel punto, veniva proiettata a tutto schermo una fotografia a colori del volto di Max Hfer. Aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri. La distanza ridotta tra gli occhi gli conferiva un'espressione decisamente gretta e intollerante.
La vittima, Max Hfer, leader della Lega per la difesa e la tutela della pura e superiore razza tedesca, aveva tenuto quel giorno un comizio elettorale a Potsdam. La sera, di ritorno a Berlino, era andato a cena con un amico, Gerhard Mller, in un caff di Kreuzberg.
Sullo schermo, un'immagine del Caf Kloster di Kreuzberg, con alcuni clienti che indicavano il vetro rotto dell'ingresso.
Tre uomini bianchi armati di Beretta calibro .38 hanno fatto irruzione nel locale e hanno aperto il fuoco contro Hfer e l'amico. In base alle testimonianze raccolte sul posto, i tre sarebbero poi fuggiti a bordo di una Ford Fiesta blu. All'interno della vettura, ritrovata abbandonata qualche giorno dopo, sono stati rinvenuti alcuni volantini del gruppo neonazista Deutschland ber alles.
Alle spalle dello speaker, puntuale, l'immagine della Ford Fiesta e dei volantini.
Tale gruppo, appartenente come appena detto all'area neonazista,  implicato in varie attivit di stampo mafioso, quali la vendita illecita a imprese private del lato Ovest di terreni posti sotto il controllo del Partito comunista della DDR durante l'epoca pre-unificazione, l'organizzazione e lo sfruttamento della prostituzione e cos via. Max Hfer aveva spesso criticato la condotta di Deutschland ber alles, definendola mafiosa e vergognosa, ben lontana dal vero nazionalismo. In precedenza lo stesso Hfer era stato indicato come il mandante del linciaggio di gruppo a danno di una prostituta appartenente all'organizzazione rivale, a testimonianza del fatto che il dissidio tra le due parti aveva superato il livello di guardia.
Fermai il video, allibita, e riascoltai quella parte numerose volte. Non mi ero sbagliata, avevo sentito bene: Linciaggio di gruppo a danno di una prostituta appartenente all'organizzazione rivale. Si trattava della donna giapponese che Yoko affermava di aver visto? La prostituta giapponese dalla parrucca bionda?
Forse tutto questo non aveva nulla a che fare con Fujimura e compagni, ma i conti non tornavano, c'era sotto qualcosa di incomprensibile che forse solo il contenuto del floppy che Yoko aveva portato con s avrebbe potuto rendere chiaro. Adesso, per, cominciavo perlomeno ad afferrare in concreto l'aggressione che si era consumata a Berlino e della quale Yoko si era dichiarata testimone. Il problema era individuare un possibile legame con la faccenda dei soldi scomparsi e con la sua morte.
Mentre bevevo la seconda tazza di caff, iniziai a lavorare alla falsificazione della patente di guida internazionale di Yoko. Presi la mia patente dello stesso tipo, scaduta da un pezzo, e staccai la foto, che incollai al posto di quella di Yoko. Fortunatamente il timbro combaciava abbastanza bene, a prima vista non si notava nulla di strano. Lasciai scivolare con un certo ottimismo la patente nella mia borsa, appoggiata sul tavolo l accanto, convinta che sarei riuscita a ottenere le informazioni che desideravo. Poi presi anche il volume di spartiti con le tre fotografie di Yoko e lo misi in un sacchetto di carta, intenzionata a mostrare quelle immagini a Fujimura.
Pioveva a dirotto e faceva fresco, esattamente come la sera precedente. Decisi di indossare lo stesso tailleur pantalone grigio che avevo indossato qualche giorno prima. Sotto la giacca misi una maglietta nera, per Yoko. Col trench ripiegato sul braccio, uscii di casa e puntai dritta verso il parcheggio. La BMW rossa, dopo le corse in autostrada sotto la pioggia, ormai priva della sua legittima proprietaria, aveva due vistose chiazze di fango ai lati della carrozzeria, mentre gli ultimi schizzi arrivavano fin sul tettuccio di tela.
Mi recai allo sportello della NTT di Aoyama e chiesi di prendere visione dei tabulati telefonici.
Lei  l'intestataria del contratto? mi domand la signorina al di l dello sportello.
S, sono io.
Qual  il periodo che le interessa visionare? mi chiese rivolgendomi uno sguardo un po' dubbioso.
Gli ultimi due o tre mesi... fino a domenica scorsa. In realt, sa com'?, ho il sospetto che una mia collaboratrice si sia messa a fare un mucchio di telefonate all'estero.
All'estero? Guardi che qui non  possibile verificare eventuali chiamate fuori dal Giappone mi disse la signorina, stavolta guardandomi con aria decisamente perplessa, quasi stentasse a credere che non fossi al corrente di quel particolare. Per quanto riguarda le telefonate da e verso paesi esteri continu, riprendendo lo stesso tono professionale di poco prima, di solito  la KDD che provvede a inviare al cliente il dettaglio delle chiamate insieme alla bolletta.
Ah, s, ha ragione, che stupida che sono tentai subito di giustificarmi. In realt volevo verificare anche e soprattutto l'eventuale uso privato del telefono dell'ufficio per le interurbane.
La signorina mi fiss con occhi pieni di biasimo, come a rimproverarmi di essere una datrice di lavoro avara e intransigente, quindi mi chiese con la consueta seraficit: Ha con s un documento valido, per cortesia?.
Sicura di me, le mostrai la patente internazionale falsificata e il timbro personale che avevo appena acquistato in una cartoleria dei dintorni, recante i due caratteri del cognome di nascita di Yoko: Uno. Lei si sofferm a guardare la patente con aria stranamente stupita.
C' qualcosa che non va? mi venne spontaneo domandarle.
No, no, tutto a posto. Si accomodi pure, torno subito.
Andai a sedermi su una delle poltrone l accanto, pregando che tutto andasse bene e fingendo di guardare con interesse un pannello dove erano esposte oltre un centinaio di schede telefoniche.
Signora Uno. Signora Uno sentii chiamare dopo un po', mettendoci qualche secondo per realizzare che l'appello era rivolto a me. Mi alzai di scatto e mi avvicinai di corsa allo sportello.
Ecco a lei mi disse la signorina con un sorriso algido stampato sulle labbra, porgendomi una busta con su scritto: Contiene documentazione specifica dettagli e costi conversazioni telefoniche.
Tornata in macchina, aprii immediatamente la busta. Guardai in fretta un foglio dopo l'altro alla ricerca del sabato che mi interessava. Era tutto molto dettagliato: orario di inizio conversazione, numero di telefono selezionato, durata della conversazione, area. Quel sabato Yoko aveva effettuato solo due telefonate.
La prima alle 20,23, verso un numero che cominciava per 03, il prefisso di Tokyo. Durata: 3 minuti e 11 secondi.
La seconda alle 23,15, verso un numero della zona di Shizuoka. Durata: 24 minuti e 4 secondi.
Raggiunsi a passo veloce un telefono pubblico e provai a chiamare il primo dei due numeri, utilizzando una scheda telefonica. Quel numero non mi era del tutto nuovo, me ne resi conto nel momento stesso in cui lo componevo. E difatti non mi sbagliavo: Salve, qui parla Kobayashi recitava il messaggio di una segreteria telefonica. Al momento sono assente, si prega di lasciare un....
Interruppi la comunicazione senza ascoltare tutto fino alla fine, non ce n'era bisogno. Avevo capito subito che si trattava di Yukari. Di seguito provai a chiamare l'altro numero, quello di Shizuoka.
S, pronto? Qui Ocean View Village rispose una voce femminile armoniosa e gentile. L'Ocean View Village era una rinomata struttura alberghiera di Ito, situata per la precisione nella localit di Kawana. Se non ricordavo male, era circondata da un noto e apprezzato campo da golf. Nell'attimo in cui me ne rammentai, compresi al volo che la seconda telefonata di Yoko era diretta a Naruse. Lui, per, non me ne aveva mai parlato, non mi aveva riferito di aver ricevuto quella telefonata sabato sera. Perch Yoko lo aveva chiamato? Che cosa si erano detti? La conversazione era durata oltre venti minuti, non doveva trattarsi di una cosa da nulla. Meglio andare da Naruse e chiedergli spiegazioni. Tornai di corsa in macchina e mi diressi verso Kanpachi-dori, intenzionata a raggiungere al pi presto la concessionaria. Tra l'altro, lo confesso, mi era venuta voglia di rivederlo.
Il cancello era chiuso. Il giorno di riposo settimanale era il gioved, ma evidentemente, vistosi alle strette a causa della scadenza ravvicinata, Naruse aveva deciso di non aprire al pubblico. Sotto la pioggia battente, le macchine usate tirate a lucido tanto da sembrare nuove comunicavano una strana tristezza e desolazione, e i cartelli con i prezzi a molti zeri esposti sul parabrezza apparivano assolutamente irreali. Entrai lo stesso e salii la scala esterna che conduceva all'alloggio di fortuna di Naruse. Bussai alla porta, ma non ricevetti risposta. Era molto strano, la sua Mercedes era parcheggiata fuori nel piazzale.
Permesso? chiesi a bassa voce, aprendo piano la porta. All'interno, in quell'ambiente angusto immerso nella penombra, risuonava il respiro regolare di una persona addormentata profondamente. Naruse era l, disteso a pancia sotto sulla sua brandina accanto alla finestra. Mi avvicinai e lo osservai meglio, indossava una T-shirt bianca e dei jeans.
Naruse-san... provai a chiamarlo sottovoce, sussurrando, ma lui non si mosse di un solo millimetro e continu a dormire. Ne approfittai per guardarmi un po' in giro. I ripiani della scaffalatura metallica nera che riempiva buona parte della stanza erano pieni zeppi di scatoloni di cartone. A caso, provai a sbirciare all'interno di uno di essi: scatole di cartone pi piccole con fari alogeni per Mercedes. Ne controllai anche altri, contenevano accessori e pezzi di ricambio per auto, divisi per lo pi in base al genere: sterzi, cerchioni e quant'altro. Si trattava di un piccolo magazzino in piena regola, dove lo spazio sembrava essere sfruttato al millimetro.
In un angolo in fondo c'era uno scaffale di legno con una serie di libri e riviste di motori. Mi avvicinai e, mentre mi accingevo a prendere un paio di pubblicazioni, sentii la brandina accanto alla finestra scricchiolare. Mi voltai e vidi Naruse muoversi nel sonno.
Naruse-san... provai a chiamarlo di nuovo.
Ah, sei tu? mi disse riconoscendomi subito, non appena riapr gli occhi. Poi allung il braccio sinistro e guard il suo orologio subacqueo. Caspita,  gi cos tardi? esclam sbarrando gli occhi.
Scusami se sono entrata senza permesso....
Figurati.
Si mise in posizione supina con le mani intrecciate dietro la nuca e mi fiss con aria seria. Nei suoi occhi brillava una luce di desiderio, flebile ma inconfondibile.
Vieni qui mi disse, com'era prevedibile. Mi avvicinai docilmente e lui mi afferr con forza per un braccio e mi costrinse a sedermi sul bordo della brandina. Poi mi cinse tra le sue braccia e prese a baciarmi piano sulle labbra, mentre mi sfiorava i seni da sopra la giacca.
No, no gli dissi tirandomi indietro.
Scusami reag lui senza opporre resistenza e guardandomi negli occhi con piena comprensione. Tutto bene stanotte? mi chiese cambiando argomento, come a volermi liberare dall'imbarazzo del momento.
S. Per fortuna quella compressa di Halcion fa miracoli.
Continuando a tenermi sulle sue ginocchia, cominci ad accarezzarmi dolcemente il collo, come fossi un gatto.
Perch sei venuta? mi chiese.
Per chiederti spiegazioni risposi, prendendo dalla borsa la busta della NTT e porgendogliela. Lui tir fuori i fogli e li guard rapidamente.
Spiegazioni su cosa?.
Da qui risulta che sabato scorso hai ricevuto una telefonata da Yoko.
Ah, s, certo. Ma non si trattava di niente di importante replic come se se ne fosse appena ricordato. Com' il tempo laggi?, Lo sai che Genevive vuole imparare a giocare a golf?... Tutte cose di questo tipo, assolutamente irrilevanti. Del resto mi telefonava sempre, tutte le volte che andavo da qualche parte.
Come mai?. Nella voce di Naruse avevo percepito un certo malcontento.
Probabilmente temeva che fossi in compagnia di un'altra donna rispose stringendosi nelle spalle.
E quindi?.
Quindi cosa?.
I suoi timori erano fondati?.
Certo che no! A volte ci tocca procurare qualche bella ragazza ai clienti con l'obiettivo di agevolare gli affari, ma ci limitiamo a svolgere il nostro compito senza mai andare oltre.
Perch parli al plurale?.
Perch non sono io nello specifico a occuparmi di questa cosa, ma Kimishima.
E i clienti apprezzano?.
Naruse non disse nulla, si limit a fare cenno di s con la testa.
Che tipo di donne procurate di solito? chiesi ancora, con una certa insistenza.
Non c' una regola fissa. A volte si tratta di professioniste, altre volte di semplici dilettanti. Dipende, va un po' come capita.
Di colpo mi ricordai che sua moglie aveva detto in tono sprezzante che col passare del tempo Naruse era diventato un uomo avido e spietato. In silenzio, ripresi in consegna la busta della NTT e la rimisi in borsa.
In quell'istante squill il telefono. Naruse si alz di scatto e rispose. Pronto?... Ah, grazie... S, vengo subito.
Chiuse la comunicazione e prese una sigaretta dal pacchetto. Era Kimishima. Pare che Yukari sia tornata a casa. Vieni con me?.
S....
A che ora avevi appuntamento con Fujimura?.
Alle quattro.
Perfetto, credo che faremo in tempo disse guardando l'orologio.
Hai intenzione di accompagnarmi? Ti ricordo che Fujimura mi ha chiesto di presentarmi da sola.
Lo so, ma sono un po' preoccupato. Soprattutto dopo quello che  capitato ieri a Kawazoe.
Naruse apr il suo armadietto e tir fuori gli indumenti per cambiarsi.
Kimishima era in attesa davanti all'ingresso della palazzina di Yukari, vestito come il protagonista di un film noir. Aveva in mano un ombrello nero e indossava un impermeabile col bavero alzato e degli occhiali scuri.
Allora che si fa, Naruse? chiese senza nemmeno salutare, incapace di trattenere l'euforia e sputando per terra. Qui c' sotto qualcosa, secondo me  lei l'assassina.
A quanto pareva, Kimishima era gi al corrente della morte di Yoko. Evidentemente Naruse gliene aveva parlato la sera prima, quando si erano dati il cambio. Adesso il problema grosso sono i soldi. Dove cazzo saranno andati a finire? disse sdegnosamente, volgendo di colpo gli occhi dalla mia parte, come a volermi accusare.
Io provo ad andare su e a parlarle inventandomi una scusa qualsiasi dissi, anche perch volevo liberarmi al pi presto di quel verme di Kimishima. Sollevai lo sguardo verso la finestra dell'appartamento di Yukari. A causa della pioggia incessante, le luci nelle case erano accese nonostante fosse pieno giorno. Eppure le tende alla finestra di Yukari erano chiuse e all'interno dell'alloggio sembrava buio pesto. Tutto lasciava supporre che stesse dormendo.
Sei sicura? mi chiese Naruse giusto per conferma, ignorando del tutto l'espressione contrariata di Kimishima.
S, vado.
Mi avviai su salendo un gradino alla volta, senza eccessiva fretta. L'appartamento di Yukari si trovava al primo piano, subito a destra dopo la rampa di scale. Si trattava di una vecchia e ripida scala esterna di ferro, che a ogni mio passo emetteva un brontolio metallico che rimbombava nel terreno. Yukari dormiva cos profondamente da non udire quel rumore infernale? Al solo pensarci, provai un sentimento di compassione nei suoi confronti.
Giunta davanti alla porta, suonai il campanello senza esitare. Un trillo acuto riecheggi distintamente fin fuori, forse perch l'appartamento era molto piccolo. Bussai alla porta pi volte, finch qualcuno non venne ad aprirmi.
S, chi ? domand una voce assonnata. Era Yukari, aveva aperto la porta senza togliere la catenella, avvicinando il viso allo spiraglio dell'uscio. Riuscii a notare che indossava dei leggings neri e una T-shirt. Aveva la faccia gonfia di sonno.
Sono io....
Ah, Miro. Che ci fai qui?  successo qualcosa?. Non si decideva a togliere quella maledetta catenella, come se avesse qualcosa da nascondere.
 difficile parlare cos, non potresti aprire un po' di pi la porta? le chiesi in tono leggermente alterato. Ti prometto che non ti ruber molto tempo.
S, scusa replic lei, mentre sganciava di malavoglia la catenella. In quel preciso istante Kimishima, che forse se n'era stato acquattato alle mie spalle fin dal principio, salt fuori dall'ombra ed entr nell'appartamento spingendo la porta con un calcio. Urlando alla sua solita maniera e stroncando sul nascere il timido tentativo di reazione di Yukari, si avvent alla finestra e spalanc le tende con una violenza tale che per poco non le strappava. L'appartamento era sottosopra, c'erano oggetti di ogni tipo sparsi qua e l, come se Yukari si apprestasse a fare le valigie. Non c'era quasi spazio per camminare, tanti erano i vestiti e gli oggetti sparpagliati sui tatami. In mezzo a quella baraonda spiccavano diverse buste di famosi negozi ancora sigillate, in particolare alcuni sacchetti di Chanel, oltre a scatole di scarpe e borse nuove di zecca. Qualcuno si era dato a uno shopping sfrenato, senza badare a spese.
Per caso stai per traslocare? mi venne spontaneo chiedere a Yukari, in piedi immobile in prossimit del minuscolo angolo cottura. Lei annu con un lieve cenno del capo, senza aprire bocca e con gli occhi fissi a terra.
Su un tavolino c'erano un piatto con i resti di un hamburger e l'involucro di un dolcetto. Ad alcuni ganci fissati a una delle pareti erano appesi diversi vestiti sistemati su semplici grucce di filo metallico. Poi c'era un guardaroba con le ante spalancate e i cassetti mezzi aperti, dai quali spuntavano fuori collant e altri indumenti, oltre a borse di vario tipo e dimensioni appoggiate su ogni possibile ripiano e un'infinit di cosmetici, trucchi e profumi che occupavano l'intero piano della specchiera. Di qualunque cosa si trattasse, sembrava essercene ben oltre il dovuto, sia in fatto di quantit sia di genere e modello.
Salve, scusami per il disturbo disse Naruse esibendo un sorrisetto ironico, entrando in casa per ultimo.
Si pu sapere che cosa succede? Che volete da me? chiese Yukari in tono di leggera protesta, lasciandosi sedere mollemente sui tatami.
Intanto Kimishima si approssim alla piccola e misera cassettiera nera posta accanto al letto e apr con i soliti modi bruschi uno dei cassetti. L dentro era stipato un gran numero di capi di biancheria intima molto costosi, al punto da far restare a bocca spalancata.
Queste cose non sono di Yoko? chiesi avvicinandomi in fretta. Yoko andava matta per la lingerie francese di alta qualit e possedeva numerosi completini composti da sottoveste, mutandine e reggiseno di pizzo. Ne teneva sempre a disposizione di nuovi, chiusi nelle loro confezioni originali, pronta a indossarli ogniqualvolta si presentava un'occasione speciale. Me lo aveva confessato lei stessa una volta che mi aveva regalato un coordinato color menta.
Me le ha regalate la signora Usagawa rispose Yukari con un filo di voce. Me le ha date lei in persona, ringraziandomi per aver mandato avanti l'ufficio in sua assenza.
Davvero? Tutta questa roba? le chiesi, gettando una nuova occhiata al contenuto del cassetto. C'erano capi bianchi, neri, crema, verde oliva e di vari altri colori. Alcuni non erano mai stati tirati fuori dalla scatola.
S!.
E questo? le chiesi ancora, raccogliendo dal ripiano della specchiera un nebulizzatore d'argento per profumi. Se non ricordavo male, si trattava di un pezzo di antiquariato che Yoko aveva acquistato a Berlino.
Mi ha regalato anche quello.
Strano, le piaceva cos tanto....
Sar pure strano, ma ti giuro che  cos.
Non le credevo, anche se continuava ad asserire sempre e soltanto la stessa cosa.
Yukari, sbaglio o hai una copia delle chiavi di casa di Yoko? le chiese poi Naruse con voce in principio calma, ponendosi al suo fianco. Approfittando della sua assenza sei entrata e ti sei impossessata di un bel po' di cose, stando attenta a scegliere quelle che secondo te davano meno nell'occhio.
No! Non ho fatto niente del genere! strepit lei quasi piangendo. Ma nel tono della voce e nello sguardo non c'era traccia della tipica frustrazione che una persona innocente palesa nel tentativo di negare le accuse. Era invece presente una certa furbizia puerile, a cui Yukari sembrava volersi affidare disperatamente per togliersi dai guai.
Li hai presi tu i soldi, confessa! le url in faccia Kimishima.
No, non  vero! ribatt lei con una voce lamentosa simile al ronzio di una zanzara.
Prova a dirlo al mio capo, brutta stronza! Ti conviene parlare, altrimenti ti daremo una ripassata che non te la scordi pi!.
Come se qualcosa dentro di s si fosse rotto all'improvviso, Yukari si accasci al suolo e scoppi in un pianto irrefrenabile.
Confessa, porca puttana! la incalz Kimishima come per darle il colpo di grazia, avvicinandosi ulteriormente e prendendola a calci nelle gambe.
Basta, Kimishima, falla finita! gli url Naruse, avvinghiandosi alle sue spalle.
Aiuto! Aiuto! si era intanto messa a gridare Yukari, afferrandosi ai polpacci di Naruse e facendosi schermo dietro di lui. Ma Kimishima, senza darsi per vinto e con tutta la malignit di chi non intende perdere l'occasione di molestare una persona pi debole, riusc chiss come a divincolarsi dalla presa di Naruse, a portarsi come un fulmine alle sue spalle e a riprendere a sferrare calci violenti contro la malcapitata Yukari.
Ti ho detto di smetterla! gli ringhi in faccia Naruse, afferrandolo per il bavero dell'impermeabile e sollevandolo per qualche istante da terra. Poi si volt verso Yukari e le chiese con estrema gentilezza: Yukari-chan, dove sei stata fino a qualche ora fa? A me puoi dirlo, non voglio farti del male, sono tuo amico.
Lei sollev gli occhi per guardarlo in viso e, senza smettere di singhiozzare, rispose: In albergo con Fujimura.
Quale albergo? insist Naruse. E Yukari, docile come un agnellino, gli rivel non solo il nome dell'albergo, ma gli disse anche che aveva fatto acquisti da quelle parti, indicando le buste di Chanel sparse nella stanza.
Ti sei data alla pazza gioia, eh? Che cazzo c' in tutte queste buste? Questa  roba che costa un occhio della testa! sbrait Kimishima da qualche metro di distanza.
Una borsa... una collana... una camicetta rispose timidamente Yukari con la sua voce piagnucolosa da zanzara.
Ha pagato tutto Fujimura? le chiese Naruse.
S.  stato lui a propormi di spassarcela con i soldi guadagnati al Black Night Show!.
Io e Naruse ci guardammo negli occhi colti dal medesimo dubbio: era probabile che Yukari stesse cercando di scaricare tutte le colpe su Fujimura. A ogni modo, immaginando che nell'appartamento potessero nascondersi altre cose appartenute a Yoko, provai a rovistare un po' tra i vestiti. E difatti ben presto trovai una camicetta Ferr celeste molto costosa di cui Yoko andava particolarmente fiera. Mi venne in mente che non molto tempo prima mi aveva raccontato di averla persa: era andata a cercarla anche in lavanderia, non ricordando se l'avesse ritirata o meno, ma non c'era stato nulla da fare. Subito dopo scovai anche una cintura a catena Cline e una collana di perle finte Chanel. Oltre a profumi, rossetti, occhiali da sole e altri oggetti firmati appartenuti con ogni probabilit a Yoko. Se avesse potuto controllare lei stessa di persona, di certo avrebbe trovato molte altre cose.
Passando in rassegna uno dopo l'altro quegli articoli di lusso, provai una compassione indicibile per la povera Yoko, tradita di continuo e a sua completa insaputa dalla sua segretaria. Non riuscivo a staccare gli occhi da tutti quegli oggetti rubati, sopraffatta da un misto di rabbia e impotenza.
Poi aprii uno dei cassetti della specchiera e trovai il portagioie di ceramica cinese che avevo cercato invano a casa di Yoko. Incapace di trattenermi, cacciai fuori un urlo.
Che succede? mi chiese Naruse accorrendo.
Questo era di Yoko! gli dissi, mentre indicavo il contenitore dal coperchio a forma di coniglio.
S, hai ragione.
Ci metteva dentro i gioielli quando rientrava a casa: orecchini, anelli e cos via. Tolsi il coperchio e, a conferma delle mie parole, apparvero due anelli d'oro con diamanti, un anello con granata, diversi orecchini, un bracciale e un orologio di Chanel. Non manca niente, questi sono gli oggetti che Yoko indossava pi o meno giornalmente, tutte le volte che usciva. Che strano, in quelle tre fotografie non ne aveva addosso nemmeno uno... Questo  un particolare che non possiamo trascurare, un particolare di estrema importanza. Quando ho visto quelle fotografie, mi sono accorta subito che c'era qualcosa di diverso dal solito, ma non riuscivo a mettere a fuoco cosa di preciso. Ora finalmente  tutto chiaro!.
A che cosa ti riferisci? mi chiese Naruse, incapace di afferrare il motivo della mia improvvisa esultanza. Anche Yukari e Kimishima presero a fissarmi con uno sguardo interrogativo.
Al fatto che Yoko non se n' andata di sua libera iniziativa! Qualcuno deve averla trascinata via con la forza e gettata in mare da qualche parte. Oppure potrebbe essere stata uccisa in casa e l'assassino ha portato via il cadavere subito dopo.
Assassinata? La signora Usagawa  morta? chiese Yukari fissandomi in viso a occhi sgranati.
Proprio cos. Ci sono tanto di fotografie.
Perch non le fai vedere anche a me queste dannate fotografie? si inser Kimishima, evidentemente divorato dalla rabbia e dalla curiosit. Ma io lo ignorai di sana pianta e continuai a parlare rivolgendomi a Yukari.
All'inizio pensavo che si fosse suicidata gettandosi in mare. E che quelle fotografie, scattate da qualcuno pi o meno per caso, fossero arrivate chiss come nelle mani di Kawazoe. Ma mi sbagliavo, le cose devono essere andate molto diversamente. Se Yoko si fosse suicidata, avrebbe dovuto avere addosso i suoi gioielli. Se non tutti, almeno un paio, no, Yukari? le dissi, guardandola fisso negli occhi. Sei stata tu a ucciderla e a rubare le sue cose!.
No, io quelle cose le ho rubate, ma solo pi tardi! replic lei ad alta voce, perdendo la pazienza. Luned sera, dopo aver saputo che la signora Usagawa era scomparsa, sono andata a casa sua e ho preso alcuni dei suoi vestiti, i gioielli e il resto. Non c'entro niente con la sua morte!.
Dicci subito dove hai nascosto i soldi, puttana! le url Kimishima, avvicinandosi di corsa come un pazzo e mollandole una raffica di calci negli stinchi. Distrutta, raggomitolata sul pavimento, Yukari scoppi di nuovo in pianto, ma stavolta non provai nessuna piet per lei.
La moglie dell'iraniano ha raccontato di aver incrociato Yoko la notte tra sabato e domenica le dissi freddamente, ma in realt quella eri tu, non  vero, Yukari-chan?.

12.

L'alloggio di Yukari era piccolo e strapieno di roba, ma non c'erano chiss quanti posti per nascondere qualcosa. Io e Naruse non impiegammo molto tempo a rovistare in ogni possibile angolo alla ricerca dei cento milioni di yen, o anche solo della chiave di un armadietto o di una prova materiale in grado di dimostrare che Yukari avesse ordito un piano per far credere che Yoko fosse scomparsa, tipo il suo passaporto, un libretto di conto corrente o il floppy con la versione definitiva del reportage su Berlino. Purtroppo, per, non riuscimmo a trovare niente. Non c'era traccia nemmeno del tailleur nero che probabilmente Yukari indossava quella notte, quando la moglie dell'iraniano doveva averla scambiata per Yoko. C'erano invece alcune riviste fetish e sadomaso tedesche e delle raccolte fotografiche chiaramente costose che non potevano che appartenere a Yoko.
Qui non c' niente,  inutile perdere altro tempo afferm Naruse dopo aver controllato addirittura sotto i tatami e nell'intercapedine del soffitto, rimuovendo uno a uno i pannelli di copertura. Ormai avevamo guardato dappertutto, in quell'angusto monolocale di sei tatami non c'erano altri posti dove occultare anche un solo spillo. Ci scambiammo uno sguardo e traemmo un lungo sospiro: niente da fare, la ricerca doveva continuare.
Nel frattempo Kimishima era andato via trascinandosi dietro a forza Yukari, la quale non smetteva di sbraitare e dimenarsi. Era diretto da Uesugi per metterlo al corrente degli ultimi sviluppi della situazione. Malgrado la pioggia, era certamente possibile che a qualcuno del vicinato, udendo le urla di Yukari e assistendo alla scena, potesse venire in mente di chiamare la polizia. Io e Naruse rimanemmo con il fiato sospeso per dieci minuti buoni finch, non vedendo arrivare nessuno, ci tranquillizzammo. Era improbabile che i vicini non si fossero accorti di niente: forse, avendo notato l'aspetto losco di Kimishima e i suoi capelli corti e ricci da yakuza, avevano semplicemente preferito non immischiarsi.
Sar meglio andare disse Naruse dando un'occhiata al suo orologio. Erano quasi le tre, l'ora dell'appuntamento con Fujimura si avvicinava. Chiss cosa si sarebbe inventato, lui che in quel momento non poteva essere al corrente di ci che era appena accaduto alla sua cara amica Yukari. Su, presto, qui lasciamo tutto come sta aggiunse Naruse, chiudendo la porta con la chiave che si era fatto dare dalla stessa Yukari, prima che Kimishima la portasse via con s. Provai un gran senso di sollievo nel lasciarmi alle spalle quel monolocale disordinato e soffocante, pieno di polvere e pregno dell'odore di quella ragazza folle.
Dai, veloce mi sollecit ancora una volta Naruse, precedendomi sotto la pioggia. Solo allora mi resi conto di essere rimasta profondamente scossa dalla vista di tutte quelle cose appartenute a Yoko, trovate inaspettatamente nell'appartamento di Yukari. Fui quasi sul punto di fermarmi, nonostante l'acqua che veniva gi a secchiate: mi ricordai di tutte le volte in cui Yoko mi aveva raccontato di aver perso qualcosa e io non le avevo dato retta, pensando che fosse solo colpa sua...
Tu perdi le cose perch sei disordinata.
Anche Naruse mi dice sempre cos, per secondo me c' qualcosa di strano.
Ma no,  solo una tua impressione. Cerca di essere pi ordinata e vedrai che non perderai pi niente.
Questo stralcio di conversazione, che si era ripetuto suppergi identico pi di una volta, mi affior alla mente all'improvviso, vivido come se risalisse a poco prima. Se anche una sola di quelle volte mi fossi soffermata a riflettere con maggiore accortezza, forse a quest'ora Yoko sarebbe ancora viva. Salii sulla Mercedes di Naruse senza dire una parola, sprofondata nei miei pensieri. La BMW di Yoko l'avevo lasciata alla concessionaria.
A Heiwajima dove? mi chiese di colpo Naruse.
Al ponte di Katsuhira.
Ah, evidentemente a Fujimura piacciono le gare di motoscafi.
Perch?.
Da quelle parti, a Heiwajima, c' un bacino per gare motonautiche.
Non lo sapevo, era la prima volta che ne sentivo parlare. Tuttavia avevo subito pensato che fosse uno strano posto per darsi un appuntamento.
Ci immettemmo su Kan'nana-dori e andammo avanti per un bel pezzo in direzione sud, sorpassando un gran numero di camion. Naruse sembrava nervoso, si era ammutolito. E io non ero da meno, concentrata a pensare unicamente a Fujimura e al nostro imminente incontro, convinta che fosse lui il principale responsabile di quanto era accaduto. Me ne stavo immobile a pugni stretti con gli occhi fissi sulla strada, schiacciata tra la speranza che tutto finisse al pi presto e il timore di dover ricominciare da capo nel caso le mie previsioni si fossero rivelate errate.
Che facciamo se non  stato Fujimura a prendere i soldi? chiesi di colpo a Naruse.
Gi, che facciamo? si limit a ripetere lui, sospirando ansiosamente e diminuendo la velocit a causa del traffico. Superato l'incrocio con Setagaya-dori, la circolazione si fece di nuovo abbastanza scorrevole e arrivammo in men che non si dica all'altezza di Kasugabashi.
Ormai non manca molto annunci laconico Naruse.
D'un tratto un aereo in fase di decollo tagli obliquamente il cielo grigio di pioggia. L'aeroporto di Haneda era molto vicino. Dopo esserci lasciati alle spalle l'ingorgo dell'ultimo cavalcavia, davanti a noi si spalanc un'area ampia e piatta, ricavata sottraendo artificialmente terra al mare. Transitammo in prossimit di una serie di enormi edifici nel cui nome era quasi sempre contenuto il termine Centro. Si trovavano tutti entro i confini di un parco artificiale: un centro di cultura, un centro di distribuzione e, un po' pi avanti sulla destra, un centro di trattamento dell'acqua. Poi, dopo aver svoltato a sinistra e aver imboccato la strada statale numero uno, vedemmo apparire alla nostra destra le tribune del bacino utilizzato per le gare di motonautica. Si trattava di una grande e vistosa struttura blu, dove si potevano scorgere numerosi spettatori accorsi malgrado il temporale.
Naruse avanz in direzione del parco di Oifuto e accost a sinistra senza spegnere il motore, un po' prima dell'ingresso allo stadio di motonautica. Quindi prese lo stradario per controllare la nostra posizione. In quel preciso momento gli squill il cellulare.
S, pronto? rispose, muovendo lo sguardo verso di me per verificare la mia reazione. Bene, perfetto continu, gettando una nuova occhiata dalla mia parte. Siamo appena arrivati a Heiwajima... L'appuntamento  al ponte di Katsuhira, ci andiamo subito... D'accordo, noi siamo qui.
Viene anche Kimishima? chiesi in tono contrariato, non appena ebbe finito di parlare al telefono.
S. Pare che alla fine Yukari abbia confessato di aver preso i soldi.
Era prevedibile, ne ero pi che certa. Ma fu ugualmente uno shock quando lo sentii dire dalla viva voce di Naruse.
Che cosa ha detto di preciso?.
Di essere andata a casa di Yoko, di aver trovato la valigetta con i soldi e di aver chamato Fujimura.
E Yoko?.
Non si sa ancora niente rispose brusco Naruse, con freddezza, come a voler bloccare preventivamente ogni mio tentativo di protesta. A quel punto non ero pi tanto sicura che Fujimura si sarebbe fatto vivo.
Naruse ripart, oltrepass il grande edificio a strisce orizzontali rosa e blu che ospitava l'onsen Heiwajima Kurhaus e svolt subito a sinistra. Al che un piccolo ponte apparve davanti ai nostri occhi.
Da questa parte siamo nel quartiere di Ota, al di l del ponte si entra nel quartiere di Shinagawa mi spieg. Subito dopo il ponte c' l'acquario di Shinagawa.
Che ci far mai Fujimura in un posto del genere?.
Bah... replic Naruse, il capo inclinato dubbiosamente da un lato.
Ma ci bast procedere ancora qualche metro e la risposta fu subito chiara.
In piedi sul marciapiede che correva lungo il ponte, in fila e addossati al parapetto, c'erano diversi uomini intenti a guardare in basso, in direzione dello stadio della motonautica. Evidentemente da quel punto si riusciva a scorgere, da dietro, il bacino di gara o almeno una sua parte e si potevano dunque ammirare i motoscafi da competizione darsi battaglia schizzando a pelo d'acqua. Quegli uomini - erano a occhio e croce una quindicina - stringevano tutti in una mano un ombrello nero per ripararsi dalla pioggia e avevano nell'altra dei fogli o dei giornali con le informazioni e i pronostici relativi alle gare. Tenevano lo sguardo fisso nella stessa direzione, verso il tabellone elettronico che indicava i risultati, lontano e offuscato dalla pioggia fitta. Accostate al marciapiede del ponte c'erano anche alcune auto e motociclette, i cui occupanti guardavano con la medesima attenzione il bacino di gara. Naruse, procedendo a passo d'uomo, ferm la Mercedes in coda alla fila di veicoli.
Su, va' mi incoraggi, accompagnando le sue parole con un cenno del mento. E io, ombrello in mano e con la busta contenente le preziose fotografie di Yoko stretta sottobraccio, uscii dalla macchina senza farmi pregare. Mi allontanai a passo svelto, sperando che nessuno si accorgesse che ero giunta sul posto con la Mercedes di Naruse. Salii sul marciapiede dove erano assiepati gli uomini concentrati a osservare il bacino di gara, scavalcando la bassa recinzione metallica verde che lo separava ulteriormente dalla sede stradale.
Chiss se Fujimura era gi arrivato. Tesa, sotto la pioggia, provai a sbirciare uno a uno i volti delle persone, intrufolandomi in mezzo a quella piccola selva di ombrelli neri. Tutt'a un tratto si ud un boato spaventoso, mi voltai di scatto verso la distesa d'acqua in basso e mi accorsi che la gara dei motoscafi aveva appena preso il via. Guardai con ansia l'orologio: erano le quattro in punto.
I motoscafi, condotti da piloti con caschi e tute multicolori, raggiunsero in breve la prima boa e virarono bruscamente a sinistra, accompagnati da un assordante rombo di motori. Le onde sollevate dagli scafi al passaggio della boa si accavallavano l'una sull'altra e si allargavano verso l'esterno. I concorrenti arrivarono in un baleno alla boa situata sul lato opposto e virarono l'uno dopo l'altro, scatenando un putiferio di alte scie bianche e avvicinandosi di nuovo a gran velocit da questa parte, il frastuono dei motori via via pi potente. Quei bolidi acquatici superarono di nuovo la prima boa scavalcando le onde precedenti, che ancora non si erano placate, beccheggiando paurosamente con la sola poppa a lambire la superficie marina. Nuove onde si aggiungevano alle vecchie e si propagavano in ogni direzione, giro dopo giro, incessantemente. Era la prima volta che assistevo a uno spettacolo del genere e finii col dimenticarmi per qualche minuto di Fujimura e della ragione per cui ero l.
Dai, forza!.
Vai, Yoshioka!.
Gli uomini affacciati al parapetto urlavano queste e altre frasi di incitamento, sotto i loro ombrelli neri, in estasi alla vista dei motoscafi. Quando mi fui abituata al fragore della gara, provai a guardarmi intorno e, abbandonato poco oltre la ringhiera, notai un recipiente di polistirolo mezzo rovesciato dal quale sporgevano degli udon gonfiati e resi molli dalla pioggia. A ben vedere, qua e l, erano sparsi a volont mozziconi di sigaretta e contenitori di plastica vuoti di ra- men istantaneo. Quel posto era tutt'altro che pulito, c'era in giro un bel po' di sporcizia. Anche l'acqua che ristagnava nel canale l in basso, una decina di metri pi sotto, era sudicia e nera. Sulla sua superficie lurida galleggiavano quasi del tutto immobili fogli di giornale e altre immondizie.
No, merda!.
Il numero uno e il cinque sono arrivati primo e secondo!.
Quelle voci risuonarono forti e chiare a breve distanza da me, seguite da un lungo e profondo sospiro di delusione.
Cazzo, non ci posso credere,  andata male fino alla fine! si lament qualcun altro al mio fianco.
Quella doveva essere l'ultima gara della giornata. Diedi di nuovo un'occhiata all'orologio: l'ora dell'appuntamento era passata non da poco.
Murano-san mi sentii chiamare giusto in quel momento, mentre due dita mi picchiettavano sulla spalla. Spaventata, mi voltai di scatto e vidi Fujimura in piedi a mezzo metro da me. Sembrava in gran forma, aveva una pelle liscia e fresca. Indossava un paio di jeans neri abbastanza attillati e un impermeabile giallino, col cappuccio calato sulla testa come uno scolaretto e la cintura allacciata stretta in vita.
Fujimura-san... Salve.
Quell'uomo era la mente del crimine, molto probabilmente era lui l'assassino di Yoko. Mi tremava leggermente la voce. Tuttavia, sorprendendo perfino me stessa, ero riuscita a non mutare l'espressione neanche di una virgola e a esibire un sorriso.
Come piove, eh? mi fece, fremendo tutto e battendo i piedi per terra per combattere il freddo. Le dispiace se parliamo in macchina?.
Ah,  venuto in macchina? gli chiesi.
S rispose, allungando una mano a indicare un'utilitaria vecchia e sporca con la targa del distretto di Tama parcheggiata poco oltre il ponte, in prossimit dell'entrata dell'acquario di Shinagawa. Quando vidi quell'auto, non potei fare a meno di pensare che Fujimura doveva averla utilizzata per portare Yoko chiss dove.
E lei come ci  arrivata fin qui? mi chiese in tono pacifico e tranquillo, con una voce che lasciava supporre che fosse completamente all'oscuro di quanto era appena accaduto a Yukari.
Anch'io in macchina risposi subito, indicando con scarsa precisione la fila di veicoli alle mie spalle. Lui, in quel momento, non poteva sapere che ero venuta in compagnia di Naruse e che presto sarebbe arrivato anche Kimishima.
Le piacciono le gare di motoscafi? gli chiesi.
S, molto. Diciamo pure che sono la mia passione replic sventolandomi brevemente davanti il giornale informativo sulle gare di motonautica che stringeva nella mano sinistra. Ma oggi non mi  andata per niente bene aggiunse con una smorfia di disappunto, mentre appallottolava il suo sottile giornale e lo infilava in una tasca dell'impermeabile.
Ha scommesso e ha perso?.
Uhm... Ma non fa niente, non importa rispose evasivamente. Poi mi fece cenno di seguirlo verso la sua macchina. Nell'accodarmi, ebbi giusto il tempo di dirigere lo sguardo indietro e di accorgermi che Kimishima era appena arrivato e stava salendo in quel momento nella Mercedes di Naruse.
Fujimura entr per primo in macchina, al posto di guida, si tolse il cappuccio dell'impermeabile e indoss all'istante il suo berretto Kangol, che aveva lasciato sul sedile posteriore. Poi apr dall'interno la portiera del lato passeggero e mi invit a salire. Prima di sedermi lanciai uno sguardo rapido dietro ai sedili anteriori, ma non c'era traccia di valigette e cose simili. Per c'era il vano bagagli che, per quanto piccolo, poteva certamente contenere una valigetta o qualcosa del genere. Avrei fatto di tutto pur di poter dare un'occhiata anche l dietro, ma purtroppo era impossibile.
Mi deve scusare per averla costretta a venire in questo posto mi disse.
Niente, si figuri.
Dunque, la cosa terribile e sconvolgente alla quale faceva riferimento nel suo messaggio era la morte di Kawazoe Katsura?.
Rimasi senza parole, l a fissare il viso liscio e senza una ruga di Fujimura. Aveva una pelle simile a un uovo sgusciato e occhi assolutamente inespressivi, simili a due fessure aperte a forza in una superficie piatta. Adesso, a guardarlo bene, mi resi conto che faceva davvero paura. E quando poi si tolse per qualche secondo il berretto per aggiustarselo meglio, mi accorsi che aveva il capo completamente rasato, alla maniera di uno skinhead.
Come fa a saperlo?.
Mostr un ghigno beffardo e tir fuori dal vano portaoggetti sotto il cruscotto l'edizione della sera di un noto quotidiano. Mentre mi porgeva il giornale ben ripiegato, gettai subito l'occhio alla data: era di quel giorno stesso, doveva averlo appena comprato. Quasi automaticamente, lo aprii alla pagina della cronaca locale e, in basso e scritto in piccolo, lessi un titolo che recitava: Si suicida scrittore di romanzi ispirati all'estetismo.
Stando a quanto riferito in quel breve trafiletto, il cadavere di Kawazoe era stato scoperto al mattino presto dal redattore di una casa editrice, il quale aveva l'incarico di ritirare certe bozze. Si faceva anche menzione del ritrovamento di un messaggio d'addio, completamente zuppo di pioggia e quasi del tutto illeggibile. Infine si diceva che le autorit competenti avevano gi concluso che si trattava di un suicidio, anche in considerazione di un precedente ricovero di Kawazoe in ospedale in seguito a ferite che lui stesso si era procurato, soffrendo di una grave forma di autolesionismo.
Ovviamente anche la morte di Kawazoe  stata un vero shock... dissi, lasciando volutamente la frase in sospeso. Allora Fujimura mi rivolse uno sguardo perplesso e mi invit ad andare avanti. Ma in realt ho trovato anche queste aggiunsi senza farmi pregare, tirando fuori dalla borsa il volume di spartiti di Saint-Sans ed estraendo le tre fotografie di Yoko.
Ah! esclam lui senza riuscire a dire altro, fissando quelle immagini con occhi sbalorditi.
Lei non sa nulla a proposito di queste foto? Non le aveva mai viste? gli chiesi a bruciapelo.
Assolutamente no! rispose in fretta e furia. Aveva negato troppo rapidamente, palesando un certo nervosismo.
Lei sa che ci sono persone che apprezzano e collezionano le fotografie di cadaveri?.
No, io non ne so proprio niente neg ancora, staccando una parola dall'altra in modo strano e artificioso.
Pare che quelle dei cadaveri annegati siano le migliori, proprio come queste, guarda caso. Lei non pu non saperlo... E sicuramente sa anche qualcosa di molto preciso su queste tre fotografie, o sbaglio?.
La smetta di scherzare, non so di cosa stia parlando! rispose mentre guardava di nuovo una a una le fotografie di Yoko, reggendole con mano tremante.
Mi dica, secondo lei come  morta Usagawa Yoko?.
Non lo so... si sar suicidata.
E che cosa glielo fa pensare? Piuttosto, non  che per caso l'ha ammazzata lei?.
Mentre pronunciavo quelle parole, udii la mia voce tremare. Ero pressoch convinta che Fujimura fosse l'autore dell'omicidio di Yoko. O comunque, anche se non era lui l'assassino, come minimo doveva essere al corrente di qualcosa riguardo alle tre fotografie.
Ma cosa dice? reag stupefatto, come se cadesse dalle nuvole. Perch mai avrei dovuta ucciderla? Glielo ripeto, credo che Yoko si sia suicidata.
E perch? Sentiamo.
La vita di quella poveretta era in rovina, sotto ogni punto di vista. Le girava tutto male: Naruse, i soldi, il lavoro. In giro lo dicevano tutti che non stava bene ed era depressa.
Anche il lavoro? Che cos'era in particolare che non andava?.
Mah, non  che ci fosse qualcosa di specifico che non andasse. Il problema era lei, il suo carattere. Prima o poi tutti si stufavano di starle dietro, di assecondare i suoi capricci e le sue manie di grandezza.
Che significa? Non la seguo.
Dunque cominci a spiegare in tono infastidito, conosco personalmente un sacco di gente che a certe cose ci crede sul serio, non solo a livello teorico, e invece lei non faceva altro che scrivere i suoi soliti reportage sul mondo del sesso estremo. Si vantava affermando di conoscere bene certi ambienti, diceva a tutti che ne feceva parte, ma poi, a differenza per esempio della stessa Yukari, non aveva nemmeno un solo piercing al seno. Lo faceva solo per attrarre consensi e per crearsi un personaggio, nella speranza di avere successo e vendere pi libri. Addirittura aveva messo in giro la voce che aveva un piercing alla vagina, ma molto probabilmente non era vero. Noi addetti ai lavori non ci lasciavamo ingannare da una come lei, si vedeva lontano un miglio che era fasulla, e per questo nel nostro ambiente la sua reputazione era pessima. Molto meglio una ragazza come Yukari, disposta a sacrificarsi e a fare esperienza in concreto. Non a caso le ho suggerito io stesso di mettersi a scrivere, lei s che potrebbe fare assai meglio.
Fujimura, all'improvviso cos loquace, aveva cominciato a seccarmi.
D'accordo, ho capito gli dissi interrompendolo. Ora, mettiamo che Yoko si sia suicidata per davvero, okay? Se lo ha fatto,  solo perch lei ha rubato quei cento milioni di yen!.
Ma  impazzita? Come le salta in mente una cosa del genere? replic lui, sbiancando in viso. Io non ho rubato un bel niente!.
La smetta di fare il finto tonto, Yukari ha vuotato il sacco. E ormai non pu pi scappare.
Fujimura assunse un'espressione angosciata e si volt indietro di scatto. Tuttavia, non vedendo altro che uno sciame di persone di ritorno dalle gare di motonautica, si riassest tranquillo al suo posto.
Dica quello che vuole, tanto io non c'entro niente con questa storia! sbott a voce alta. Ma le mani gli tremavano ancora pi di prima, tanto che stava per far cadere le fotografie di Yoko. Senza indugiare oltre, gli rivolsi la domanda che mi frullava da tempo nella testa.
D'accordo, poi se la vedr con chi di dovere. Piuttosto, le ha scattate lei queste foto? E chi le ha portate a Kawazoe?.
Fujimura guard attraverso lo specchietto retrovisore e la sua espressione pareva una maschera di terrore e meraviglia. Stupita dalla sua reazione, mi voltai indietro e scorsi Kimishima avanzare verso di noi a grandi passi e con la faccia stravolta, seguito a breve distanza da Naruse.
Bastardo! Pezzo di merda! url aprendo violentemente la portiera del lato guida. Afferr Fujimura per il bavero dell'impermeabile e lo trascin fuori dalla macchina.
Aspetta, non ho ancora finito di parlargli! provai a fermarlo, ma fu inutile. Che rabbia, la conversazione era giunta a un punto cruciale.
Sta' zitta, non me ne frega un cazzo! mi url. Strinse forte il bavero di Fujimura e lo stratton con incredibile brutalit, gridando: Brutto figlio di puttana! Dimmi subito dove hai messo i soldi se non vuoi che ti ammazzi!.
Non so niente, non li ho presi io! replic Fujimura con voce incrinata dallo spavento, respirando con difficolt. Al che Kimishima, per non rischiare di essere visto, lo fece di nuovo sedere al suo posto, si abbass dietro la portiera e gli moll un ceffone in pieno volto.
Non dire cazzate! Quella sgualdrina della tua amichetta ha vuotato il sacco!.
Basta, Kimishima! urlai. L'attimo seguente udii il portellone posteriore della macchina aprirsi e vidi Naruse chino a cercare qualcosa.
Eccola! esclam, sollevando in alto una valigetta di pelle nera. L'aveva trovata con una facilit imprevedibile. Sorpresa, lo fissai bene in viso: sembrava quasi rinato, dopo lungo tempo notai un sano rossore diffondersi sulle sue guance. Adesso il problema era Kimishima, la cui furia non si era affatto placata.
Sporco bastardo, ti far pentire di essere nato! Giuro che ti spezzo un braccio, ti lego come un salame e ti getto nel canale!.
Tutt'a un tratto, forse approfittando di un attimo di distrazione, Fujimura moll a Kimishima uno spintone, sgusci fuori dalla macchina e si mise a correre sotto la pioggia.
Figlio di puttana, fermati! grid Kimishima mentre si lanciava al suo inseguimento. Fujimura scapp verso il ponte, in leggera salita, aprendosi la strada a forza di spintoni tra la folla proveniente dallo stadio della motonautica. Purtroppo per lui, quell'onda umana sormontata da un tetto di ombrelli continuava a ingrossarsi e a rendere difficoltoso il passaggio. Era come una marea che avanzava inarrestabile, a ritmo regolare, riducendo Fujimura a un piccolo pesce che si dibatteva controcorrente.
Fermati, bastardo! Fujimura, giuro che se ti prendo ti ammazzo!.
Sotto l'acquazzone, riecheggiavano le urla acute e minacciose di Kimishima. Le gente, attonita, arrestava il passo e muoveva lo sguardo intorno alla ricerca della fonte di quella voce sgradevole. Intanto Fujimura, dopo un attimo di esitazione, balz di colpo sul bordo della ringhiera di alluminio del ponte e inizi a procedere in bilico, stendendo le braccia all'infuori come un equilibrista. Al di sotto, dopo una decina di metri, il canale terminava lasciando spazio a un argine di cemento armato. Molto probabilmente Fujimura aveva intenzione di avanzare ancora un po' e lanciarsi sulla parte superiore del muro sottostante. Si trattava di una scelta a dir poco azzardata.
Naruse!.
Sss! mi fece lui, invitandomi con la mano a fare silenzio. E intanto, nello stupore generale, numerose voci cominciarono a levarsi dalla massa di persone presenti sul ponte.
Scendi,  pericoloso!.
Vuoi ammazzarti? Vieni subito gi!.
Falla finita, scendi a terra!.
Tuttavia Fujimura, senza dare il minimo ascolto a quegli appelli, prosegu imperterrito nella sua pericolosa marcia. Ormai si erano fermati tutti a guardarlo col fiato sospeso. Un istante dopo, scivol e perse l'equilibrio. Distolsi istintivamente lo sguardo e, quando l'attimo successivo indirizzai di nuovo gli occhi verso la ringhiera, feci giusto in tempo a vederlo precipitare gi, le sue braccia che mulinavano disperatamente nel vuoto. Segu un gran tonfo, molto pi forte di quanto mi aspettassi.
 caduto!.
Chiamiamo subito la guardia costiera!.
Serve una barca, presto!.
La gente urlava questo e altro, mentre tutti si accalcavano alla ringhiera e guardavano in basso.
Fujimura-san! mi venne spontaneo gridare. Presi a correre anch'io verso il ponte, ma Naruse mi venne dietro e mi ferm, afferrandomi per le spalle.
Dove vai? Resta qui.
Ma  caduto di sotto!.
La forza della disperazione mi permise di liberarmi dalla presa di Naruse e di precipitarmi verso l'estremit del ponte, dove la ringhiera era relativamente meno affollata. Mi affacciai e scorsi l'impermeabile giallo di Fujimura affondare a poco a poco nell'acqua marrone del canale.
Sta andando sotto! Cos anneghera! url qualcuno con voce straziata.
Presto, che qualcuno lo aiuti! gridai io con tutto il fiato che avevo nei polmoni. Poi mi sentii battere su una spalla, mi voltai e vidi Naruse zuppo di pioggia.
Andiamo via!.
Ma....
Presto, non c' tempo da perdere!.
Mi cinse con un braccio dietro la schiena e mi trascin con la forza verso la Mercedes. Kimishima era gi scappato con la sua Alfa Spider nera.
Che bisogno c'era di trattarlo in quel modo e inseguirlo?! protestai non appena fummo saliti in macchina.
Non  colpa mia,  stato Kimishima rispose Naruse, mettendo in moto e filando via a tutto gas.
Non  vero,  anche colpa tua, non hai mosso un dito per fermarlo!.
Era accaduto l'imprevedibile, Fujimura era precipitato dal ponte di Katsuhira. Ben presto mi accorsi che stavo tremando come una foglia, a causa del freddo che pativo essendo bagnata fino alle ossa e naturalmente anche per via di quanto era appena accaduto. Se i soccorsi non fossero arrivati in tempo e Fujimura fosse annegato, sarebbe stata la terza morte di cui venivo a conoscenza nel giro di appena due giorni.
Piuttosto, perch non dai un'occhiata ai soldi? mi chiese Naruse.
E perch? ribattei voltandomi a guardare la valigetta di pelle sporca di fango, abbandonata sul sedile posteriore come fosse un oggetto sinistro.
Quell'idiota potrebbe aver usato un bel po' di quei quattrini per scommettere sulle gare dei motoscafi. Sono molto preoccupato.
Stupita e disgustata, fissai Naruse in volto. Lui mi restitu subito lo sguardo, assumendo un'espressione arcigna che sembrava chiedere: Che cosa ho detto di male?.
Forse mi disse un attimo dopo, dovrei essere sconvolto anch'io come te?.
No, per niente. Ognuno  fatto a modo suo, per fortuna.
Presi la valigetta e me l'appoggiai sulle ginocchia. Era pi pesante di quanto pensassi. Non era chiusa a chiave, la aprii senza problemi. Dentro c'era una busta di plastica nera lacerata al centro, che conteneva qualcosa che avevo visto spesso nei film: decine e decine di mazzette di banconote da diecimila yen.
Controlla quante mazzette ci sono mi esort Naruse.
Le contai con la massima attenzione: erano novantacinque. Novantacinque milioni di yen.
Ce ne sono novantacinque.
Meno male, pensavo molto peggio afferm lui in tono sollevato, rilassando in un sol colpo i muscoli del viso. Ne mancano appena cinque, ha speso solo cinque milioni di yen.
Cinque milioni di yen non sono briciole, come farai?.
Nessun problema, ce li metter io disse, tenendo lo sguardo fisso sulla strada.
Stiamo andando da Uesugi?.
S. Ma se non ti va di venirci, dimmelo pure, ti accompagno a casa.
No, oltretutto sono anche preoccupata per Yukari.
Non dovresti, sta bene. E comunque non ha detto niente di nuovo su Yoko afferm sdegnosamente.
Uesugi era di buon umore, seduto tutto sorridente sul divano color cacao del suo ufficio. Non appena io e Naruse mettemmo piede nella stanza, Kimishima, il quale evidentemente ci aveva preceduti di qualche minuto, si avvicin in fretta e prese in consegna la valigetta con i soldi.
Grazie mille, bravi! ci disse Uesugi in tono soddisfatto. Indossava un abito da lutto, forse aveva in programma di partecipare a una veglia funebre. Vestito di nero, i suoi capelli argentei spiccavano molto, donandogli pi del solito un aspetto da vero gentiluomo. Peccato che al suo fianco ci fosse come sempre quella canaglia di Kimishima, qualcuno avrebbe dovuto consigliargli di sbarazzarsene.
Pare che quel tipo ci abbia lasciato le penne esord. Me lo ha confermato un amico che lavora alla polizia, gli ho appena telefonato.
Fujimura non ce l'aveva fatta, era annegato nel canale.
Purtroppo disse Naruse, mentre prendeva posto sul divano, quell'idiota ha speso cinque milioni di yen. Lo afferm con totale indifferenza, senza il minimo rispetto, assumendo un'espressione beffarda e rilassata.
Che vuoi che siano cinque milioni, non importa.
Glieli restituir io, fino all'ultimo yen.
Naruse, non dire sciocchezze, va bene cos. Hai fatto un ottimo lavoro.
Detto ci, Uesugi diresse lo sguardo nella mia direzione e mi sorrise con aria da uomo buono e onesto.
E anche lei  stata molto brava mi disse. Le faccio i miei complimenti, lei  una donna in gamba, proprio come pensavo. Che ne direbbe di lavorare qui? Potrebbe svolgere qualche indagine per me. Ultimamente si stanno verificando un sacco di problemi in cui sono coinvolte le donne, mi sarebbe davvero di grande aiuto.
No, grazie. Piuttosto, dov' Yukari? Come sta?.
Sta bene, non abbia paura rispose facendo una faccia seccata. Non sembra, ma quella ragazza ha un bel caratterino. Ha avuto il coraggio di riempirmi di bugie.
S, ma dov' adesso? insistetti.
 di l, in sala riunioni. I miei uomini la stanno trattando benissimo, non la lasciano mai sola e non le fanno mancare niente, stia tranquilla. La vuole vedere? Adesso la facciamo portare subito qui.
Uesugi fece un segnale a Kimishima, il quale usc dalla stanza scattando. Dopo un po' torn con Yukari, scortata dal solito tipo in giacca e cravatta che sembrava un impiegato di banca. A differenza delle altre volte, non invoc il mio nome appena mi vide, n tanto meno vers una sola lacrima. Al contrario distolse subito lo sguardo, abbassando all'istante il suo viso gonfio di pianto.
Yukari-chan, perch non ci racconti tutto? la esortai.
Che cos'altro dovrei raccontare? Ho gi detto tutto quello che sapevo! rispose in tono ribelle, volgendo il suo sguardo corrucciato nella mia direzione.
Su, falla finita. Fujimura non c' pi,  morto le disse Naruse. Allora lei sgran gli occhi allibita e lo guard terrorizzata.
Come  successo? gli chiese con un filo di voce.
 caduto nel fiume ed  annegato, mentre tentava di scappare.
Questo significa che adesso sono io l'unica colpevole? chiese avvilita.
Nessuno ha detto questo intervenne Uesugi, cercando di trattenere la rabbia. Per  ovvio che anche tu dovrai avere la punizione che meriti.
Quale punizione? chiese Yukari contraendo il volto in una smorfia.
Ormai  assodato che il tuo complice  morto. Hai fatto un grave errore a metterti con lui e a tentare di fregarci, perci la tua punizione non potr essere tanto leggera. Senza contare che la donna di Naruse, poverina,  stata ammazzata da Fujimura e ingiustamente ritenuta colpevole. Meriteresti come minimo di essere gonfiata di botte, tanto da cambiarti i connotati una volta per sempre, e di essere spedita a battere il marciapiede in un posto sperduto.
Ma io non volevo farlo, non sapevo niente! protest lei, gli occhi colmi di lacrime.
Anche la qui presente Murano-san and avanti Uesugi,  stata accusata ingiustamente solo perch era una buona amica della povera Yoko, la quale  stata addirittura uccisa. Naruse ha perso la sua donna, Murano-san la sua migliore amica: non  una cosa bella, mia cara Yukari.
Rivolsi a Uesugi un'occhiata al veleno: adesso si permetteva di mantenersi sul vago, quando era stato lui in persona a sospettare di me e ad accusarmi. Quanto a Kimishima, se ne stava l in piedi con l'aria soddisfatta, continuando ad assentire mentre il suo boss sparava cazzate.
 stato Fujimura, ha deciso tutto lui! replic Yukari, evitando di piangere e alzando la voce come a voler rendere pi efficace la sua giustificazione. Gli avevo detto di lasciar perdere, ma lui ha insistito e si  fatto dare le chiavi dell'appartamento, assicurandomi che non ci sarebbero stati problemi. Non  mia la colpa di quello che  successo!.
Ah no? E tu che cosa hai fatto, perch non ce lo racconti? le chiesi, sporgendomi in avanti col busto e guardandola negli occhi. Lei scoppi in lacrime come una bambina e si lanci in un lungo discorso, tra un singhiozzo e l'altro.
Quel giorno, verso sera, la signora Usagawa mi ha telefonato e mi ha detto che sarebbe andata in ufficio perch aveva del lavoro da fare. Allora ho pensato subito che si trattava di un'ottima chance e mi sono recata di corsa a Nishi Azabu. Avevo un doppione della chiave e conoscevo bene l'appartamento, sapevo dove la signora teneva le sue cose ed ero abbastanza tranquilla perch in precedenza le avevo sottratto un foulard Herms e qualche orecchino e lei non se n'era accorta. A un certo punto, dietro alla cassettiera, ho notato una valigetta di pelle nera che non avevo mai visto prima. L'ho presa e l'ho aperta, perch aveva tutta l'aria di essere una di quelle valigette dove ci si mettono i soldi, e infatti conteneva una montagna di banconote da diecimila yen. Non sapevo cosa fare, ero scioccata, ma l'idea di rubare tutti quei contanti non mi ha nemmeno sfiorata, anche perch non ne avrei avuto il coraggio. Allora mi  venuto in mente di parlarne con Fujimura. Sono uscita dal palazzo e l'ho chiamato, riferendogli tutto per filo e per segno. Ero molto agitata, avevo paura, ma lui mi ha detto di stare tranquilla e di prestargli la chiave, perch avrebbe fatto la cosa migliore per noi. Mi ha raggiunto davanti all'Agenzia delle Entrate di Azabu e io, come d'accordo, gli ho dato la chiave.
E tu a quel punto sei andata via?.
S, sono tornata a casa.
Perch?.
Avevo paura che la signora Usagawa potesse rientrare da un momento all'altro e cogliermi sul fatto.
Per.... Stavo per dirle che il suo discorso non filava, perch forse qualcuno l'aveva vista andare via vestita pi o meno come Yoko. Ma Naruse non me ne diede il tempo.
Chi  stato a uccidere Yoko? le chiese, inserendosi di colpo nella conversazione.
Fujimura rispose Yukari tutta immusonita. Per io non lo sapevo, non me l'aveva detto.
E quando saresti venuta a saperlo? le domandai io. Ero turbata, mi tremava la voce, come era ovvio che fosse davanti a quella ragazza che parlava con totale impassibilit della morte di Yoko.
Quando mi hanno portata qui per la prima volta. Appena ho sentito che la signora era scomparsa, ho subito pensato che Fujimura l'avesse ammazzata. Poi per lui, luned, ha detto di non averla assolutamente vista e di non saperne niente.
Yukari, come mai sabato sera Yoko ti aveva telefonato? Cosa voleva dirti?.
Ah... s... tergivers lei, facendo una smorfia di disappunto. Mi dispiace doverlo dire, ma la signora Usagawa era invidiosa, e io ero abbastanza seccata per questo, non ne potevo pi. Lei era una scrittrice affermata e io una semplice segretaria, eppure mi metteva i bastoni tra le ruote.
In che senso? Potresti spiegarti meglio?.
Voleva sapere per forza se io e Fujimura stavamo insieme. Temeva che grazie a lui potessi ottenere informazioni e lavoro al suo posto. Durante quella telefonata, mi disse pi o meno cos: Ho saputo che Fujimura ti ha proposto di scrivere,  vero? Se cos fosse, rischieresti di intralciare il mio lavoro e di crearmi problemi, perci sta' attenta a quello che fai. Era molto arrabbiata, le sue parole erano una vera e propria minaccia. Confesso che anche per questo mi  venuto in mente di andare a casa sua e rubarle un paio di cose, mi aveva dato sui nervi e volevo fargliela pagare.
Diressi lo sguardo verso Naruse. Anche lui si gir dalla mia parte e mi guard con i suoi occhi incavati. Evidentemente eravamo giunti alla medesima conclusione. La cosa di cui Kawazoe parlava nella sua lettera e alla quale si augurava che Yoko potesse trovare una risposta assistendo al Black Night Show era con ogni probabilit la relazione tra Fujimura e Yukari.
Yukari le chiesi, lo hai preso tu il floppy con la versione definitiva del reportage?.
No! replic, scuotendo forte il capo. Ero sicura che mi aveva mentito.
Per hai rubato del materiale di lavoro, o sbaglio?.
Uhm... rispose evasivamente, abassando lo sguardo. La signora Usagawa era avida e invidiosa, non voleva mai condividere niente con me. Non era giusto, io volevo solo imparare. Qualche volta, non avendo altra scelta, prendevo in prestito alcune cose senza chiederglielo.
Ho capito, grazie dissi dopo aver tratto un profondo sospiro, sentendomi improvvisamente stanca. Io me ne vado aggiunsi alzandomi in piedi.
Uesugi mi imit all'istante e mi disse in tono gentile, guardandomi dritto negli occhi: Povera Yoko, mi dispiace molto.
Grazie.
Spero sar presto possibile pregare davanti alle sue spoglie mortali. La madre ha denunciato regolarmente alla polizia la sua scomparsa, avviando cos tutte le procedure necessarie.
Che cosa significava? Il corpo senza vita di Yoko riposava in qualche camera mortuaria in attesa di essere identificato? Oppure era in balia delle correnti marine, nel mezzo dell'oceano? O forse giaceva sul fondo di un abisso oscuro? Erano tutte ipotesi agghiaccianti, una pi terrificante dell'altra. Mentre ci pensavo, non potei fare a meno di rivolgere lo sguardo a terra, affranta.
Ah, riguardo a suo padre and avanti Uesugi, mi rincresce molto averlo coinvolto in questa faccenda. Le chiedo davvero scusa.
Tutt'a un tratto era diventato cordiale e gentile, quasi come un benefattore, e continuava a prodigarsi in scuse e parole di conforto. Ma io non desideravo altro che uscire al pi presto da quella stanza e perdermi nel trambusto di Shinjuku.
Ehi, Kimishima lo chiam Uesugi in tono di rimprovero, tu sei stato molto scortese, ti sei comportato male. Chiedi subito scusa alla signorina.
Mi scusi disse lui a mezza voce, senza guardarmi negli occhi. Che cosa stava succedendo? Tutto sembrava essersi trasformato in un ridicolo teatrino. Con questo pensiero fisso nella mente, mi diressi verso la porta.
Arrivederci dissi prima di uscire, mentre mi voltavo indietro per l'ultima volta.
Vengo anch'io, ti accompagno esclam di colpo Naruse, alzandosi in piedi.
Non ce n' bisogno gli dissi, agitando la mano destra. E Yukari, evidentemente spaventata all'idea di restare in compagnia di soli uomini, mi url con voce supplichevole: Non te ne andare, Miro!.
Mi dispiace replicai scuotendo la testa e con voce calma, ma devi assumerti le tue responsabilit.
Non appena misi piede nel lussuoso ascensore, le parole che avevo appena detto a Yukari mi trafissero come tante piccole frecce. Miro, dissi a me stessa, da quando in qua ti sei messa a fare la predica agli altri? Uscii all'aperto e mi incamminai tra la folla sopraffatta da un misto di vergogna e impazienza, con la voglia di prendermi a schiaffi.
A notte fonda, mentre bevevo da sola chiusa in casa, suon il campanello.
Chi ?.
Io, Naruse.
Barcollando paurosamente, andai ad aprire la porta.
Sei ubriaca?.
Tu che dici?.
Naruse mi squadr da capo a piedi, come se si fosse imbattuto in una creatura di un altro mondo.
Non ti avevo mai vista in questo stato.
C' sempre una prima volta replicai ridendo a voce alta. E poi mi pare ovvio, siamo stati molto impegnati ultimamente, non era il caso di mettersi a bere. Dai, mi fai compagnia?.
Non posso, sono venuto in macchina.
D'accordo, come vuoi.
Aveva un aspetto un po' diverso dal solito, indossava una camicia bianca e una giacca blu scuro che gli si addicevano molto. E aveva anche una bella cravatta, abbinata con molto gusto al resto dell'abbigliamento.
A cosa si deve il tuo nuovo look? gli chiesi sorridendo, l'alcol in circolo.
Niente, il grande capo ha voluto dimostrarmi la sua riconoscenza portandomi in giro in un po' di posti rispose imbarazzato. Comunque, volevo chiederti scusa per tutti i problemi che ti ho creato.
Non importa, tranquillo replicai, mentre prendevo dal freezer la bottiglia di Zubrwka e me ne versavo l'ennesimo bicchiere. Avevo perso il conto, avevo gi bevuto un bel po' di quel liquido denso e trasparente. Piuttosto, ho preso la BMW senza dirti niente.
Non c' problema mi fece sorridendo affabilmente, mentre si sedeva sulla sedia dall'altra parte del tavolo. Scommetto che ti era venuta voglia di guidare.
S, bravo, come hai fatto a indovinare?.
Ormai ti conosco mi rispose, sorridendo di nuovo.
Ero infatti rientrata a casa non da molto. Avevo fatto un lungo giro con la macchina di Yoko, lasciandomi trascinare dai ricordi, ascoltando a tutto volume la musica soul che lei adorava tanto. Prima ero andata fino a casa di sua madre, sotto la pioggia battente, e mi ero fermata ad ammirare l'immenso campo di allenamento da golf splendidamente illuminato. Poi ero passata davanti all'ufficio di Minami Aoyama, avevo raggiunto il palazzo di Nishi Azabu e infine avevo comprato un mazzo di gigli Casablanca da un fioraio di Roppongi aperto anche di notte. Era stato un breve e fuggevole viaggio sentimentale.
Adesso va bene, mi  bastato dissi. Riprenditela pure, dopotutto te le sei accollate tu le rate per pagarla.
Puoi tenerla ancora per un po', se vuoi, almeno fino a quando la concessionaria non avr riaperto. Le pratiche burocratiche sono lunghe e noiose, come al solito.
Che significa?.
Cambio di gestione.
Chi ti sostituir?.
Kimishima.
Naruse fece scivolare la punta dell'indice dal bordo fino alla base del mio bicchiere, appannato dalla Zubrwka ghiacciata, lasciando nel mezzo una vistosa traccia. Poi prese un boccone di insalata di champignon, che avevo preparato in fretta e furia, giusto per accompagnare l'alcol.
Ti sei dovuto assumere le tue responsabilit, eh? E adesso che cosa farai?.
Me ne andr in Canada.
In Canada? proruppi, fissandolo a occhi spalancati.
S, ho un caro amico laggi rispose lui guardandomi e ridendo.
Quando parti?.
Non appena avr finito di sistemare le cose qui.
Mi aspettavo qualcosa da lui? No, non credo. Mentre ci pensavo su, mi guard di nuovo e mi disse: Tu.... Ma si ferm subito. Nella mia mente, provai a continuare la frase al posto suo: tu... che cosa farai? Tu... perch non vieni con me? E tu? E tu? E tu?
Ma rimasi in silenzio e non gli chiesi nulla. Anzi, mi sforzai di dimenticare anche quel poco che mi aveva detto, bevendoci sopra. Quel liquido corposo, freddo pi del ghiaccio, mi scivolava gi nella gola. Era il mio orgoglio che reagiva con prepotenza.
Restammo tutti e due per un po' senza scambiarci una parola. Nella stanza risuonavano solo il ronzio del condizionatore e la musica jazz a basso volume. Naruse si mise a giocherellare col suo pacchetto di Marlboro Lights. Poi, dopo un po', si alz in piedi e mi disse: Grazie di tutto. Non riuscii a rispondergli nulla, me ne stavo l a fissare immobile la mia Zubrwka. Non riesco a credere continu allora lui che abbiamo dormito qui insieme.
S,  vero, non abbiamo fatto altro che litigare replicai ricambiando il suo sorriso. Naruse mi si avvicin, ma io rimasi seduta. Sembrava che stesse di nuovo per dirmi qualcosa, ma dur solo un breve attimo, si fren anche stavolta.
Allora ciao mi disse semplicemente. Mi rifar vivo quando avr deciso la data della partenza.
S, va bene gli risposi senza neanche guardarlo. Lo sentii avviarsi verso il piccolo vano d'ingresso e mi voltai piano in quella direzione. Si stava infilando le scarpe, un paio di bellissime slip-on nere. Mi alzai finalmente in piedi e mi avvicinai a lui con passo malfermo. I gigli Casablanca, in un vaso su un ripiano della scarpiera, diffondevano un profumo irresistibile. Quasi se ne fosse ricordato grazie a quella fragranza intensa, mentre apriva la porta Naruse si volt di scatto e mi chiese: Ah, stavo per dimenticarmene... non  che potresti darmi quelle fotografie di Yoko?.
Rimasi per un attimo muta, indecisa su cosa rispondergli. Poi, molto chiaramente, gli dissi: Scusa, ma vorrei tenerle io. Quando ritroveranno il suo corpo, le brucer insieme a lei. Quelle foto, da quando  scomparsa, costituiscono la sua unica e sola apparizione in questo mondo.
D'accordo, come vuoi tu replic lui, assentendo con un cenno del capo. Conservale con cura, mi raccomando.
Se ne and in fretta, fissandomi dritto negli occhi per un'ultima volta. Il rumore dei suoi passi, oltre la porta, si fece inesorabilmente lontano. In quel momento mi sentii contorcere dentro, avevo la sensazione di aver gettato via qualcosa che non avrei mai pi potuto recuperare. Era una tristezza diversa da quella che avevo provato quando Hiroo se n'era andato via da solo. Questa faceva molto pi male. E, allo stesso modo, mi sentivo assai pi depressa adesso di allora.

13.

Erano trascorsi pi di dieci giorni dalla scomparsa di Yoko. Leggevo il giornale quotidianamente, pagina per pagina, in attesa di notizie. Ma lei, in qualunque mondo si trovasse, sembrava non avere alcuna voglia di manifestarsi.
In un trafiletto nell'edizione del mattino del giornale all'indomani dell'incidente si parlava della morte di Fujimura. Il titolo recitava: Giocatore d'azzardo muore precipitando da un ponte. C'era scritto che l'uomo, sotto un vero e proprio diluvio, ignorando l'appello a desistere da parte di un gran numero di persone presenti sul posto, si era messo a camminare sulla ringhiera del ponte ed era caduto nel canale, dove era annegato. Si riferiva anche che, in una tasca del suo impermeabile, erano stati rinvenuti alcuni tagliandi perdenti di scommesse sulle gare di motoscafi, per un importo totale di oltre un milione e mezzo di yen. In virt di questo particolare, la polizia stava prendendo in considerazione sia l'ipotesi dell'incidente fortuito sia quella del suicidio.
Inutile dire che solo io, Naruse e le altre persone implicate a fondo nella vicenda eravamo a conoscenza di tutti i particolari su Fujimura: solo noi sapevamo che aveva tentato di rubare l'ingente somma di cento milioni di yen, che era morto gravato del sospetto di aver assassinato Yoko e Kawazoe, che era stato inseguito da Kimishima sul ponte di Katsuhira, e infine che la sua complice Yukari era stata sequestrata da Uesugi.
Allo stesso modo, solo noi sapevamo tutto di Yoko. Cosa avrebbero raccontato i giornali e la televisione se e quando fosse stato ritrovato il suo cadavere? Come era accaduto per Fujimura, avrebbero fatto affidamento sul risultato delle indagini della polizia e si sarebbero limitati semplicemente a riferire se si trattava di un suicidio o di una morte accidentale, senza affatto preoccuparsi di andare oltre la superficie delle cose?
Quel giorno mi telefon mio padre per dirmi che l'indomani mattina avrebbe fatto ritorno in Hokkaido e mi chiese di vederci. Lo raggiunsi in un ristorante di sushi a Daikyocho, mentre era intento a leggere e confrontare gli articoli sulla morte di Fujimura pubblicati nei vari giornali, e sorseggiava del sake freddo. Era venuto a conoscenza di numerosi dettagli sull'incidente da alcuni suoi ex colleghi.
Come va, tutto bene? mi salut vedendomi arrivare.
Pap, non credevo che fossi ancora a Tokyo gli dissi in tono meravigliato, senza nemmeno abbozzare un sorriso. Quando ero nei guai o avevo un problema, non riuscivo mai a mettermi in contatto con mio padre, per cui ero sempre restia a fare affidamento su di lui. Ordin qualche stuzzichino e mi vers del sake - era per la precisione un rinomato Denshu.
Come ti ho gi detto al telefono, ritorner a casa domani.
Riuscii a intravedere i suoi occhi penetranti brillare attraverso le lenti verde scuro dei Ray-Ban.
Dove sei stato finora?.
Non lontano da te rispose, dopo aver preso un lungo sorso di sake dal suo bicchiere colmo fino all'orlo. A proposito continu, quella ragazza, Yukari, pare che Uesugi l'abbia presa a lavorare con s.
A fare cosa?.
La sua bambolina personale, presumo. Sempre meglio che costringerla a fare l'attrice porno o la prostituta in qualche locale di infimo ordine, no?.
Bah, non saprei risposi, non vedendoci chiss quale differenza. Immaginai che se fossi andata da Uesugi forse avrei trovato Yukari ad accogliermi all'uscita dell'ascensore vestita da pupa del boss. Ma non mi sarei mai sognata di recarmi di nuovo in quel posto, n avevo alcuna voglia di rivedere Yukari.
Comunque sia, ormai  tutto finito, vero?.
Quasi.
Raccontai a mio padre a grandi linee gli eventi degli ultimi giorni. Lui mi ascolt in silenzio, annuendo di tanto in tanto.
E che fine far Naruse?.
Lascer la gestione della concessionaria e se ne andr in Canada, o almeno questo  quello che mi ha detto.
Caspita! esclam mio padre, mentre masticava rumorosamente un grosso boccone di uova di aringa. Per non mi convince.
Chi? Naruse?.
No, no rispose lui facendo un mezzo sospiro. Quando una faccenda del genere giunge al termine, di solito si contano molte pi macerie.
Ma sono morte tre persone, pap!.
S, lo so. Quello che voglio dire  che ho la sensazione che tutto sia finito con eccessiva facilit, senza lasciare grandi strascichi. Riesci a capirmi?.
Dopo quella domanda finale, non aggiunse altro. Tracann un bel po' di sake, fin quasi a ubriacarsi, e se ne and piantandomi in asso in quel ristorante di sushi.
Tornai a casa da sola, a piedi.
Riesci a capirmi?... S, mio padre aveva ragione, sembrava che le cose si fossero concluse troppo facilmente, in maniera quasi innaturale. Uesugi aveva recuperato gran parte dei suoi soldi ed era tornato ai suoi lucrosi e sporchi affari. Naruse, dopo aver ceduto la gestione della concessionaria a Kimishima, era pronto a volarsene in Canada. E io avevo fatto ritorno alla mia vita di tutti i giorni, l a osservare Shinjuku dall'alto della mia finestra. Era mai possibile che quell'assurda vicenda fosse finita senza gravi conseguenze, senza colpi di scena?
Solo la povera Yoko continuava a vagare senza pace chiss dove. Ma ero pressoch certa che se lei si fosse mostrata di nuovo, anche da morta, qualcosa sarebbe cambiato. Non avevo nessuna prova tangibile, si trattava semplicemente di una mia fantasia. Anzi no, era una mia paura, che sembrava fare da presagio alle macerie evocate da mio padre.
Buonasera, come va? mi salut un ragazzo gay che abitava nel mio stesso palazzo incrociandomi per strada, sciogliendosi in mille moine e facendomi ciao con la mano mentre portava il sacchetto dell'immondizia al luogo di raccolta. Shinjuku Nichome era lo stesso posto di sempre, non era cambiato di una virgola. Le persone con soldi e tempo da perdere venivano a mangiare e bere a pi non posso nei numerosissimi locali della zona; quelle senza soldi ma con tanto tempo da perdere venivano lo stesso e facevano baccano per strada fino a notte fonda. Le ragazze si divertivano a spiare con curiosit e sfrontatezza i giovani travestiti agghindati di tutto punto. I ragazzi, a loro volta, si davano da fare per attaccare bottone con quelle stesse ragazze. E intanto gli omosessuali assistevano con disprezzo a scene del genere e tiravano dritto sbuffando. Poi, all'alba, i gatti randagi e i corvi si disputavano i rifiuti sparsi ovunque. E quando il sole si levava alto nel cielo, i camioncini dei grossisti di bevande alcoliche venivano all'assalto per rifornire i locali in vista della notte successiva. A parte il fatto che Cynthia e le sue amiche erano tornate temporaneamente nelle Filippine, non c'era nient'altro di nuovo.
Diressi per qualche attimo lo sguardo in alto, verso la finestra del mio appartamento, poi mi voltai a guardare la BMW di Yoko, ferma in un angolo del piccolo parcheggio alle spalle del palazzo. Ben presto avrei dovuto dire addio anche a quella fiammante automobile rossa.
Naruse mi telefon una sola volta, per comunicarmi che il mercoled della settimana successiva avrebbe lasciato il Giappone. Stavo per dirgli che per allora quella maledetta e interminabile stagione delle piogge sarebbe finalmente giunta al termine. Ma cambiai idea e finii per dirgli tutt'altro.
Ah, cos presto? Non me l'aspettavo.
Era un progetto al quale stavo pensando gi da un po' rispose lui in fretta, come se non avesse tempo da perdere. Poi aggiunse: A proposito....
Ho capito, la macchina gli dissi senza dargli modo di completare la frase.
S, brava. Finch la morte di Yoko non sar stata accertata, non sar possibile venderla. Per, visto che io sto per andare via, volevo chiederti di riportarla in concessionaria.
Va bene. Quando?.
Allora... in questo momento sia l'officina che lo showroom sono pieni. Facciamo all'inizio della prossima settimana, luned o marted, d'accordo?.
Sei sicuro? Subito prima della tua partenza?.
S, non c' problema.
Al termine della conversazione, ripensai ai giorni trascorsi insieme a Naruse e tutto mi parve come una grande illusione. Quel tempo cos denso da sembrare quasi eterno si era rarefatto fino a risultare inconsistente, come un bicchiere di whisky diluito con acqua di un qualsiasi bar.
Quella sera, quasi fosse un presagio, udii un ticchettio di tacchi a spillo provenire dal pianerottolo di casa mia. Mi lasciai invadere dalla malinconia e mi misi a pensare per l'ennesima volta a Yoko. Perch, all'alba di quella domenica, era venuta da me? Che cosa voleva dirmi? Era un enigma inestricabile. Giunsi perfino a pensare che non si trattasse di lei in carne e ossa, bens del suo fantasma.
Presi la collana con il pendente di perla nera e rimasi per un po' a osservarla, non la tiravo fuori da diversi giorni. Se avessero ritrovato il corpo di Yoko, avrei dovuta restituirla a sua madre.
Mentre riflettevo, squill il telefono. Sembrava anche quello un segnale, al pari del rumore di tacchi di poco prima.
Pronto?.
Pensai subito che la telefonata provenisse da un locale o da un posto simile, perch in sottofondo si udiva il frastuono martellante di una musica tipo house.
Murano-san? Salve, sono Madoka, Kanazawa Madoka.
Ah, s, Madoka. Mi ricordai di lei all'istante, il bellissimo cadavere danzante di Kawazoe Katsura. Come stai? Grazie per l'altra volta.
Ti ho chiamato perch me lo avevi chiesto, ti ricordi?.
S, hai fatto bene, hai saputo qualcosa?.
Mi avevi detto che se mi fosse capitato di scoprire qualcosa sulle fotografie di cadaveri e roba del genere avrei dovuto chiamarti....
S, s, certo, dimmi.
Ho visto le fotografie del vecchio Kawazoe....
Eh?! esclamai, facendomi quasi cadere di mano il ricevitore del telefono. Quali fotografie?.
Era impiccato, con la corda stretta intorno al collo. Addosso aveva un kimono bianco ed era tutto bagnato di pioggia. Era spaventoso, faceva impressione.
Vorrei vederle anch'io, secondo te  possibile?.
Temo di no. Me le hanno mostrate di nascosto, giusto perch mi conoscono, ma hanno sottolineato che si trattava di una vera eccezione e che non lo avrebbero fatto per nessun altro.
Ero sconvolta, ma dovevo assolutamente carpire a Madoka il maggior numero possibile di informazioni, per cui cominciai a bombardarla di domande.
Chi te le ha mostrate? A me puoi dirlo, ti giuro che non ne far parola con anima viva.
Mi dispiace,  un segreto, non posso dirtelo. Me l'hanno fatto promettere.
Ti prego,  molto importante.
Va bene mi disse, dopo aver titubato per un po'. Per nessuno dovr sapere che te l'ho detto, per nessuna ragione al mondo. Quella  una che non scherza, non me lo perdonerebbe mai.
Quella chi?.
Marlene. La conosci anche tu.
Non mi pare... Chi ?.
Mio malgrado, avevo alzato la voce, impaziente di saperne di pi. Finalmente la verit stava venendo a galla, risalendo da un abisso oscuro. In preda a un terrore sconosciuto, avvertii un brivido freddo corrermi lungo la schiena.
Ti dico che la conosci insistette Madoka, l'hai vista esibirsi al Black Night Show.
Di chi stai parlando precisamente?. Non poteva trattarsi di Yukari, sarebbe stato incredibile.
Della ragazza che ha ballato per prima, all'inizio dello show. Tutti la chiamano Marlene.
Ah... sussurrai a malapena. Dunque si trattava della giovane donna molto bella e attraente apparsa in scena al principio dello spettacolo. Quella col reggiseno e le culottes in lattice nero e con il frustino stretto in pugno, che aveva danzato solo per un poco e si era subito dileguata dietro le quinte. Quella sera, quando l'avevo vista esibirsi, mi era sembrato che avesse un viso conosciuto, ma avevo concluso che forse si trattava solo di una mia impressione.
Comunque non la conosco personalmente.
Nemmeno io la conosco bene, se  per questo. Ciao, eh.
Aspetta, aspetta! le dissi, giusto in tempo prima che riattaccasse. Hai notato qualcos'altro di particolare nelle fotografie di Kawazoe?.
Uhm... un foglio ripiegato - credo fosse una lettera d'addio o qualcosa di simile - infilato tra i lembi del kimono.
E il volto?.
Aveva del muco che gli colava dal naso, ma non era molto diverso rispetto a quand'era vivo.
Grazie, Madoka.
Le fotografie dovevano essere state scattate poco dopo la morte di Kawazoe. Quando ero andata in quella casa e avevo scoperto il cadavere, la lettera d'addio era caduta al suolo, trascinata via dal vento e dalla pioggia. Era evidente che dietro ci che era successo a Yoko e a Kawazoe dovesse esserci la stessa persona, qualcuno che provava interesse e piacere nella medesima attivit: fotografare cadaveri. Dovevo raccogliere a tutti i costi qualche notizia in pi sulla donna che si faceva chiamare Marlene.
Dopo aver ringraziato e salutato Madoka, provai a telefonare al Candy di Roppongi.
S? Qui  il Candy.
A differenza della volta precedente, stavolta mi rispose una donna.
Mi scusi se la disturbo, ma avrei urgentemente bisogno di mettermi in contatto con... Marlene, una delle ragazze che si  esibita da voi qualche sera fa nel corso del Black Night Show. Potrebbe essere cos gentile da darmi il suo indirizzo e il numero di telefono?.
Mi dispiace, ma non forniamo questo tipo di informazioni.
S, capisco, ma vorrei proporle un lavoro come modella,  una ragazza bellissima. Mi perdoni, non gliel'ho ancora detto, lavoro presso la redazione della Rondansha.
Di colpo mi era affiorato alla mente il biglietto da visita di Mita e mi venne spontaneo inventarmi quella menzogna.
Ah, in questo caso  diverso, trattandosi di lavoro replic la donna al telefono, mentre in sottofondo gi si udiva un fruscio di pagine voltate rapidamente. Se la diretta interessata venisse a sapere che non le ho dato le informazioni che cerca, potrebbe giustamente arrabbiarsi. Intanto, col cuore in gola, avevo allungato una mano per afferrare una penna e un pezzo di carta, pronta a scrivere. Allora continu la donna, ho solo un numero di telefono, le va bene lo stesso?.
S, la ringrazio.
Dunque, 3252....
Mi annotai per bene il numero, ringraziai e chiusi la comunicazione. Adesso avevo bisogno di fermarmi per un attimo e stabilire il da farsi. Innanzitutto dovevo chiamare Marlene. Se avesse risposto lei, sarei venuta subito al sodo e le avrei detto tutto. Convinta di ci, composi il numero. Lasciai squillare a lungo, ma nessuno venne a rispondere.
L'indomani mattina provai a chiamare di nuovo. Stavolta qualcuno mi rispose e rimasi assolutamente interdetta.
S? Panther di Ochanomizu, desidera? mi chiese una voce maschile. Panther?! Non mi sarei mai aspettata di sentire quel nome, che diavolo c'entrava quel negozio con Marlene? Turbata e sorpresa, misi gi di botto il ricevitore. Poi tirai fuori l'agenda e rilessi gli appunti che avevo preso quando avevo fatto visita all'avvocato Tawada. Il negozio di Ochanomizu, il Panther, era gestito da un tipo che rispondeva al nome di Yamazaki Ryuta, un personaggio ben noto negli ambienti legati al culto del nazismo. Yoko era andata a Berlino e si stava interessando proprio dei neonazisti: che strana coincidenza. Di colpo mi venne in mente una frase che mi aveva detto mio padre riferendosi alla sua professione: In questo mestiere  fondamentale possedere due cose: una sensibilit estrema, che ti permetta di percepire ogni stranezza, e una fantasia sconfinata in grado di farti trovare un perch anche all'impossibile.
Di fronte a quanto avevo appena rilevato, chiunque, pur senza essere in possesso di chiss quale sensibilit, si sarebbe accorto che c'era qualcosa di molto strano. Finii di bere in fretta il mio caff, mi tolsi la T-shirt di Hiroo che usavo a mo' di pigiama, indossai con altrettanta rapidit dei pantaloni di lino bianchi e una maglietta nera e uscii di casa. In un primo momento pensai di chiamare Naruse, ma lasciai perdere. Per lui Yoko apparteneva al passato, ci aveva messo sopra la parola fine.
Fuori il cielo era coperto, non tirava un alito di vento e faceva un caldo umido soffocante, ma non c'era traccia di nuvole scure, come ad annunciare che la stagione delle piogge era ormai agli sgoccioli. L'alta pressione, da sud, continuava a estendersi verso il settore settentrionale, spingendo via via pi a nord il fronte delle piogge. La stagione umida era durata troppo a lungo, rendendo la gente fiacca e di cattivo umore. Non se ne poteva davvero pi, e difatti la maggior parte delle persone aveva lasciato l'ombrello a casa, quasi a invocare il sole. Mi infilai in un sottopassaggio reso fresco dall'aria condizionata e raggiunsi la stazione della metropolitana di Shinjuku Sanchome.
Scesi a Jinbocho e feci un paio di respiri profondi. Ero nervosa, la tensione mi era salita a mille senza che me ne accorgessi. Mi vidi riflessa nella vetrata di una banca all'angolo dell'incrocio, avevo il volto terribilmente contratto. Provai a trarre un ulteriore profondo respiro e cominciai a scendere le scale che conducevano al Panther.
Quando entrai nel negozio, scorsi un ragazzo dai capelli a spazzola seduto davanti alle vetrine in fondo. Era assorto nella lettura di un libro. Sollev gli occhi solo per un attimo e mi guard, ma torn subito al suo libro. Allora mossi altri due o tre passi verso l'interno del locale.
Davanti a una serie di scaffali colmi di libri e riviste e alti fino al soffitto, c'era un piccolo bancone con sopra un vecchio registratore di cassa, dove stava seduto in silenzio un secondo tizio, il quale dimostrava diversi anni pi del primo. Questo, a differenza dell'altro, mi osservava con molta attenzione e con sospetto, quasi fosse capace di riconoscere il tipo di cliente fin dal primo istante. Quale dei due era Yamazaki Ryuta? Provai a guardarli meglio, prima l'uno poi l'altro. Quello seduto a leggere davanti alle vetrine in fondo doveva avere a occhio e croce ventiquattro o venticinque anni; l'altro, dietro alla cassa, doveva averne suppergi una quarantina.
Come mai nessuno dei due si decideva a rivolgermi la parola? Mi avrebbero dato qualche informazione utile? E dov'era Marlene? Che cosa c'entrava lei con quel posto? Mentre mi ponevo questi e altri interrogativi, mi aggiravo nel negozio fingendo di guardare gli oggetti esposti, non sperando altro se non che uno di quei due uomini si decidesse a chiedermi qualcosa.
In che cosa posso esserle utile? mi domand finalmente il tizio alla cassa. In difficolt, allo scopo di guadagnare tempo e per non destare troppi sospetti, indicai una fotografia di Hitler in bianco e nero e la comprai. Novecento yen per una misera immagine del Fhrer che passava in rassegna i ragazzi della Giovent Hitleriana. Misi una banconota da mille yen sul bancone e il tipo dai capelli a spazzola, nel frattempo avvicinatosi alla casa, mi diede di resto una moneta da cento yen senza dire una parola, in modo brusco.
Proprio mentre pensavo che fosse giunto il momento di andarmene, la porta del negozio si apr e vidi entrare lei, Marlene. Indossava una camicetta di seta bianca a maniche lunghe e una minigonna di pelle nera. Le sue lunghe gambe erano splendidamente fasciate in un paio di collant neri, e ai piedi aveva dei tacchi a spillo altissimi, di quelli che io non avrei potuto sopportare neanche per un minuto. Era bellissima, esattamente come me la ricordavo.
Siamo a corto di resto le disse il tizio alla cassa, allungandole una banconota da diecimila yen.
Ci penso io, vado a cambiare rispose lei con voce bassa e sottile. Era una chance che non potevo lasciarmi sfuggire. Affrettai il passo e uscii dal negozio, precedendola. Salii su di corsa, comprai una macchina fotografica usa e getta alla tabaccheria all'angolo e rimasi l in attesa. Entro pochi secondi, sentii il ticchettio penetrante dei suoi tacchi a spillo e la vidi salire le scale. Aveva un portamento impeccabile e un'andatura agile e sinuosa. Attenta a non farmi vedere, nascosta dietro l'angolo, le scattai diverse foto in rapida successione. Quindi attesi che si fosse allontanata e portai la macchina usa e getta in un negozio di materiale fotografico che esponeva un cartello con la scritta: Si sviluppano foto in giornata. I miei scatti sarebbero stati pronti entro sera.
Cercai un telefono pubblico e feci una telefonata.
Qui  lo studio dell'avvocato Tawada, dica pure. Era la voce calma e tranquilla della solita segretaria di mezza et.
Buongiorno, sono stata l qualche giorno fa, mi chiamo Murano Miro. Sarebbe possibile parlare con l'avvocato Tawada?.
L'avvocato era impegnato con un cliente, ma venne ugualmente al telefono.
Ah, salve mi salut. Ho saputo da suo padre che quella faccenda si  risolta, meno male.
S, in realt la chiamavo proprio per quello, vorrei che desse un'occhiata a una certa persona.
Mmh....
Se non le dispiace, verrei da lei stasera a mostrarle alcune fotografie.
Va bene, venga pure.
Presi un appuntamento preciso e, sentendomi finalmente un po' pi leggera, mi diressi all'ufficio di Yoko.
Tirai fuori dalla borsa la chiave con il pupazzetto di Big Bird dei Muppets, che avevo preso in prestito da Yukari senza pi restituirgliela, e aprii la porta. Notai subito che erano arrivati diversi fax. Mi avvicinai all'apparecchio e ne lessi qualcuno.
Siamo molto dispiaciuti per la sua decisione di sospendere la collaborazione, ma ci auguriamo di poter presto contare nuovamente su di lei. Si riguardi e a presto. La redazione di BODY & SOUL.
Gentile sig.ra Usagawa, le ricordo che l'argomento del numero di ottobre sar: Le ragazze che cambiano. Grazie infinite.
Tra i vari fax, ce n'era anche qualcuno indirizzato a Yukari, uno dei quali mandato da Mita della Rondansha. Era molto probabile che la diretta interessata non avesse avuto modo di leggerlo.
Signorina Kobayashi, la prego di mettersi immediatamente in contatto con me non appena avr avuto notizie della signora Usagawa. Inoltre avrei un paio di domande relative a questioni di contabilit. Grazie e a presto. Mita, Rondansha.
Subito dopo provai ad ascoltare la segreteria telefonica: conteneva una lunga serie di messaggi lasciati dalle medesime persone che avevano inviato i fax, tutti riguardanti pressappoco le stesse cose gi scritte su carta. Presto o tardi, se e quando la sfortunata sorte di Yoko fosse stata resa di dominio pubblico, tutti quei fax e quelle telefonate avrebbero smesso di arrivare, come la marea quando si ritira. Provai a chiamare Mita.
Buongiorno, sono Murano, mi scusi se la disturbo. Non l'ho ancora ringraziata per le fotocopie delle bozze, mi perdoni.
Si figuri, di niente. Ci sono novit riguardo a Yoko?.
Purtroppo no risposi con voce leggermente esitante, dopo averci pensato su per un attimo. Per fortuna Mita non sembr accorgersi di niente e si limit a reagire con un sospiro preoccupato. A dire il vero continuai, la chiamavo anche per chiederle l'indirizzo e un recapito telefonico di Carl, lo studente tedesco che ha fatto da guida e interprete a Yoko a Berlino.
Mi dispiace, ma non posso aiutarla replic Mita in tono pensieroso. Yoko si  occupata di tutto da sola, non ho nessuna informazione in proposito.
Lo ringraziai ugualmente e riagganciai. Ero assai delusa, avevo telefonato convinta di poter ottenere l'indirizzo e il numero di telefono di Carl. Mi misi a frugare in tutti i cassetti e i contenitori presenti nell'ufficio. Provai anche a guardare meglio la bolletta della KDD, ma si riusciva a evincere soltanto che erano state effettuate alcune chiamate in Germania, non era specificato alcun numero di telefono.
Alla fine provai a chiamare la KDD. Malgrado le mie insistenze, mi dissero che era possibile ottenere un recapito telefonico solo se si conoscevano il nome esatto e l'indirizzo della persona.
Lei non mi saprebbe dire dove trovare un elenco telefonico di Berlino, qui a Tokyo?.
Forse alla NTT hanno qualcosa, ma non ne ho la certezza. Inoltre  probabile che possa trattarsi di elenchi vecchi di qualche anno.
Ma secondo lei  possibile consultarli?.
Penso di s.
Prima di andarmene, telefonai alla NTT. Purtroppo, con mia grande delusione, mi dissero di non essere in possesso di elenchi telefonici di Berlino. Per qualche attimo me ne rimasi l immobile, senza sapere cosa fare. Poi mi venne in mente che nel quaderno della contabilit di Yoko c'era quella busta trasparente piena di scontrini e ricevute, compresi quelli dell'albergo, dell'autonoleggio e di altri esercizi commerciali di Berlino. L'ultima volta che ero stata in quell'ufficio lo avevo rimesso al suo posto, nel cassetto della scrivania di Yoko. Per fortuna era ancora l.
Alla pagina dove erano segnate le spese relative al viaggio e al soggiorno a Berlino trovai una sorta di ricevuta scritta a mano, a margine della quale c'era un importo: 1.200 marchi. Doveva trattarsi della ricevuta relativa al compenso per il servizio di guida e interpretariato. Difatti, provando a guardare meglio quel foglio, strappato molto probabilmente da un bloc-notes, trovai scritto anche, in piccolo e in corsivo: Carl Richter, Bregenzer Str., 1300, Berlin. Euforica tanto da mettermi a saltellare sul posto telefonai di nuovo all'ufficio informazioni della KDD e riuscii a venire a conoscenza del numero di telefono di Carl.
Senza avere un'idea precisa di quale fosse il fuso orario con la Germania, provai subito a chiamare. Riuscii a prendere la linea ma, sfortunatamente, non rispose nessuno.
Nel frattempo, tra una cosa e l'altra, si era fatta ora di andare a ritirare le fotografie a Jinbocho. Riposi con cura in borsa il foglietto dove avevo annotato il numero di telefono di Carl e uscii in fretta dall'ufficio di Yoko.
Le foto erano venute molto bene. Pi guardavo il viso di Marlene e pi avevo la sensazione di aver gi visto quella donna da qualche parte. Sforzandomi invano di ricordare, presi un taxi e mi diressi a Ichigaya.
Salve, salve mi accolse l'avvocato Tawada, ripetendo quel saluto come da sua abitudine. Poi, guardando l'orologio, mi propose: Che ne dice di fare due chiacchiere mentre ceniamo?.
S, molto volentieri.
Qui vicino c' un ottimo ristorante taiwanese, sono sicuro che le piacer mi disse dopo che eravamo usciti dall'ufficio, mentre percorrevamo una stradina in salita. Camminando al suo fianco, ebbi la netta sensazione che fosse davvero un brav'uomo, compito e magnanimo.
Allora, cos' successo? mi chiese non appena ci fummo seduti a un tavolino ben appartato. Pensando che avevo di fronte un avvocato, gli raccontai tutto per filo e per segno, senza omettere i dettagli. Ah, ho capito. La signora Usagawa  stata veramente sfortunata, poverina comment alla fine.
Gi. Per ora ci sono solo quelle tre fotografie, non si sa nulla di certo. Chiss dov' adesso il suo corpo, chiss se lo ritroveranno mai....
In effetti  una storia molto particolare ed enigmatica. Secondo me, prima che venga ritrovato il cadavere, sarebbe meglio rivolgersi alla polizia. Se vuole, l'aiuto io, ho diverse conoscenze in commissariato. Le garantisco che chiederei di condurre un'indagine molto riservata, senza che si corra il minimo rischio che qualcosa possa trapelare all'esterno.
Mentre Tawada pronunciava quelle parole, ci servirono le birre alla spina, delle salsiccette, una porzione di certi piccoli molluschi e altre pietanze tipiche taiwanesi. Lui, con fare impacciato, tolse via una a una le foglie di coriandolo dal suo cibo, come un bambino. Poi, dopo aver sollevato con un gesto molto formale il suo boccale e aver esclamato secondo regola: Itadakimasu!, trangugi quasi tutta la birra, come se non bevesse da ore.
Comunque riprese la conversazione, apparendo molto pi rilassato che in precedenza, qual era la persona alla quale voleva che dessi un'occhiata?.
S, ecco risposi, mentre tiravo fuori dalla borsa la busta con le fotografie che avevo appena ritirato e gliela porgevo. La donna ritratta in queste foto si fa chiamare Marlene e, per quanto ne sappia, fa la danzatrice in certi locali notturni. Inoltre, pare sia legata in qualche modo al negozio di cui lei mi aveva parlato, il Panther, dal momento che ne utilizza il numero di telefono come suo recapito personale. Lei l'ha mai vista? La conosce?.
Tawada guard le fotografie assumendo un'espressione incredula. Poi, con voce colma di sorpresa, esclam: Ma questo  Yamazaki Ryuta!.
Eh? Si tratta di un travestito?.
Bah, in realt  la prima volta che lo vedo conciato cos, non sapevo che se ne andasse in giro vestito da donna rispose nello stesso tono sbalordito, continuando a fissare le fotografie. Adesso che ci pensavo, forse era troppo alto e aveva una costituzione fisica eccessivamente solida per essere una donna. E in pi, nella sua andatura, c'era in fondo qualcosa di artificioso. Fatto sta che era pi bello e magro di me.
Non  che Yamazaki Ryuta  la prostituta bionda di Berlino? mormorai con voce esitante, quasi avessi appena scoperto che una cosa che avevo sempre ritenuto immaginaria potesse essere reale. Forse Yoko era venuta a sapere che quella sera Ryuta avrebbe partecipato al Black Night Show e ne aveva chiesto conferma a Kawazoe. Oppure, pi probabilmente, era stato lo stesso Kawazoe a informarla della cosa. E dunque, nella sua lettera, le aveva scritto quella frase: Mi auguro vivamente che, venendo ad assistere alla performance, riuscir a trovare la risposta a quella cosa, riferendosi all'eventuale difficolt di riconoscere Ryuta travestito da donna. S, deve essere andata cos, non ci sono dubbi. Poi, la sera stessa del Black Night Show, Ryuta, nelle vesti di Marlene, deve aver venduto le fotografie di Yoko a Kawazoe, il quale, come era ovvio che fosse, in quel momento avr sospettato che Ryuta avesse a che fare con la scomparsa e la morte di Yoko. E infine  presumibile che Kawazoe non si sia suicidato, bens che sia stato assassinato dallo stesso Ryuta.
Mentre facevo quel ragionamento ad alta voce, sentivo crescere dentro di me un sentimento misto di tensione ed euforia. Mi sembrava tutto cos assurdo, ma d'altra parte avevo la netta sensazione che per la prima volta mi stessi avvicinando alla verit.
Certo, il suo discorso fila abbastanza bene, ma alcune cose andrebbero verificate. Per adesso si tratta solo di ipotesi comment Tawada in tono leggermente ammonitorio.
S,  ovvio.
In quel momento non desideravo altro che tornare al pi presto a casa e riprovare a chiamare Carl a Berlino.
Niente da fare. Telefonai pi volte, ma non rispondeva. Non avendo altra scelta, decisi di inviargli le fotografie di Yamazaki Ryuta in Germania. Non c'era tempo da perdere, dovevo far presto. Mi precipitai in un ufficio postale aperto fino a tarda sera, dove mi spiegarono che se avessi spedito il plico via posta celere internazionale sarebbe arrivato a destinazione nel giro di tre o quattro giorni lavorativi. Contenta e soddisfatta, buttai gi seduta stante una breve lettera e la inserii nella busta da spedire. Oltre a un minimo di spiegazione, scrissi anche il mio numero di telefono, pregando Carl di chiamarmi il pi presto possibile, addebitandomi il costo della telefonata. Preferii non fare alcun accenno alla scomparsa e alla morte di Yoko. Ora, prima di ogni altra cosa, dovevo assolutamente sapere se Yamazaki Ryuta, altrimenti detto Marlene, c'entrasse qualcosa con la prostituta giapponese dalla parrucca bionda.
Rientrata di nuovo a casa, presi le fotografie del cadavere di Yoko. Erano diversi giorni che non le guardavo. Sapevo di non essere assolutamente in grado di osservarle con distacco, ma tentai lo stesso, cercando di fare del mio meglio nella speranza che le volte precedenti mi fosse sfuggito qualche dettaglio importante. O addirittura augurandomi di trovare una chiave determinante.
A ben vedere, nella fotografia che ritraeva il corpo senza vita di Yoko mentre galleggiava sulla superficie del mare, c'erano innumerevoli piccole onde dalla cresta bianca, per cui era ipotizzabile che si trattasse di un punto lontano dalla riva, abbastanza al largo. Inoltre, a causa di quelle piccole onde che facevano ombra, in precedenza non mi ero accorta che Yoko, gi in quella prima foto, teneva i pugni stretti e sollevati verso l'alto come quelli di una bambina colta da un forte spavento. Non c'era nient'altro di particolare, o almeno cos mi sembrava.
Poi passai a esaminare le altre due fotografie, quelle in cui il cadavere sembrava essere stato da poco tirato su dall'acqua e posto su una banchina o qualcosa del genere. In quelle immagini, dove di primo acchito pareva che Yoko fosse stata gettata al suolo senza alcun riguardo, c'era effettivamente qualcosa di molto strano. I capelli erano bagnati e aderenti al cranio, ma il suo vestito nero sembrava pressoch asciutto. Come se non bastasse, per terra, tutt'intorno alla sua figura, non c'era la minima traccia di acqua. In quell'istante mi affior alla mente il lungo capello nero che avevo trovato attaccato al fondo della vasca da bagno nel suo appartamento.
Yoko! esclamai a voce alta saltando in piedi dalla sedia, scioccata. Quella sera Yoko era tornata a casa, si era liberata come al solito dei gioielli e degli altri accessori e si era immersa nella vasca da bagno con l'intenzione di rilassarsi. Poi Fujimura o Yamazaki Ryuta si era insinuato in casa e l'aveva ammazzata nella vasca. Dal momento che era nuda, l'assassino le aveva rimesso addosso lo stesso vestito che indossava quando era rincasata, lasciato con ogni probabilit sul letto o su una sedia, a portata di mano. Invece gli indumenti intimi dovevano essere nuovi, avendo verosimilmente Yoko messo lei stessa nella cesta del bucato quelli che si era appena tolti. Infine all'alba, per far s che si potesse pensare a una fuga, l'autore del delitto aveva trasportato il cadavere da qualche parte sulla costa e lo aveva gettato in mare. Prima di farlo - e non dopo aver tirato il corpo su dall'acqua, come avevo fino ad allora ipotizzato - aveva scattato alcune fotografie. A riprova di ci, il fatto che il vestito era asciutto e solo i capelli erano bagnati. Inoltre, ben consapevole che un'eventuale autopsia avrebbe rilevato se e quanta acqua marina c'era nei polmoni, l'assassino era stato cos astuto da escogitare un modo affinch il corpo di Yoko si decomponesse lentamente in mare. Dando un'ulteriore occhiata alle fotografie, mi ero appena accorta che, intorno a una caviglia, si poteva intravedere una corda molto probabilmente legata a un peso destinato a trascinare Yoko sul fondo dell'oceano. Non riuscendo pi a trattenermi, corsi in bagno e vomitai nel lavandino.
Dopo essermi sciacquata per bene la bocca ed essermi calmata un po', di colpo mi vennero in mente Hiroo e quel giorno a Giacarta. Mi ricordai precisamente che nell'obitorio semibuio, percependo l'odore pungente del cadavere di mio marito, avevo provato solo terrore, una forte nausea e niente pi. Perch non avevo sentito nemmeno un po' di tenerezza, amore e compassione?
Perch avevo la coscienza sporca, ecco perch. Perch ero dilaniata dal rimorso, in quel momento solo latente, di averlo lasciato morire laggi in completa solitudine, e perci ero terrorizzata e incapace di provare sentimenti positivi. In quel frangente, Hiroo era per me soltanto un corpo in via di putrefazione che aveva voluto morire da solo per farmi soffrire e condannarmi per tutta la vita. Senza alcuna piet, addirittura avevo pensato che il suo cadavere fosse disgustoso e ripugnante. Ebbi perfino timore di avvicinarmi e dargli l'ultimo saluto, perch dentro di me c'era quell'unico pensiero: aveva voluto punirmi e non meritava la mia comprensione. Ero stata glaciale. Lui mi aveva amata con tutto se stesso, molto pi di quanto avesse mai amato la sua stessa vita, eppure io lo avevo trattato in quel modo orribile e inqualificabile. Come a voler implorare il suo perdono, continuai a fissare a lungo gli occhi spenti di Yoko impressi in quelle tristi fotografie.
Quattro giorni dopo, nel tardo pomeriggio, mi giunse la tanto attesa telefonata a carico del destinatario da parte di Carl.
Buongiorno, ho letto la sua lettera esord. Parlava un ottimo giapponese, con una pronuncia davvero perfetta, esattamente come aveva scritto Yoko nel suo reportage. La cosa mi mise a mio agio e mi permise di affrontare la conversazione senza problemi. Come sta la signora Usagawa? mi chiese subito dopo.
Mah, solito.
 successo qualcosa? mi domand in tono inquisitorio.
Cosa te lo fa pensare? gli chiesi io a mia volta, evitando di rispondere alla sua domanda.
Be', appena tre settimane fa, la signora Usagawa mi manda alcune fotografie di una persona. Poi, oggi, mi arrivano altre fotografie della stessa persona, accompagnate da una lettera in cui mi si supplica di chiamare subito questo numero. Non  una cosa che capita tutti i giorni, no? Credo sia ovvio pensare che ci sia dietro qualcosa di strano.
S, in effetti hai ragione. Yoko  scomparsa, non si hanno pi sue notizie da diversi giorni. Ti chiedo di aiutarmi, per favore.
Udii Carl emettere un profondo sospiro, come se si trovasse al mio fianco e non in un altro continente, nella lontana Europa. Ma  terribile! esclam l'attimo successivo, dopo di che borbott qualcosa di incomprensibile nella sua lingua. Rimasi pazientemente in attesa che si calmasse, senza dire nulla. Gliel'avevo detto che era molto pericoloso, maledizione! aggiunse di nuovo in giapponese.
S, per se tu ci aiuterai gli dissi, riusciremo sicuramente ad acciuffare la persona che potrebbe averle fatto del male.
Lo so, ma... replic con voce tremante, come se stesse piangendo, senza riuscire ad andare avanti.
Venendo al dunque, la donna ritratta in quelle fotografie fa parte del gruppo neonazista Deutschland ber alles, giusto? Yoko ti aveva spedito le sue foto chiedendoti di scoprire se fosse coinvolta nell'omicidio di Kreuzberg.
S, esatto. Solo che le fotografie che mi ha spedito la signora Usagawa ritraevano un uomo, non una donna!.
Un uomo?. Evidentemente Yoko era riuscita a procurarsi delle foto di Yamazaki Ryuta nelle sue vesti maschili. Dove? Come? Quando? Assalita dai dubbi e da mille timori, mi si blocc la voce in gola. Per fortuna Carl and avanti e mi rivel alcuni importanti dettagli.
S, proprio cos rispose. Fortunatamente, qui a Berlino, sono riuscito a mettermi in contatto con un tizio di Deutschland ber alles e ho avuto conferma che l'uomo e la donna delle fotografie sono la stessa persona. Si tratta di un personaggio molto noto in certi ambienti qui in citt, si esibiva spesso nel corso di gay show e altri eventi simili.
Queste notizie le hai riferite anche a Yoko?.
S, certo, mi aveva chiesto lei stessa di fare alcune ricerche, quando mi ha spedito le fotografie.
Quando hai parlato con lei di preciso?.
Dunque... circa due settimane fa, era un sabato. Mi ha telefonato lei da Tokyo.
Un sabato? Ne sei certo? gli chiesi conferma, gettando un occhio al calendario. Era lo stesso giorno in cui Yoko era scomparsa.
S, s, nel primo pomeriggio. Da voi in Giappone, considerando le attuali sette ore di fuso orario, dovevano essere le dieci di sera o gi di l.
Quando avevo chiamato la NTT per chiedere informazioni, mi avevano detto che nei loro tabulati telefonici non risultavano le chiamate effettuate all'estero. Ma adesso finalmente cominciavo a vederci chiaro: Yoko, prima di essere assassinata, aveva chamato Carl ed era venuta a sapere quelle cose sul conto di Yamazaki Ryuta.
In base a quello che hai scoperto chiesi conferma a Carl, per essere certa di non sbagliarmi, quella donna, che in realt  un uomo, era coinvolta nell'attentato di Kreuzberg, giusto?.
Credo proprio di s, direi che non ci sono dubbi.
E quindi  lei, o lui che dir si voglia, la prostituta dalla parrucca bionda vittima di quel linciaggio.
S, ma non era una vera prostituta. Quello, ovvero La prostituta dalla parrucca bionda, era il nomignolo con cui Yamazaki Ryuta era noto quando si esibiva nei locali.
Adesso tutto  chiaro, grazie, Carl. Forse nei prossimi giorni ti telefoner di nuovo.
D'accordo, per me non ci sono problemi. Ah, c' un'altra cosa sulla quale la signora Usagawa mi aveva chiesto di indagare.
E cio?.
Voleva avere notizie precise sul tipo di lavoro, o meglio attivit, che Yamazaki Ryuta svolgeva in Germania.
Grazie alla conversazione telefonica con Carl ero riuscita ad avere conferma che Yamazaki Ryuta, sotto sembianze femminili, aveva preso parte all'assassinio del leader di un gruppo neonazista a Berlino e che in quella precisa occasione era stato notato da Yoko, la quale si trovava in Germania per scrivere il suo reportage. Purtroppo, come aveva scritto la stessa Yoko nelle pagine finali della prima bozza del suo lavoro, il timore di essere stata riconosciuta e di poter subire una ritorsione da parte di Ryuta era probabilmente tutt'altro che infondato. Dopo essermi di nuovo consultata con l'avvocato Tawada, stilai una testimonianza dettagliata da consegnare alla polizia, includendo ovviamente le tre fotografie di Yoko. Tuttavia era facile ipotizzare che le indagini non sarebbero state avviate di fatto, se prima non fosse stato ritrovato il cadavere della presunta vittima.
Ormai anche quella settimana era giunta al termine, si avvicinava il momento di restituire la macchina di Yoko a Naruse. Nemmeno a farlo apposta, mentre ci pensavo, mi arriv una sua telefonata.
Come va?.
Bene, e tu?.
Non c' male, ho recuperato un po' di forze, adesso sto meglio.
Mi telefoni per la macchina, vero? Stavo giusto pensando di portartela.
S, mi faresti un gran piacere. Ho risolto le ultime questioni relative alla concessionaria e non mi resta che preparare i bagagli. Ah, ho preso il biglietto dell'aereo, finalmente ho potuto decidere il giorno della partenza.
Ah, davvero? gli dissi con una certa tristezza. Non gli avevo riferito nulla, ma per me la faccenda di Yoko non si era affatto conclusa. Lui, invece, era gi proiettato in avanti, quasi fosse riuscito a cancellare tutto con un semplice colpo di spugna. Fui sul punto di dirgli di Yamazaki Ryuta, ma riuscii a reprimere quell'impulso per il rotto della cuffia, anche perch pensai che non ne sarebbe valsa la pena e che lo avrei messo inutilmente in difficolt. Molto meglio attendere l'intervento della polizia e comunicargli il tutto a indagini concluse. Quando parti? A che ora? gli chiesi semplicemente.
Mercoled sera, con un volo della United. Prima far scalo a New York.
Verr in aeroporto a salutarti.
No, non preoccuparti. Gli addii mi fanno commuovere.
Una ragione in pi per venirti a salutare ribattei ridacchiando. Non mi sarei sentita soddisfatta, se davvero non avessi visto il suo viso triste e commosso, magari con due lacrime a rigargli le guance.
Facciamo cos: dopo che mi avrai riportato la macchina, andremo a bere qualcosa insieme, d'accordo? mi propose ridendo, prima di chiudere la comunicazione.
Entro breve mi sarei separata per sempre anche dalla BMW rossa di Yoko. Intenzionata a lasciarla bella e pulita, scesi gi portando con me uno straccio e un sacchetto di carta vuoto. Per prima cosa rovistai in ogni angolo dell'abitacolo, appoggiando sui sedili tutto ci che trovavo. Con mia grande sorpresa, saltarono fuori molte pi cose di quanto pensassi: una mappa stradale, un pacchetto di gomme da masticare, un asciugamano, cartacce e rifiuti vari, diversi pacchetti di fazzoletti, ricevute del parcheggio, un paio di lattine di caff vuote, una vecchia maglietta lacera e sporca di grasso utilizzata a mo' di straccio. Ne feci un unico mucchio e lasciai cadere tutto nel sacchetto di carta. Poi, per non rischiare di dimenticarmene, aprii il bagagliaio e presi l'ombrello di plastica trasparente e le ballerine nere di vernice di Yoko. Nel lettore CD, piuttosto sofisticato e in cui era possibile inserire contemporaneamente fino a sei dischi, c'erano chiss da quanto tempo diversi compact disc, le cui custodie, insieme ad altre, erano sistemate sul sedile posteriore. Mi ricordai che era stato Naruse a riordinare quei CD, una volta in cui li aveva visti sparpagliati un po' ovunque dentro l'abitacolo.
Una met di quei compact era di Yoko, l'altra met apparteneva a me. Pensai di regalare quelli di Yoko a Cynthia, non appena fosse tornata dalle Filippine, lei che mi chiedeva sempre di prestarle dei CD per duplicarli su nastro.
Mentre riponevo i dischi nelle rispettive custodie, mi accorsi che in quella dell'Unplugged di Eric Clapton c'era qualcosa. La aprii e, incredibile ma vero, avvolto in un fazzoletto di stoffa nero, c'era un floppy disc! Mi tremavano le mani. Il libretto con la copertina e il retrocopertina del CD di Clapton erano stati lasciati al loro posto, di modo che dall'esterno non si notasse nulla, ed era stata rimossa solo la parte di plastica all'interno, quella che sosteneva il CD, cos da fare spazio al floppy.
Yoko aveva trovato un ottimo nascondiglio per la versione finale del suo reportage a Berlino. Quella notte Cynthia e le altre dovevano averla incrociata per davvero, era lei in carne e ossa. Dopo aver finito di scrivere ed essere andata via dall'ufficio, Yoko doveva aver avuto un brutto presentimento. Perci, molto probabilmente, aveva pensato di venire da me e consegnarmi il floppy. Era arrivata in piena notte, aveva preso l'ascensore - insieme a Cynthia e le altre - e si era fermata davanti alla mia porta. L, riflettendo sul fatto che in mano mia il floppy non sarebbe stato abbastanza al sicuro e che avrebbe potuto causarmi dei guai, ci aveva ripensato. Quindi era scesa di nuovo, aveva raggiunto la sua BMW e lo aveva nascosto nella custodia dell'Unplugged di Eric Clapton.
Povero Naruse, pensai in quel momento. Io, invece, ero cos felice da mettermi a ridere da sola. Naruse, insieme agli altri CD, aveva sicuramente preso e toccato anche quello, quando li aveva risistemati sul sedile posteriore della BMW, ma non si era accorto di nulla. Dovevo dirglielo al pi presto, almeno questo.
Tornai in fretta e furia su in casa, infilai il floppy disc nella borsa, presi le chiavi dell'ufficio di Yoko con il pupazzetto di Big Bird e corsi in macchina. Dovevo riferire tutto a Naruse prima che lasciasse il Giappone e dovevo stampare su carta il contenuto del floppy.
Era da parecchi giorni che non andavo alla concessionaria di Kanpachi-dori. Rimasi subito interdetta: la vecchia insegna - Naruse Motors - era stata gi sostituita da una nuova che recitava: AUTO Kimishima.
Lo showroom era occupato come sempre dalle stesse Mercedes Classe S di prima e da altre auto di lusso, ma l'arredamento era stato chiaramente modificato in base ai gusti pacchiani e appariscenti di Kimishima. Alle pareti, in precedenza vuote e bianche, erano stati per esempio affissi alcuni enormi pannelli raffiguranti delle monoposto di Formula 1. Inoltre, i sobri e modesti sgabelli neri all'ingresso erano stati sostituiti da una serie di chiassose poltrone di tessuto verde pisello.
Buongiorno. Posso?.
Entrando, vidi subito Naruse e Kimishima impegnati in una conversazione con un tizio che aveva tutta l'aria di essere un fornitore.
Prego, prego, vieni pure mi disse Naruse sorridendo giovialmente. Kimishima, invece, si limit a salutarmi con un cenno del mento, un'espressione seccata stampata in volto. Adesso sono piuttosto occupato, aspettami l, per favore prosegu Naruse, indicando le poltrone verdi all'entrata. Sar subito da te.
Aveva lo stesso identico abbigliamento della prima volta in cui ci eravamo visti: polo nera e blue-jeans. Di colpo mi ricordai di quella mattina di un paio di settimane prima, quando si era presentato senza preavviso alla mia porta. Mi pareva gi un avvenimento di tanto tempo fa, un vecchio e caro ricordo.
Naruse sembrava coinvolto in una trattativa piuttosto complessa, discorreva con Kimishima e l'altro tizio tenendo la fronte corrugata. A un certo punto scrisse qualcosa su un foglio, o forse su un modulo prestampato, e assunse un'espressione ancor pi accigliata. Kimishima, senza partecipare pi di tanto alla conversazione, era impegnato soprattutto a battere i tasti di una calcolatrice, con fare decisamente goffo e maldestro. Indossava un completo blu elettrico con sotto una T-shirt bianca dall'ampio girocollo, cos da mettere in mostra la sua immancabile catena d'oro.
Naruse, evidentemente preoccupato per me, si voltava di tanto in tanto dalla mia parte, ma l'incontro d'affari non sembrava per nulla destinato a una breve conclusione. Come se non bastasse, oltre a me, diversi clienti sembravano essere in sua attesa qua e l nello showroom.
Se adesso sei impegnato gli dissi, facendomi coraggio e avvicinandomi a lui, prover a ripassare pi tardi. Mi era appena venuto in mente di recarmi prima all'ufficio di Yoko per stampare il contenuto del floppy e poi di tornare da lui in un secondo momento. Non potevo lasciarlo partire senza avergli riferito la mia importante scoperta.
Nell'udire la mia voce, il fornitore, di spalle, si volt dalla mia parte e chin ossequiosamente il capo. A pensarci bene, si trattava del tizio con l'orecchino che avevo visto una volta nel magazzino dove dormiva Naruse, accanto a tutti quegli scatoloni con la penna e il bloc-notes in mano, verosimilmente impegnato a controllare se ci fosse bisogno di fare un'ordinazione. Adesso, vestito con un elegante completo scuro, sembrava un'altra persona. Evidentemente lui mi aveva subito riconosciuta e mi aveva prontamente salutata.
Dammi solo un altro paio di minuti, per favore replic Naruse, sollevando leggermente la mano destra come per scusarsi. Nel frattempo, prendi pure un caff.
No, fai con calma, preferisco andare. Lascio la macchina nel piazzale.
Sei sicura? Scusami tanto mi disse, alzandosi in piedi e avvicinandosi a me. Avrei voluto che ci salutassimo meglio, con pi calma aggiunse sottovoce.
Non ti preoccupare, tanto verr a salutarti all'aeroporto mercoled sera.
Mmh... mormor lui ridacchiando, quasi fosse convinto che avessi pronunciato quella frase a mo' di battuta. Poi allung la mano destra e, non appena io feci altrettanto, me la strinse subito. Me ne restai cos per qualche secondo, lasciandomi avvolgere dalla sua mano grande e calda. Intanto Kimishima ci fissava con i suoi occhi perfidi e privi di luce.
Io vado, arrivederci dissi profondendomi in un inchino verso Naruse e avviandomi all'uscita dello showroom di quel posto che ormai apparteneva gi a Kimishima. Nel piazzale non c'era pi traccia della BMW di Yoko. Molto probabilmente uno dei ragazzi doveva averla portata nell'officina sul retro. Non ero riuscita nemmeno a dire addio a quella magnifica automobile rossa.
Mi voltai indietro per un'ultima volta e scorsi Naruse e gli altri due continuare a parlare. Lui non accenn minimamente a volgere lo sguardo dalla mia parte. Si accese una Marlboro Lights e rise mentre ascoltava i suoi interlocutori, mostrando i suoi bei denti bianchi.
Senza farmi notare, salii in fretta le scale e mi intrufolai nel piccolo magazzino sopra lo showroom. La porta, esattamente come speravo, non era chiusa a chiave. Rimasi l dentro per un po', ma Naruse non mi raggiunse.
Alla fine me ne andai, diretta all'ufficio di Minami Aoyama per stampare il contenuto del floppy disc.

14.

Naruse stava facendo il check-in, teneva sulle spalle una giacca blu scuro che ricordavo di avergli gi visto indossare. Era nella fila riservata ai passeggeri della business class, evidentemente aveva deciso di volare in Canada in tutta comodit.
Naruse! lo chiamai quando ebbe finito. Lui sollev di scatto il capo, come se si fosse spaventato, e non appena mi vide si illumin in viso.
Allora eri seria, sei venuta per davvero! mi fece. Scusami per l'altro ieri.
Figurati. Peccato, per, ero rimasta ad attenderti di sopra, nel magazzino confessai, incapace di tenermi dentro quel particolare. Al che lui, stupefatto, inarc le sopracciglia e mi fiss negli occhi per accertarsi che non stessi scherzando.
Gi, peccato mi disse in tono serio.
Non  venuto nessuno a salutarti? gli chiesi, ricambiando il suo sguardo fisso e sorridendo.
Pare di no rispose lui con ironia, stringendosi nelle spalle e indicando con la mano lo spazio dietro di s. Andiamo a sederci? mi chiese subito dopo, puntando stavolta il dito verso due poltrone vuote.
La sala delle partenze dell'aeroporto internazionale di Narita era molto luminosa. La stagione delle piogge era ormai finita e i raggi del sole di piena estate, ancora forti sebbene non mancasse molto al tramonto, penetravano obliquamente dall'alto.
Tutto bene con la concessionaria?.
S,  andata liscia, nessun problema.
Avevo indosso un abitino bianco aderente. Naruse mi guardava da un po' con un certo stupore.
Ti sta bene quel vestito mi disse all'improvviso.
Grazie. A proposito, avevo dimenticato di restituirti questi gli dissi io, mentre gli porgevo una busta rettangolare bianca.
Che cos'? mi chiese, guardandomi con la faccia perplessa.
I centomila yen che mi avevi prestato.
Ma no, non ce n' bisogno mi disse mettendosi a ridere. Tienili pure, dai aggiunse facendo per restituirmi la busta.
No. Non prendo soldi dall'assassino di Yoko.
Nel sentirmi pronunciare quella frase, rimase perfettamente immobile per un istante, come se il tempo si fosse fermato.
Ma che diavolo dici? Sei impazzita?.
So tutto, Naruse.
Lo guardai dritto negli occhi e, per la prima volta, colsi il suo disagio. Era chiaramente disorientato.
Non ti seguo, non riesco a capire disse. Teneva lo sguardo basso, non aveva il coraggio di guardarmi. Sfil una sigaretta dal pacchetto di Marlboro Lights e se la infil tra le labbra. Gli tremava la mano.
Adesso ti spiego tutto io. Tu ascoltami attentamente e, se per caso dovessi sbagliarmi, correggimi pure. Glielo dissi con estrema durezza, con voce ferma, abbassando il capo per guardarlo dritto negli occhi. Eri stufo di Yoko, ne avevi abbastanza di lei. Anzi, diciamo pure che ormai la odiavi. Perch aveva mandato a monte tutti i tuoi piani, sia dal punto di vista familiare sia, di conseguenza, da quello economico. Ma c'era dell'altro, non era solo questo. A un certo punto, Yoko si reca a Berlino e rimane coinvolta per puro caso in una brutta faccenda... Sto parlando, lo avrai capito, dell'omicidio del leader neonazista Max Hfer... Sfortunatamente, senza volerlo, Yoko si trova sulla scena del delitto e vede con i suoi occhi la donna giapponese che era alla guida della vettura degli assassini e che faceva parte dell'organizzazione neonazista antagonista di quella di cui la vittima era a capo. Mentre andavo avanti senza sosta, a ritmo incalzante, Naruse continuava a fumare con apparente tranquillit la sua sigaretta. Quella donna, in realt, non  una vera prostituta, e non  nemmeno una donna! Si tratta di un cittadino giapponese, un giovane uomo, il quale si esibiva in certi show organizzati in alcuni locali notturni di Berlino indossando una parrucca bionda e assumendo l'aspetto di una prostituta. Ora, pur essendo uno straniero, si era legato a un gruppo neonazista dedito ad attivit di tipo mafioso, malvisto dalle altre organizzazioni neonaziste, ed era stato preso particolarmente di mira da Max Hfer e compagni, i quali lo avevano sottoposto a un linciaggio di gruppo. Quindi, per vendicarsi, questo tizio giapponese travestito da donna decide, una sera, di prendere parte attiva all'omicidio di Hfer. E Yoko, a Berlino per scrivere il suo reportage, quella stessa sera si trova nel posto preciso in cui avviene l'attentato, ovvero un noto caff del quartiere di Kreuzberg. A un certo punto, al volante della macchina degli attentatori, nota una donna con una parrucca bionda e ha la netta impressione che si tratti di una giapponese. Allora viene colta da un brutto presentimento e comincia a temere che quella donna, avendola a sua volta notata, possa avere intenzione di ammazzarla. Ma nessuno le crede, tutte le persone alle quali si rivolge e chiede aiuto le dicono che si tratta di un'ipotesi assurda, frutto della sua ansia eccessiva. Finch un giorno, al ritorno in Giappone, si imbatte in quella donna in un certo posto. Solo che non  sicura che si tratti proprio di lei, perch  vestita e si comporta da uomo! Yoko  sconvolta, terrorizzata, non riesce a comprendere se l'uomo che ha appena visto a Tokyo e la prostituta dalla parrucca bionda di Berlino siano la stessa persona, n tanto meno se si tratti di un uomo o di una donna. Riesce a procurarsi chiss come alcune sue foto e le spedisce a Carl chiedendogli di indagare. Nel frattempo racconta tutto a Kawazoe, il quale, caso vuole, conosce molto bene quel tizio, in quanto condivide con lui la passione perversa per le fotografie di cadaveri, e le dice, in modo alquanto misterioso, che potr comprendere tutto partecipando al Black Night Show in un locale di Roppongi. In quell'occasione, infatti, quell'uomo assumer sembianze femminili e danzer sul palco all'inizio dello spettacolo. In altre parole, il Black Night Show avrebbe dovuto consentire a Yoko di apprendere la verit definitiva sulla vicenda. Il tizio di cui sto parlando, che si presenta a volte come uomo e altre come donna,  ovviamente Yamazaki Ryuta, tra l'altro gestore del negozio di cianfrusaglie e cimeli nazisti chiamato Panther. Si tratta di una sorta di travestito dalla doppia personalit, impegnato in diverse attivit, alcune losche altre meno, il quale assume a seconda delle circostanze un aspetto maschile o femminile. Quando io ho avuto modo di vederlo per la prima volta, per esempio, aveva sembianze maschili. Poco fa ho detto che Yoko, al ritorno da Berlino, si era imbattuta in lui in un certo posto, no? Quel posto, e tu lo sai molto bene, era la Naruse Motors! Lo stesso posto dove anch'io, l'altro giorno, finalmente ho capito che tu e Yamazaki Ryuta vi conoscevate! La prima volta che mi  capitato di vederlo, quando ancora non avevo la pi pallida idea di chi fosse,  stata per l'esattezza nel magazzino sopra lo showroom, il tuo alloggio provvisorio. Aveva un cappellino con tanto di visiera calcato sulla fronte e non ero riuscita a osservarlo molto bene. Ma l'altro ieri, quando sono venuta a riportare la BMW, mi sono accorta che quell'uomo, il fornitore che stava parlando con te e Kimishima, era Marlene! Mi sembrava incredibile che stesse parlando con te di affari, come se niente fosse, ma poi mi sono ricordata che Carl, al telefono, mi aveva detto che Yoko gli aveva chiesto di raccogliere informazioni sul tipo di lavoro o attivit che Ryuta svolgeva pi o meno ufficialmente in Germania, a parte le esibizioni segrete nei locali notturni. Quando mi sono resa conto di quello che avevi fatto, sono rimasta sotto shock per ore e ore, terrorizzata come mai in vita mia. Naruse, continuando a non dire una parola, spense il mozzicone di sigaretta nel posacenere l accanto. Yamazaki Ryuta si recava regolarmente in Germania per acquistare ricambi di auto di lusso di grossa cilindrata ed era un tuo fornitore abituale. Ci sapeva fare, conosceva bene l'ambiente e i suoi affari andavano a gonfie vele. Ma i ricambi che trattava lui non erano a norma, nel senso che si trattava di pezzi recuperati da vetture incidentate, cosa assolutamente illegale. Questi sono dettagli che ho appreso da Carl, il quale mi ha spiegato tutto per filo e per segno nel corso di un paio di telefonate. E tu, ovviamente, eri al corrente di essere implicato in un giro d'affari sporco, sapevi tutto. Feci una pausa e guardai Naruse in volto. Era sempre muto, immobile, l ad ascoltarmi a occhi chiusi. Ma non battevi ciglio,  normale, perch ti conveniva, perch quei pezzi di ricambio venivano a costarti molto meno. Fingevi di non avere interesse per il denaro, ti facevi passare per uno che d poco valore ai soldi, ma in realt non era affatto cos. Eri in difficolt, te la passavi molto male e avevi continuamente bisogno di quattrini. Tra l'altro avevi l'obbligo di versare alla tua ex un assegno mensile per il mantenimento di tua figlia, e la stessa Yoko, con tutti i suoi vizi e le sue abitudini, faceva spesso assegnamento su di te. In pi, a causa della crisi, i tuoi affari non andavano bene come una volta. Ed ecco che Yoko, avendo scoperto il giro d'affari in cui eri coinvolto, si era messa in testa di scrivere una nuova versione del suo reportage, sia per ambizione personale sia, in misura minore, per un certo senso di giustizia. Una nuova versione che, cosa che tu non sai,  riuscita a completare prima di morire e non  andata affatto perduta. Ha scritto tutto con dovizia di dettagli, dall'assurdo legame di quell'ambiguo personaggio di Jinbocho, con la passione per il nazismo e il travestitismo, con l'omicidio del leader neonazista a Kreuzberg fino ai redditizi e loschi affari condotti da uno scaltro venditore di macchine usate di grossa cilindrata che poteva contare sulla sua collaborazione. Mi fermai di nuovo, perch nel frattempo mi era venuta in mente un'altra cosa, alla quale diedi voce senza alcuna esitazione. Adesso che ci penso, molto probabilmente sei stato tu stesso a raccontare a Yoko la storia della prostituta giapponese bionda. Lo avrai fatto senza nemmeno rifletterci, magari una sera a letto, e lei avr subito pensato di cogliere la palla al balzo e sfruttare la storia per un nuovo reportage che, almeno stando ai suoi sogni e alle sue speranze, avrebbe finalmente dovuto garantirle il grande successo e una vita agiata.
Naruse si sistem i capelli con una mano. Era davvero sexy quando faceva quel gesto.
Ti chiedo di avere ancora un po' di pazienza e di ascoltarmi, per favore gli dissi.
Sono qui, ti ascolto mi rispose con un filo di voce.
Quando Uesugi ti ha manifestato il proposito di concederti in prestito dei soldi per rimettere in sesto la concessionaria, ormai sull'orlo del fallimento, hai subito pensato di approfittarne, perch eri disperato e al verde. Il tuo piano era questo: fare in modo di lasciar ricadere la colpa su Yoko, ucciderla e fuggire all'estero. Cos, in un colpo solo, ti saresti liberato di lei e avresti evitato che i tuoi affari con Yamazaki Ryuta, che lei voleva mettere nero su bianco, venissero a galla. Difatti avevi preventivamente avviato le pratiche per la richiesta del visto per il Canada e avevi gi cominciato i preparativi per la partenza. Poi, finalmente, l'occasione che tanto attendevi si  presentata. Il giorno prima del torneo di golf con i tuoi affezionati clienti a Ito, Kimishima viene da te e ti consegna cento milioni di yen in contanti. Al che ti inventi un pretesto e li porti a casa di Yoko. Non sar stato molto difficile, le avrai detto qualcosa tipo che in concessionaria o magari all'ufficio di Minami Aoyama non sarebbero stati al sicuro. Yoko, senza fare una piega, prende in consegna la valigetta con i soldi e, in tua presenza, la sistema dietro la cassettiera in soggiorno. A quel punto, se tutto fosse andato come avevi previsto, saresti tornato da Ito in piena notte, avresti ammazzato Yoko e ti saresti appropriato della valigetta, intenzionato a rientrare in albergo a Ito prima che facesse giorno. Ma, purtroppo per te, si verificano due imprevisti che mandano a monte il tuo piano originario. Il primo: quella sera, a tarda ora, Yoko ti telefona in albergo dopo aver sentito Carl e ti manifesta apertamente la volont di scrivere tutta la verit sul tuo conto nel suo reportage. Il secondo, una vera beffa: Fujimura e Yukari ti precedono e si appropriano dei soldi. Intanto, subito dopo la telefonata di Yoko, vedendoti perso, ti metti immediatamente in contatto con Yamazaki Ryuta e decidi di avvalerti della sua collaborazione. Vi date appuntamento da qualche parte a Nishi Azabu e fate irruzione a casa di Yoko, anzi no, vi insinuate nell'appartamento in tutta calma, essendo tu in possesso di una copia delle chiavi... Ti stai chiedendo come faccia a esserne tanto sicura, vero? Te lo spiego subito: l'altro ieri, nello showroom, nell'istante in cui ho riconosciuto Ryuta, ho capito tutto e sono salita di nascosto nel tuo alloggio. Ho mandato il nastro della segreteria telefonica indietro e ho ascoltato tutto.
C'era qualche messaggio strano? mi chiese con voce agitata Naruse, interrompendomi per la prima volta.
Strano? Non direi. Per c'erano diversi messaggi da parte di Yoko, simili l'uno all'altro, che dicevano pi o meno cos: Sono io, far tardi, aspettami a casa. A casa... Di certo non poteva trattarsi del tuo misero alloggio di fortuna sopra lo showroom. Tu le chiavi dell'appartamento di Yoko le hai sempre avute, anche se sei stato bravo a farmi credere l'esatto contrario.
Naruse trasse un respiro profondo e lasci andare indietro il capo, chiaramente rassegnato.
Tu e Ryuta sieti entrati giusto nell'istante in cui Yoko mi stava telefonando. Accortasi della scomparsa della valigetta, sconvolta, aveva certamente pensato di chiamarmi per chiedermi cosa fare. Ovviamente non posso esserne sicura, dal momento che non ho mai risposto a quella telefonata.
Per un attimo mi sentii paralizzare dal rimorso e tirai un lungo sospiro. Naruse, intanto, aveva preso a mordicchiarsi nervosamente le labbra.
La povera Yoko resta a bocca aperta, vedendo piombare in casa sua in piena notte il suo uomo in compagnia di Ryuta. Pensando che fosse successo chiss cosa, mette gi la cornetta e voi, approfittando del suo smarrimento, la immobilizzate, le tappate la bocca e la trascinate nella stanza da bagno. Poi la immergete nella vasca e la uccidete. Cos'hai provato in quel momento? Come ti sei sentito? Spiegamelo! Quella donna, fino a non molto tempo prima, l'amavi! Tu le tenevi ferme le braccia? Oppure le gambe? Lei ha urlato? Ha sofferto? O forse  morta felice perch  stata uccisa da te, dall'uomo che amava?.
Bersagliato dalle mie domande, Naruse si era voltato dall'altra parte, incapace di guardarmi negli occhi.
Poi vai in soggiorno per recuperare la valigetta di pelle nera, ma non la trovi da nessuna parte, sembra scomparsa. Ti prende il panico, cominci a tremare. Ti avvicini al telefono e premi il tasto per richiamare l'ultimo numero selezionato. Risponde la mia segreteria telefonica, cos ti viene il sospetto che Yoko abbia consegnato a me i soldi. Ma prima di tutto devi pensare a sbarazzarti del cadavere e devi tornare in fretta a Ito, cos da costruirti un alibi. Mi sbaglio, forse? Eppure hai commesso qualche errore, non sei stato molto accorto. Se per esempio qualcuno avesse rivolto delle domande a Kimishima, lui avrebbe potuto dire di averti visto molto stanco l'indomani mattina, nonostante tu gli avessi ripetuto che saresti andato a letto molto presto. E il portiere dell'albergo, tanto per citare un altro esempio, avrebbe potuto lasciarsi sfuggire di non aver visto la tua Mercedes per buona parte della notte. Ci avevi pensato a queste cose? Ah, qualcuno avrebbe potuto anche notare che avevi fatto benzina sulla via del ritorno verso Ito, oppure mentre tornavi per la seconda volta a Tokyo al mattino. E poteva destare qualche sospetto pure il fatto che la tua macchina fosse sporca di fango fresco, visto che dopo l'alba aveva smesso di piovere. Del cadavere si  occupato Ryuta, non  vero? Lo avete trasportato insieme fino alla sua macchina, perch da solo non c' l'avrebbe fatta, poi tu sei tornato rapidamente a Ito e lui  salito di nuovo su nell'appartamento, dove si  vestito da donna cercando di assumere le sembianze di Yoko prima di andare definitivamente via, in modo da far intendere a eventuali testimoni che a quel punto lei era ancora viva. Sfortunatamente non aveva potuto indossare i gioielli che Yoko non mancava mai di mettere tutte le volte che usciva di casa, perch erano stati rubati poco prima da Yukari. Ma era stato ugualmente molto abile a contribuire alla messinscena della scomparsa improvvisa, anche grazie alla telefonata muta e al messaggio silenzioso lasciato nella mia segreteria telefonica a distanza di circa un'ora dalla tentata chiamata di Yoko. A parte la faccenda dei soldi, ti era andata di lusso, eri convinto che nessuno ti avrebbe mai scoperto. Ma ti sbagliavi, perch avevi commesso un grave errore chiamando in causa Yamazaki Ryuta, non sapendo della sua mania perversa per le fotografie di cadaveri. Incapace di resistere, non sembrandogli vero di avere a portata di mano una cos ghiotta occasione, scatta alcune foto al corpo senza vita di Yoko e le vende a Kawazoe Katsura, con il quale condivide la medesima perversione, lasciando dietro di s una traccia indelebile. Tuttavia Kawazoe, a dispetto dell'assurda passione comune, non si dimostra affatto propenso a restare passivo e a coprire Ryuta di fronte all'evidente uccisione di Yoko. Pertanto, quando quest'ultimo viene a sapere da te che Kawazoe vuole rivelarmi qualcosa, non esita a recarsi da lui e a farlo fuori. Il problema  che anche stavolta non resiste alla tentazione di scattare qualche fotografia al cadavere impiccato di Kawazoe, lasciando alle sue spalle altri indizi inconfutabili. Se le circostanze glielo avessero permesso, non c' dubbio che avrebbe fotografato anche il corpo di Max Hfer crivellato di colpi di pistola dopo l'attentato a Kreuzberg. Per sua e tua sfortuna, i cadaveri di Yoko e Kawazoe erano rimasti troppo a lungo a sua completa disposizione, rendendolo incapace di tenere a bada la sua bramosia.
Mi ero stancata di parlare, avevo la gola secca, e mi fermai per qualche attimo a osservare in silenzio il volto di Naruse, ormai dominato da un pallore diffuso. Era stato appena diramato l'annuncio del volo United diretto a New York, ma lui era rimasto impassibile, non si era mosso di un solo millimetro.
Un'altra cosa: tu sospettavi sul serio di me continuai. Pensavi davvero che i soldi e il floppy con la versione finale del reportage li avessi presi io e li avessi nascosti da qualche parte. Per questo continuavi a starmi sempre alle costole e a frugare tra le mie cose. E ovviamente avevi messo a soqquadro l'appartamento di Yoko perch speravi di recuperare il floppy, e non tanto i soldi, che evidentemente dovevano trovarsi da un'altra parte. All'inizio non riuscivo assolutamente a capire per quale motivo ci tenessi cos tanto a ritrovare quel floppy disc. Poi, finalmente, mi sono detta che doveva per forza contenere qualcosa che ti preoccupava, anche se non ero in grado di comprendere di cosa poteva mai trattarsi. Non ci crederai ma, quando l'ho trovato, ho pensato subito di portartelo, e infatti l'altro ieri ce l'avevo con me in borsa. Ma, ironia della sorte, il caso ha voluto che trovassi l con te Ryuta, per cui ho desistito. Eccolo, guarda gli dissi tirando fuori dalla tasca del vestito il floppy di Yoko e mostrandoglielo.
Dov'era? mi chiese lui a bassa voce, dopo aver tratto un nuovo sospiro di rassegnazione.
Indovina un po'... Era in macchina, nella BMW, in una delle custodie dei CD di Yoko, gli stessi CD che hai toccato con le tue mani quando li hai rimessi in ordine sul sedile posteriore. Ti ricordi, no?.
Scommetto che hai letto tutto, rigo per rigo mi fece sorridendo cinicamente, mutando per la prima volta espressione dopo molti minuti.
Certo, dal principio alla fine, senza tralasciare nulla.  venuto molto bene, un ottimo reportage. Il capolavoro di Yoko, su questo non ho dubbi. Una parte  gi nelle mani di Mita, alla Rondansha. Mi ha promesso che sar pubblicato postumo, non appena possibile. Un'altra parte  attualmente a disposizione della polizia. Ma ormai le indagini riservate possono considerarsi concluse, tra poco tutta questa vicenda sar resa pubblica....
Perch? Che cosa vuoi dire? mi chiese Naruse mentre si guardava intorno con occhi terrorizzati.
Secondo te? ribattei sorridendo ironicamente. Stamattina, sul presto, impigliato in una rete a strascico nella baia di Sagami,  stato rinvenuto il cadavere di Yoko... Naruse, Yoko  tornata!.
Yoko?.
S, proprio cos. Giusto in tempo, appena un attimo prima che tu lasciassi il Giappone...  venuta a fermarti e a fartela pagare!.
Naruse si alz di scatto in piedi e si guard di nuovo a destra e a manca, scosso da un fremito di angoscia.
Non sar facile tornare in gattabuia dopo tanti anni, eh? Dopotutto non sei pi un ragazzino.
Il suo volto fu attraversato da un lampo di terrore, non lo avevo mai visto ridotto in quello stato.
Addio, Naruse lo salutai voltandogli le spalle.
Nemmeno il tempo di dirglielo e udii gi le voci degli agenti, sbucati fuori come dal nulla:  lei Naruse Tokio, giusto? Ci segua in centrale, prego.
Andai avanti per la mia strada, dritta verso l'uscita, senza voltarmi indietro nemmeno una volta. Il periodo delle vacanze estive era appena iniziato, la sala delle partenze era piena di gente. Era quasi impossibile non inciampare ogni tre o quattro passi nelle enormi valigie che tutti si trascinavano dietro.
Diressi lo sguardo in alto, verso una grande vetrata, e osservai il cielo all'esterno. Il sole calante, a ovest, mi trafisse gli occhi, oscurandomi la vista per alcuni istanti e costringendomi ad arrestare di colpo il passo. Al che una giovane coppia mi venne a sbattere contro e ripresi a camminare adagio, barcollando.
Percorsi pochi metri e mi fermai di nuovo, stavolta per voltarmi indietro, come se qualcuno mi avesse chiamato. Stretto in mezzo a due agenti in borghese, Naruse mi fissava in silenzio.
Yoko era una donna dotata di un'ambizione al di sopra della media, una donna che certamente amava darsi delle arie e farsi notare. Ma non era per questo che si era imbattuta in un atroce destino. La sua tragedia, infatti, si era consumata perch lei amava profondamente un uomo che non sapeva amare. Naruse non aveva ucciso semplicemente Yoko, aveva ucciso l'amore. Io gli assomigliavo molto, ero come lui, una donna che non sapeva amare. E forse Hiroo, per uccidere il suo amore, aveva ucciso se stesso.
Io e Naruse restammo immobili a guardarci per alcuni lunghi attimi. Ma alla fine fu lui, incapace di resistere, il primo ad abbassare lo sguardo.
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FINE.
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Glossario.
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aogiri: Firmiana simplex. Albero della famiglia delle Sterculiaceae originario dell'Asia orientale che pu raggiungere un'altezza di circa dodici metri.  caratterizzato da foglie decidue palmate, da corteccia venata di verde e da piccoli fiori bianchi dalle sfumature verdi. Il suo legno estremamente pregiato viene utilizzato nella costruzione di strumenti musicali cinesi.
bento: cibo freddo di vario tipo e in piccole porzioni posto in scatole portavivande (bentobako) di lacca, plastica o cartone, che si acquista presso rivenditori specializzati, supermercati o si prepara a casa, e che si pu consumare pi o meno ovunque (posto di lavoro, scuola, teatro, in viaggio ecc.). Talvolta, in una versione ricca e lussuosa, pu essere servito presso ristoranti giapponesi tradizionali, alberghi e onsen (v.).
-chan: derivato da -san (v.), viene aggiunto ai nomi di persona (pi spesso a quelli femminili) come appellativo affettuoso e familiare.
-chome: una delle suddivisioni dello spazio urbano in Giappone. Ogni zona di ciascun quartiere cittadino  costituita da diversi chome - in genere non oltre la decina - che si distinguono l'uno dall'altro grazie all'anteposizione dei numeri cardinali (icchome sar chome 1; nichome, chome 2; sanchome, chome 3 e cos via). Negli indirizzi giapponesi, il primo numero dopo il nome della zona indica quasi sempre il chome.
-dori: via o strada in giapponese. Il termine segue di solito il nome delle vie principali e di maggiore lunghezza di una citt, le uniche ad avere un nome specifico secondo una consolidata abitudine nipponica.
futon: insieme di materassino (shikibuton) e trapunta (kakebuton) che costituisce il letto giapponese tradizionale. Il futon si stende direttamente sui tatami (v.) e di giorno viene piegato e riposto nell'oshiire (tradizionale armadio a muro, interamente in legno, presente in quasi tutte le case giapponesi. Chiuso da pannelli scorrevoli e solitamente diviso in due ripiani molto spaziosi).
geta: zoccoli di legno costituiti da una base rettangolare retta da due supporti trasversali e paralleli detti ha (denti), sulla quale sono fissati due cordoni di seta o velluto che formano l'infradito.
itadakimasu: espressione che si  soliti pronunciare prima di cominciare un pasto o quando si riceve qualcosa, rivolgendosi a se stessi pi che agli altri. Si tratta, dal punto di vista linguistico, di una forma umile dei verbi mangiare (taberu), bere (nomu) e ricevere (morau).
Itsukaichikaido: via di grande comunicazione che collega varie zone dell'area di Tama (parte ovest di Tokyo e dintorni) risalente al periodo Edo (1603-1867 o, secondo altro sistema di periodizzazione, 1600-1868).
Kabukicho: zona centrale del quartiere di Shinjuku nota per l'alta concentrazione di ristoranti, cinema, live-house e soprattutto locali a luci rosse.
kakiage: verdura di vario tipo tagliata in piccoli pezzi, amalgamata nella pastella utilizzata anche per il tenpura (v.) e fritta a grandi cucchiaiate.
mama-san: appellativo con cui si  soliti indicare la donna che gestisce o dirige le case di geisha (okiya) o alcuni locali serali e notturni di vario tipo simili a bar (nomiya, sunakku ba o semplicemente sunakku ecc.), frequentati soprattutto da clienti di sesso maschile, dove si servono bevande alcoliche e cibi leggeri e dove talvolta sono presenti delle hostess.
Omekaido: arteria di grande comunicazione che collega Tokyo, per la precisione Shinjuku, e la prefettura di Yamanashi risalente agli inizi del periodo Edo (1603-1867 o, secondo altro sistema di periodizzazione, 1600-1868).
onsen: sorgente termale spesso con struttura alberghiera di tipo tradizionale annessa. Gli onsen si trovano di solito in luoghi particolarmente suggestivi e sono a volte forniti di splendide vasche naturali all'aperto (rotenburo).
ramen: piatto di origine cinese a base di tagliolini di farina di frumento serviti in un brodo bollente insaporito con vari ingredienti a seconda della regione d'origine.
sake: termine generico per indicare ogni bevanda alcolica e, in particolare, il distillato alcolico del riso. Di gradazione intorno ai 15-17 gradi,  di colore trasparente e pu avere gusto lievemente dolce o secco. In genere viene servito caldo, ma si pu bere anche freddo. In Giappone  pi propriamente chiamato seishu o nihonshu, per distinguerlo dalle bevande alcoliche di origine occidentale (yoshu).
-san: suffisso onorifico che si pospone al nome o al cognome di una persona. Si pu usare indifferentemente per uomini e donne, ma mai per indicare se stessi.
soba: sorta di spaghetti di farina di grano saraceno serviti in brodo caldo, oppure freddi da intingere in una salsa a base di soia.
tatami: unit base del pavimento tradizionale giapponese; di misura standard (90X180 cm. circa),  composto da una stuoia di giunchi intrecciati che riveste una spessa imbottitura di paglia di riso pressata, fissata su una cornice di legno e ornata da un bordo di passamaneria. La misura standard di un tatami  l'unit base per calcolare la grandezza dei locali.
tendon: piatto tipico della cucina giapponese appartenente alla categoria dei cosiddetti donburi (ciotola con una base di riso), costituito da una base di riso bianco con sopra tenpura (v.) solitamente di gamberoni e verdure varie serviti in una ciotola di medie dimensioni.
tenpura: piatto misto solitamente di pesce e verdure passati in una pastella di farina sciolta in acqua fredda e fritti in olio bollente. Si gusta intinto in una salsa leggera a base di soia e mirin (sorta di sake dolce da cucina).
Tohoku: regione geografica che occupa la parte nord-orientale (si scrive con due caratteri cinesi che significano rispettivamente est e nord) dello Honshu, isola principale del Giappone.
udon: sorta di trenette di farina di frumento piuttosto spesse e di consistenza abbastanza dura. Si possono gustare in vari modi e con diversi ingredienti, essenzialmente in un brodo caldo, oppure fredde (zaru udon) e intinte in una salsa a base di soia.
yakuza: la criminalit organizzata giapponese, divisa in clan dalla struttura gerarchica. Le attivit della yakuza vanno dall'imposizione di tributi ai commercianti al traffico di droga e allo sfruttamento della prostituzione. Le sue ramificazioni arrivano anche negli ambienti dello sport, dello spettacolo, della politica e dell'alta finanza. Il termine yakuza indica sia l'organizzazione criminale, sia i singoli membri che ne fanno parte.
zelkova: genere di piante decidue appartenenti alla famiglia delle Ulmaceae. Le forme arboree possono raggiungere un'altezza di circa trentacinque metri. L'area di diffusione della zelkova comprende l'Europa meridionale e l'Asia sudoccidentale e orientale.
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FINE.